La nuova Legge di Bilancio potrebbe modificare il meccanismo di adeguamento all’inflazione, penalizzando soprattutto gli assegni medio-alti. Ecco cosa sappiamo, quanto potrebbero aumentare le pensioni e perché il recupero del potere d’acquisto rischia di essere soltanto parziale.
Dal gennaio 2027 pensioni più alte. Ma di quanto?
Con l’arrivo del nuovo anno milioni di pensionati italiani vedranno aumentare il proprio assegno grazie alla perequazione automatica, il meccanismo che adegua le pensioni all’andamento del costo della vita.
Le stime disponibili indicano una rivalutazione intorno al 2,9%, sensibilmente superiore all’1,4% applicato nel 2026. La percentuale ufficiale sarà stabilita con un decreto interministeriale atteso a novembre, sulla base dell’andamento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi.
Fin qui sembrerebbe una buona notizia. Ma la realtà è un’altra cosa.
Perché una rivalutazione del 2,9% non significa necessariamente che ogni pensionato riceverà il 2,9% in più. Anzi, le anticipazioni sulla Legge di Bilancio 2027 prospettano un cambiamento che potrebbe ridurre sensibilmente gli aumenti degli assegni più elevati.
La novità: da tre scaglioni a sei fasce
Il sistema attualmente vigente prevede il recupero integrale dell’inflazione sulla quota di pensione fino a quattro volte il trattamento minimo INPS, il 90% sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo e il 75% sulla parte eccedente.
Secondo le anticipazioni diffuse il 29 ottobre, il Governo starebbe valutando un sistema articolato in sei fasce, con percentuali progressivamente inferiori all’aumentare dell’importo pensionistico.
Le ipotesi sono queste:
| Pensione mensile lorda | Quota d’inflazione recuperata |
| Fino a 2.447 € | 100% |
| Da 2.447 a 3.059 € | 90% |
| Da 3.059 a 3.671 € | 60% |
| Da 3.671 a 4.895 € | 50% |
| Da 4.895 a 6.118 € | 40% |
| Oltre 6.118 € | 35% |
Fasce e percentuali riportate nelle anticipazioni ANSA del 29 ottobre 2026. Importi arrotondati e schema non ancora definitivo.
Il passaggio più delicato riguarderebbe il metodo di calcolo: il nuovo sistema potrebbe applicare la percentuale ridotta all’intero assegno, pur prevedendo una salvaguardia per la quota fino a quattro volte il minimo e meccanismi di protezione nei punti di passaggio tra le fasce.
Una differenza tutt’altro che marginale.
Quanto aumenteranno concretamente le pensioni?
Prendiamo come riferimento l’ipotesi di inflazione al 2,9%. Per gli assegni fino a quattro volte il minimo, il calcolo è relativamente semplice.
| Pensione lorda attuale | Aumento lordo mensile | Nuovo importo lordo |
| 1.000 € | +29,00 € | 1.029,00 € |
| 1.500 € | +43,50 € | 1.543,50 € |
| 2.000 € | +58,00 € | 2.058,00 € |
| 2.400 € | +69,60 € | 2.469,60 € |
Simulazioni su 13 mensilità, con rivalutazione ipotetica del 2,9% e recupero integrale. Non comprendono effetti fiscali.
Per gli assegni superiori a 2.447 euro, invece, la differenza tra il sistema vigente e quello ipotizzato dalla manovra potrebbe diventare consistente. I calcoli definitivi richiederanno però il testo della disposizione, in particolare per verificare il funzionamento delle clausole di salvaguardia.
Il vero problema è il potere d’acquisto
C’è un aspetto che spesso sfugge nel dibattito sulle pensioni. La rivalutazione non costituisce un aumento reale della ricchezza del pensionato. È piuttosto un tentativo di compensare la perdita di valore del denaro provocata dall’inflazione.
Se il costo della vita cresce del 2,9% e la pensione aumenta nella stessa misura, il pensionato non diventa più ricco: conserva, almeno teoricamente, il proprio potere d’acquisto. Se invece riceve soltanto il 40% dell’adeguamento, la perdita non viene recuperata integralmente.
E quando questa situazione si ripete negli anni, l’effetto diventa permanente, perché le rivalutazioni successive si applicano a un assegno che ha già perso parte del proprio valore reale.
Transeat, diceva mio nonno. Ma chiamare aumento quello che, nella migliore delle ipotesi, è soltanto un recupero dell’inflazione rischia di essere fuorviante.
Pensioni minime: cosa accadrà?
Anche per le pensioni minime il quadro non è ancora completamente definito.
Il trattamento minimo INPS del 2026 è pari a 611,85 euro mensili, che diventano 619,80 euro grazie alla maggiorazione temporanea dell’1,3%.
Applicando una rivalutazione ipotetica del 2,9% alla base ordinaria, il minimo 2027 salirebbe a circa 629,59 euro.
Rimane però da verificare se il Governo confermerà la maggiorazione aggiuntiva o introdurrà ulteriori interventi.
Una partita da oltre dieci miliardi
La rivalutazione pensionistica rappresenta una voce rilevante per i conti pubblici.
Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica, la spesa pensionistica complessiva prevista per il 2027 ammonta a circa 366,5 miliardi di euro, con un incremento di 14,7 miliardi rispetto al 2026. Oltre dieci miliardi sarebbero riconducibili all’adeguamento all’inflazione.
È comprensibile che il Governo debba tenere sotto controllo la sostenibilità della spesa previdenziale. Ma altrettanto comprensibile è la preoccupazione di chi, dopo decenni di contributi, vede progressivamente ridursi il valore reale della propria pensione.
Il punto non è negare la necessità di equilibrio nei conti pubblici, bensì interrogarsi su come distribuire i sacrifici e su quante volte sia possibile chiedere alle stesse categorie di contribuire.
Il verdetto arriverà con la Legge di Bilancio
Al 30 ottobre 2026 la percentuale definitiva di rivalutazione non è ancora stata stabilita e le nuove sei fasce restano un’ipotesi da verificare nel testo della manovra.
La distinzione è fondamentale: una cosa sono le anticipazioni, un’altra le norme effettivamente approvate dal Parlamento.
Nel frattempo, per milioni di pensionati, la domanda rimane molto concreta: quanto aumenterà il cedolino di gennaio e quanto di quell’aumento resterà effettivamente disponibile dopo le imposte?
Perché tra le percentuali annunciate e il denaro che arriva sul conto corrente può esserci una distanza tutt’altro che trascurabile.
Giulio Valerio Santini
Business Advisor
Fonti verificate
- ANSA, 29 ottobre 2026 – Stretta sulla rivalutazione delle pensioni
- PMI.it – Stime e simulazioni della perequazione 2027
- ANSA – Spesa pensionistica prevista nel 2027
- Gazzetta Ufficiale – Giurisprudenza costituzionale sulla perequazione
Nota di trasparenza: le percentuali e gli importi per il 2027 sono simulazioni basate sulle informazioni disponibili al 30 ottobre 2026. Le modifiche legislative illustrate non sono ancora definitive.

