Nell’ultimo scontro tra potere spirituale e potere temporale, nel versante opposto a quello del Papa ( Bonifacio VIII) non figurò un Imperatore, bensì un Re di Francia ( Filippo il Bello).
Dopo il “grande interregno” a seguito della morte di Federico II, nel 1273 sul trono di Germania era salito Rodolfo d’Asburgo, un modesto signore feudale che abbandonò del tutto la politica italiana che era stata del Barbarossa e di Federico II. All’inizio del trecento non solo l’Impero germanico ma anche l’esistenza di una semplice monarchia tedesca era messa in forse.
Il Re di Francia Filippo il Bello, all’apice della sua potenza, provò ad attuarne l’accerchiamento aiutando suo fratello Carlo di Valois a soppiantare il sovrano legittimo, che in quel momento (1308) era Enrico VII, esponente della casa del Lussemburgo; sentendosi in pericolo, decise di riprendere la politica italiana che aveva fatto forti i suoi predecessori per difendere il trono e anche per fermare la dilagante egemonia del re francese in Europa.
L’imperatore rispolverò gli antichi simboli: Nel 1310 scese in Italia per ricevere le corone, convinto, ingenuamente, di essere ben accolto. Prima fu incoronato come re d’Italia a Milano, poi chiese al Papa di predisporre l’incoronazione imperiale a Roma, cosa che avvenne due anni dopo, una scena d’altri tempi celebrata senza alcuna magnificenza.
Il viaggio di Enrico VII in Italia fu però un fallimento. L’imperatore incontrò l’ostilità di quasi tutti i governanti della penisola per i quali la presenza di un re d’Italia, per di più straniero, era un anacronismo da dimenticare. E dalla sua parte, più che dei sostenitori, trovava dei questuanti: esuli che chiedevano di essere aiutati a tornare in patria, città ghibelline che chiedevano soccorso o chi approfittava della sua presenza per liquidare vecchi nemici.
Come arrivò se ne andò. Morì improvvisamente di malaria nel 1313, vicino a Siena, e fu traslato a Pisa dove ancora oggi riposa.
Le ultime due tappe della definitiva germanizzazione dell’impero sono segnate con il nome di Ludovico il Bavaro (1322-1346) e di Carlo IV (1346-1378) di Lussemburgo e Boemia. Ludovico portò a compimento il distacco della corona imperiale dal riconoscimento papale, tanto che si fece incoronare imperatore non dal Papa ma da un esponente della famiglia romana dei Colonna, fatto impensabile fino a pochi decenni prima.
Nel 1338, d’accordo con lui, i principi elettori tedeschi stabilirono formalmente che da allora l’elezione dell’imperatore non aveva più bisogno di conferma papale.
Carlo IV di Boemia, con la cosiddetta Bolla d’oro del 1356, stabilì definitivamente che l’imperatore sarebbe stato eletto dai più importanti principi tedeschi, quattro laici ( Palatinato, Brandeburgo, Baviera e Boemia) e tre ecclesiastici ( gli arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri).
Questo fu veramente l’ultimo atto: l’Impero fu da allora solo un regno tedesco, formato da una federazione di principati, senza alcuna pretesa di universalismo.
Federico Gatti
Bibliografia: Gabriella Piccinni, I mille anni del medioevo, Mondadori ed.

