Abbiamo ancora i nostri 10.000 euro (non si consumano mai, incredibile) . Possiamo comprare una o più obbligazioni scegliendole personalmente oppure acquistare con un solo strumento un portafoglio che ne contiene decine, centinaia e talvolta migliaia. È una delle promesse degli ETF obbligazionari. Sembra la soluzione perfetta. Più diversificazione e meno lavoro. Ma c’è una differenza fondamentale che dobbiamo conoscere prima di comprare. Un’obbligazione ha una propria scadenza, un normale ETF obbligazionario no.
Nelle precedenti puntate di Soldi semplici abbiamo imparato a conoscere, valutare e scegliere le obbligazioni. Adesso cambiamo prospettiva.
Invece di domandarci quale obbligazione comprare, chiediamoci se sia davvero necessario sceglierne una.
Riprendiamo i nostri 10.000 euro
Supponiamo di voler investire i nostri 10.000 euro in obbligazioni societarie europee di buona qualità creditizia. Potremmo cercare cinque titoli e investire 2.000 euro su ciascuno. Ma potremmo incontrare problemi di lotto minimo, disponibilità dei titoli, scadenze, prezzi e diversificazione.
Esiste un’altra possibilità. Acquistare un ETF obbligazionario. L’ETF raccoglie nel proprio portafoglio numerose obbligazioni seguendo una determinata strategia o, molto spesso, replicando un indice. Con un solo acquisto possiamo quindi diventare indirettamente investitori in molti titoli.
Che cosa possiamo trovare dentro un ETF obbligazionario?
Dipende dall’ETF. Possiamo trovare titoli di Stato dell’area euro, Treasury americani, obbligazioni societarie investment grade, high yield, titoli indicizzati all’inflazione oppure combinazioni costruite secondo determinati criteri.
Possiamo inoltre scegliere portafogli con scadenze prevalentemente brevi, intermedie o lunghe. La parola ETF obbligazionario, quindi, dice ancora relativamente poco. È come dire automobile, prima di comprarla vorremmo sapere almeno che automobile è.
Il primo vantaggio. Diversificare
Immaginiamo di investire tutti i nostri 10.000 euro in un’unica obbligazione societaria. Abbiamo un solo debitore.
Se invece l’ETF possiede 500 obbligazioni di numerosi emittenti, il rischio specifico legato a una singola società viene distribuito su un portafoglio molto più ampio. Questo non elimina il rischio.
Se aumentano i rendimenti di mercato, anche l’ETF può perdere valore. Se peggiorano le condizioni del mercato del credito, molte obbligazioni presenti nel fondo possono scendere contemporaneamente.
La diversificazione riduce soprattutto la dipendenza dalle sorti di un singolo emittente.
Il secondo vantaggio. Con 10.000 euro possiamo comprare un portafoglio
Costruire personalmente un portafoglio composto da decine di obbligazioni richiede capitale, tempo e spesso lotti minimi non compatibili con somme relativamente contenute.
Con un ETF possiamo ottenere una diversificazione molto maggiore anche investendo poche migliaia di euro. Inoltre il gestore provvede, secondo le regole del fondo, alla gestione delle obbligazioni che entrano ed escono dal portafoglio. Naturalmente questo servizio non è gratuito.
L’ETF applica dei costi di gestione, normalmente indicati attraverso il TER o altri indicatori previsti dalla documentazione. Anche pochi decimi percentuali contano, perché vengono sottratti nel tempo al rendimento dell’investimento.
Ma dov’è la scadenza?
Qui arriviamo alla differenza fondamentale. Compriamo un’obbligazione che scade il 30 giugno 2030 e prevede il rimborso a 100. Se l’emittente rispetta i propri impegni e noi manteniamo il titolo fino alla scadenza, sappiamo quando è previsto il rimborso del capitale e secondo quali condizioni.
Un normale ETF obbligazionario funziona diversamente. Le singole obbligazioni contenute nel portafoglio scadono, ma il fondo continua a esistere. Quando alcuni titoli si avvicinano alla scadenza o escono dall’indice seguito, vengono sostituiti secondo le regole del portafoglio.
Il nostro ETF, quindi, generalmente non arriva a una data nella quale ci restituisce automaticamente 100 come farebbe una singola obbligazione rimborsata alla pari.
È una differenza enorme.
«Ma se contiene obbligazioni, prima o poi recupero comunque?»
Non possiamo ragionare così. Il valore dell’ETF dipende continuamente dal valore delle obbligazioni che possiede. Se i rendimenti aumentano, il prezzo di quelle obbligazioni può diminuire e con esso il valore dell’ETF.
Successivamente il portafoglio può beneficiare dei maggiori rendimenti offerti dai titoli acquistati o reinvestiti a condizioni più favorevoli, ma non esiste necessariamente una nostra personale data di rimborso alla quale sappiamo che riceveremo 100. Con il bond singolo possiamo avere un punto di arrivo contrattualmente definito.
Con l’ETF tradizionale abbiamo invece un portafoglio obbligazionario che continua a rinnovarsi.
Torna la duration
Questo significa che dobbiamo dimenticare tutto quello che abbiamo imparato sulla duration?
Esattamente il contrario, dobbiamo guardarla ancora di più. Un ETF composto da obbligazioni a breve termine avrà normalmente una sensibilità ai tassi diversa da quella di un ETF concentrato su titoli con scadenze molto lunghe.
Supponiamo di confrontare due ETF, Il primo ha una duration intorno a 2 e il secondo intorno a 8.
Un aumento dei rendimenti di un punto percentuale potrebbe produrre, in prima approssimazione, effetti molto diversi sui rispettivi prezzi. La confezione è ETF. Dentro continuano a esserci obbligazioni. E le regole finanziarie che abbiamo imparato continuano a funzionare.
Non guardiamo soltanto quanti titoli contiene
Troviamo un ETF con 1.000 obbligazioni, siamo molto diversificati? Forse, dobbiamo verificare che cosa contiene realmente.
Potrebbe essere fortemente concentrato su un Paese, un settore, determinate scadenze o una particolare qualità creditizia. Mille obbligazioni high yield non diventano investment grade soltanto perché sono mille.
Allo stesso modo, centinaia di titoli con duration elevata rimangono sensibili alle variazioni dei rendimenti. La diversificazione funziona quando diversifichiamo i rischi, non semplicemente quando moltiplichiamo il numero dei titoli.
Anche la valuta conta
Compriamo un ETF di Treasury americani. Le obbligazioni possono essere eccellenti, ma se l’ETF espone l’investitore europeo alle oscillazioni tra dollaro ed euro abbiamo aggiunto il rischio di cambio.
Esistono ETF con copertura valutaria e ETF senza copertura. Non significa che uno sia sempre migliore dell’altro. Significa che dobbiamo sapere quale rischio stiamo assumendo. Ancora una volta, il nome del prodotto non basta.
Bond singolo o ETF?
Possiamo finalmente mettere le principali differenze sul tavolo.
| Bond singolo | ETF obbligazionario tradizionale | |
| Diversificazione | Limitata al titolo acquistato | Potenzialmente molto elevata |
| Scadenza | Definita | Normalmente non esiste una scadenza dell’ETF |
| Rimborso | Secondo le condizioni del titolo | Nessun rimborso automatico a 100 |
| Rischio emittente | Concentrato | Distribuito tra più emittenti |
| Duration | Diminuisce avvicinandosi alla scadenza | Dipende dalla strategia e può essere mantenuta nel tempo |
| Selezione titoli | A carico nostro | Gestita secondo le regole dell’ETF |
| Costi di gestione | Non c’è TER | Presenti |
| Facilità di diversificazione | Dipende dal capitale | Generalmente elevata |
Non esiste quindi un vincitore assoluto, dipende da ciò che vogliamo ottenere.
La domanda da farsi prima di scegliere
Se abbiamo bisogno di 10.000 euro in una data precisa, può essere molto importante conoscere la scadenza delle obbligazioni che utilizziamo.
Se invece vogliamo mantenere nel tempo una quota del patrimonio investita nel mercato obbligazionario e desideriamo una diversificazione ampia, un ETF può essere uno strumento molto efficiente.
La scelta dipende dall’obiettivo ed è questa la regola che ormai dovrebbe accompagnare tutta la nostra serie: prima decidiamo cosa vogliamo ottenere. Poi scegliamo lo strumento. Non facciamo il contrario.
E se voglio una rendita?
A questo punto qualcuno avrà già notato che manca qualcosa. Finora abbiamo parlato del valore dell’investimento ma molti risparmiatori comprano obbligazioni soprattutto per una ragione: vogliono ricevere periodicamente del denaro.
Esistono ETF obbligazionari a distribuzione, che versano periodicamente i proventi secondo le modalità previste dal fondo. Possono quindi sembrare una specie di portafoglio di obbligazioni capace di produrre automaticamente una rendita.
Ma attenzione. Distribuzione non significa cedola garantita e non significa rendimento garantito.
Dobbiamo capire da dove arriva il denaro distribuito, quanto può variare, quale rendimento produce realmente il portafoglio e che cosa succede contemporaneamente al valore delle nostre quote.
Ed esiste un’altra famiglia di strumenti particolarmente interessante: gli ETF obbligazionari a scadenza, o target maturity, che cercano di avvicinare alcuni vantaggi della diversificazione dell’ETF alla presenza di un orizzonte temporale definito.
Sono due argomenti troppo importanti per liquidarli in poche righe. Saranno il nostro prossimo viaggio con i 10.000 euro.
La regola da portarsi a casa
Un ETF obbligazionario non è semplicemente un’obbligazione più grande, è un portafoglio di obbligazioni con regole proprie. Può offrirci diversificazione, semplicità e accesso a mercati difficili da costruire titolo per titolo, ma dobbiamo conoscere duration, qualità creditizia, valuta, costi e composizione.
Soprattutto dobbiamo ricordare la differenza fondamentale: il singolo bond ha una propria scadenza; il normale ETF obbligazionario generalmente no.
Adesso possiamo affrontare la domanda successiva. Con i nostri 10.000 euro vogliamo costruire anche un flusso periodico di reddito?
Nella prossima puntata di Soldi semplici confronteremo ETF obbligazionari ad accumulazione, a distribuzione e a scadenza.
E scopriremo perché vedere scritto «distribuisce il 4%» non significa necessariamente avere trovato una rendita del 4%.
Giulio Valerio Santini
Business Advisor
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