Chiudi gli occhi e cercami. Sara Melotti. Vallardi Editore, 2026
Dal vuoto: è da lì che tutto inizia e finisce, appare e scompare, sorge e svanisce.
Perdersi per trovarsi. Questo il punto di partenza.
Una preghiera alla “ Forza della Vita” la porta a Bali a scoprire che il Vuoto e il Tutto possono partecipare alla stessa danza.
Nessuna contraddizione fra pieno e vuoto, bianco e nero ma armonia e interconnessione.
Il viaggio ha inizio. Meta Finisterre, fine della terra per un viaggio più catartico che fisico. Zaino in spalla. All’inizio del Cammino di Santiago, Sara Melotti incontra Brad che diventerà presto un compagno di viaggio e un maestro zen che le chiede di mettersi davanti alle grandi domande della sua vita.
Colui che vuole viaggiare felice, deve viaggiare leggero dice Saint-Exupery. Sara deve alleggerirsi…per primo, del giudice che è dentro di sé.
Oddio il vuoto. Nemmeno il tempo. Chiudo gli occhi. Nemmeno lo spazio. Riapro gli occhi. Oddio, il Tutto. Vorrei che il Cammino non finisse mai. Il Cammino è stata l’esperienza più bella della mia vita”.
Col Cammino, l’autrice dichiara di aver fronteggiato i limiti del corpo. Dopo quelli, ci sono da affrontare quelli della mente.
Luogo: monastero in Thailandia; meta: dieci giorni di ritiro Vipassana.
Tutto cambia di continuo, niente è stabile o solido, o dura per sempre. Gran parte della confusione e dell’ansia che proviamo nella vita derivano dal resistere al cambiamento e all’impermanenza. Inizio a sentire quella vertigine che mi assale ogni volta che provo a comprendere il buddhismo.
Le giornate scandite dalle campane, dal cibo semplice e insipido, dal silenzio assoluto. I minuti che non passano, il desiderio occidentale di ottenere qualcosa.
L’esperienza è impegnativa. In particolare, durante la meditazione, l’autrice si scontra con la propria natura da occidentale che cerca sempre un approccio utilitaristico delle cose e una decodifica. Ma la mediazione è un “ percorso scomodo, a volte doloroso, che richiede molta disciplina “.
Poi il Perù. Un viaggio per provare l’ayahuasca diviene un viaggio per metabolizzare la perdita dell’amato cane, compagno di una vita.
Viaggi indimenticabili, incontri meravigliosi. Sara Melotti ci mostra che la guarigione nasce dall’amore per se stessi. “ La vita è un movimento perpetuo di scoperta e trasformazione. E ogni fine, se la guardi bene, è solo l’inizio di un nuovo cammino”.
La fine è il mio inizio riecheggia nella memoria…
Sara Melotti è fotografa e storyteller. Si è trasferita negli USA dopo il liceo e li’ ha iniziato la sua attività come fotografa di moda. Lascia presto il mondo patinato per cercare la vera bellezza. Inizia a girare il mondo, fotografando e intervistando numerose donne per dar vita al suo progetto “ Quest for beauty “: un lavoro che le ha permesso di conoscere numerose realtà ( guerra, violenza, tossicodipendenza) e collaborare con diverse organizzazioni.
Il Suo libro è un racconto di viaggio fuori e dentro di sé. Qual è l’esperienza che ha segnato maggiormente la Sua vita?
Scherzando dico spesso di aver vissuto almeno nove vite. Di esperienze ne ho fatte tante, alcune molto forti: nel libro parlo del Cammino di Santiago, di un ritiro di meditazione Vipassana in un monastero buddhista, delle cerimonie con l’ayahuasca in Amazzonia, del volontariato nella casa per morenti di Madre Teresa a Calcutta. Ognuna ha lasciato un segno più o meno profondo.
Più che un singolo episodio, credo sia stata l’esposizione ripetuta a esperienze capaci di mettere in discussione le mie certezze a segnarmi maggiormente, cambiando il mio modo di stare al mondo. I lutti mi hanno costretta a fare i conti con l’irreversibilità dell’impermanenza e accettare la nostra transitorietà; gli amori andati male mi hanno messa davanti alle mie fragilità; i viaggi e l’incontro con altre culture mi hanno mostrato modi molto diversi di vivere e di dare senso all’esistenza; la sperimentazione con sostanze psichedeliche e piante maestre ha messo profondamente in crisi il mio ateismo e ampliato il mio modo di pensare alla coscienza e alla realtà.
Viaggiare per il mondo è cambiato negli ultimi anni complici le guerre, i cambiamenti climatici. Lei come affronta questa nuova sfida? Da cosa è dettata la scelta di una nuova meta?
Le guerre e i cambiamenti climatici hanno ovviamente un impatto, ma non sono la vera sfida per me. Lo è molto di più la progressiva massificazione del viaggio: l’overtourism, la gentrificazione, il modo in cui certi luoghi cambiano velocissimamente e finiscono spesso per assomigliarsi tra loro, perdendo parte della loro essenza e identità. La scelta di una meta è sempre dettata da istinto e curiosità: sento che c’è qualcosa, in un luogo, che mi chiama, e seguo quella chiamata senza pensarci o pianificare troppo. Una volta lì lascio che sia il viaggio a portare me.
Nel libro dice: “ Che belli i riti. Servono a dare importanza e sacralità a certi momenti e più significato alla nostra vita”. Qual è il rito che preferisce?
Non ne ho uno specifico, ma mi affascinano molto i riti di passaggio, perché ci aiutano a transizionare da una fase della vita a un’altra. In Occidente ce ne sono rimasti pochi: matrimoni e funerali; in molte altre culture, invece, esistono rituali che accompagnano anche la nascita, la prima mestruazione e la pubertà, l’ingresso nell’età adulta, la maternità, o altri cambiamenti importanti, oltre al matrimonio e la morte. Questi riti marcano più concretamente una soglia tra il prima e il dopo e permettono di chiudere o aprire, dare senso o rendere reale un cambiamento, attraversandolo più consapevolmente.
“ La felicità è una scelta” e’ il Suo mantra. L’ha raccontato al Tedx nel 2018. E’ ancora così?
Più che un mantra ora è una cruda consapevolezza. La felicità è una vetta a cui aspirare, da cui si sale e si scende. Ma sta sempre e solo a noi camminare, scegliendo, nei militi delle nostre possibilità, in che direzione muovere i nostri passi.
Qualche consiglio di lettura stimolante per affrontare al meglio la vita?
Qualsiasi libro di Tiziano Terzani, ma in particolare _Un altro giro di giostra_. Per me è stato una grande fonte d’ispirazione, quasi un maestro: mi ha aperta al mondo e alla possibilità che ci sia altro oltre la materia. Altri due pensatori che trovo molto interessanti sono Krishnamurti e Alan Watts. Krishnamurti, per la lucidità quasi spietata con cui mette in discussione ciò che chiamiamo realtà; Alan Watts, per la leggerezza e lo spirito giocoso con cui ci ricorda che forse prendiamo noi stessi e la vita un po’ troppo sul serio.
Leggerlo perchè
E’ un viaggio meraviglioso anche dentro di sè
Neo
Sarebbe stato bello inserire qualche foto
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Foto: Supporto IA

