739 milioni di adulti senza competenze alfabetiche di base: quando leggere diventa una sfida
Saper leggere non significa soltanto decifrare le parole. Significa comprendere, informarsi, scegliere e partecipare alla società. E anche l’Italia deve fare i conti con una quota significativa di adulti con basse competenze nella lettura.
739 milioni. È un numero difficile da immaginare, ma dietro questa cifra ci sono persone. Sono i giovani e gli adulti che, secondo l’UNESCO, nel 2024 non possedevano ancora competenze alfabetiche di base.
Negli ultimi decenni il mondo ha compiuto importanti progressi. Oggi circa nove adulti su dieci sono alfabetizzati e, nel 2024, il tasso globale di alfabetizzazione giovanile tra i 15 e i 24 anni ha raggiunto il 93%. Eppure il problema resta enorme: almeno 739 milioni di giovani e adulti non dispongono ancora delle competenze alfabetiche fondamentali. Quasi due terzi sono donne: circa 466 milioni. (UNESCO)
Il dato merita una riflessione che vada oltre la semplice statistica od il piacere di sfogliare carta tra le mani a “tempo perso”.
Leggere non significa soltanto riconoscere le parole
Quando si parla di alfabetizzazione, infatti, si rischia di pensare esclusivamente alla capacità di leggere e scrivere una frase.
Il concetto di literacy è più ampio. Comprendere un testo significa riuscire a individuare informazioni, collegare concetti, interpretare ciò che viene scritto e utilizzare quelle informazioni nella vita quotidiana.
Saper leggere può significare, per esempio, comprendere un contratto di lavoro, seguire correttamente le indicazioni di un farmaco, capire una comunicazione della scuola, interpretare un documento amministrativo oppure distinguere un’informazione attendibile da una falsa.
In una società nella quale siamo continuamente circondati da testi e informazioni, la capacità di comprendere ciò che leggiamo diventa quindi una forma di autonomia. Forse complice la mobilità galoppante e la stanchezza psicofisica nel rincorrere il quotidiano come fosse IL traguardo dimenticandoci che prima esiste un prima fatto di: cosa leggiamo, cosa capiamo e cosa invece interpretiamo e poi riusciamo a portare nel mondo alla voce di noi stessi nutriti o meno da quel che “ingeriamo”, che siano parole o fatti poco importa.
E come diceva Eraclito “uno è tutto e tutto è uno”.
Il problema non è semplicemente “non leggere”
È importante, però, non commettere un errore: i 739 milioni di cui parla l’UNESCO non sono 739 milioni di persone che semplicemente non leggono libri.
La mancanza o la scarsa pratica della lettura può certamente essere un elemento importante nel mantenimento delle competenze, ma non è corretto presentarla come la causa dei 739 milioni.
Dietro il fenomeno ci sono condizioni molto più complesse: disuguaglianze nell’accesso all’istruzione, povertà, abbandono scolastico, differenze territoriali e sociali e insufficienti opportunità di apprendimento durante l’età adulta.
L’UNESCO evidenzia, inoltre, una forte concentrazione geografica del fenomeno: nell’Africa subsahariana e nell’Asia centrale e meridionale si trova una parte molto consistente della popolazione adulta priva di competenze alfabetiche di base.
E l’Italia?
Potrebbe sembrare un problema lontano, legato esclusivamente ai Paesi più poveri. Non è così.
Anche l’Italia presenta una situazione che merita attenzione.
Secondo la Survey of Adult Skills 2023 dell’OCSE, il 35% degli adulti italiani tra i 16 e i 65 anni si colloca al livello 1 o inferiore nella competenza di literacy, contro una media OCSE del 26%. (OECD)
Questo dato deve essere interpretato correttamente. Non significa che il 35% degli italiani sia analfabeta.
Le persone che si collocano al livello 1 sono, per esempio, in grado di comprendere testi brevi e informazioni chiaramente indicate, ma possono incontrare difficoltà quando devono affrontare testi più complessi. Chi si trova al di sotto del livello 1 può arrivare a comprendere, secondo l’OCSE, al massimo frasi brevi e semplici. (OECD)
All’estremo opposto, soltanto il 5% degli adulti italiani raggiunge i livelli 4 o 5 di literacy, contro il 12% della media OCSE. A questi livelli è possibile comprendere e valutare testi lunghi e articolati, coglierne significati complessi o impliciti e utilizzare conoscenze pregresse per interpretarli. (OECD)
C’è dunque una differenza importante tra saper leggere e saper comprendere testi complessi.
Una società piena di informazioni
La questione diventa ancora più importante se consideriamo il mondo nel quale viviamo.
Ogni giorno leggiamo messaggi, notizie, e-mail, documenti, istruzioni, comunicazioni bancarie, contratti, contenuti sui social network e informazioni provenienti da migliaia di fonti diverse.
Non basta più essere in grado di decifrare le parole. È necessario capire ciò che quelle parole vogliono dire.
La competenza nella lettura è infatti collegata anche alla possibilità di affrontare con maggiore autonomia la vita quotidiana, il lavoro e le decisioni personali. L’OCSE sottolinea come le competenze degli adulti siano fondamentali per affrontare la complessità della vita moderna e per prendere decisioni più informate. (OECD)
Leggere è anche esercitare il pensiero
La lettura, quindi, non dovrebbe essere considerata soltanto un’attività scolastica o un passatempo.
Leggere significa confrontarsi con idee diverse, ampliare il proprio vocabolario, sviluppare la capacità di collegare informazioni e, soprattutto, imparare a costruire un proprio punto di vista.
È una delle ragioni per cui il tema dell’alfabetizzazione riguarda anche la cittadinanza.
Una persona che comprende ciò che legge può avere maggiori possibilità di orientarsi tra le informazioni, conoscere i propri diritti, comprendere le proprie responsabilità e partecipare consapevolmente alla vita della società.

Calvino e quel libro che “non ha mai finito di dire”
Il valore della lettura è stato raccontato anche dalla letteratura.
Italo Calvino, nel saggio Perché leggere i classici, scrive una delle sue definizioni più celebri: “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. La citazione è documentata anche da Treccani.
È una frase che può sembrare lontana dal problema dei 739 milioni di adulti privi di competenze alfabetiche di base, ma in realtà tocca un punto fondamentale: leggere non significa semplicemente attraversare delle parole con gli occhi.
Un testo può continuare a parlarci perché ogni lettore lo interpreta attraverso la propria esperienza e le proprie conoscenze.
Per questo la lettura diventa uno strumento per sviluppare pensiero, memoria, immaginazione e capacità critica.
Dal numero alle persone
Alla fine, forse, il dato più importante non è nemmeno il numero in sé.
739 milioni è una cifra enorme, ma rischia di diventare astratta.
E dietro il dato italiano del 35% ci sono adulti che, pur sapendo leggere, possono incontrare difficoltà quando devono interpretare testi più articolati.
La sfida, allora, non consiste soltanto nell’insegnare a leggere ma nel garantire a tutti la possibilità di comprendere, continuare ad apprendere e utilizzare la lettura come strumento di autonomia e self care perché leggere non è un lusso culturale; se lo osserviamo da questa prospettiva diventa un diritto ad auto affermarsi e dunque a celebrarsi, strutturando giorno dopo giorno la nostra personalità che non è mai statica come in molti la immaginiamo.
È una delle condizioni che permettono di capire il mondo e, soprattutto, di scegliere come viverci.
Forse è proprio questa la domanda che dovremmo porci davanti al numero dell’UNESCO: non soltanto quante persone leggono, ma quante hanno davvero gli strumenti per comprendere ciò che leggono?
Cristina Lombardo
Note e fonti
UNESCO – Literacy
L’UNESCO stima che nel 2024 almeno 739 milioni di giovani e adulti nel mondo non possedessero competenze alfabetiche di base. Le donne rappresentano quasi i due terzi del totale, circa 466 milioni. Nel 2024 il 93% dei giovani tra 15 e 24 anni risultava alfabetizzato.
Fonte: UNESCO, UNESCO Literacy Prizes 2025 spotlight literacy in the digital era.
OCSE – Survey of Adult Skills 2023
Per l’Italia, l’OCSE rileva che il 35% degli adulti tra 16 e 65 anni si colloca al livello 1 o inferiore nella literacy, rispetto al 26% della media OCSE. Il 5% raggiunge invece i livelli 4 o 5, contro il 12% della media OCSE.
Fonte: OECD, Survey of Adult Skills 2023: Italy, 10 dicembre 2024.
Precisazione terminologica
Il termine “analfabeta” non deve essere utilizzato per descrivere automaticamente il 35% degli adulti italiani citato dall’OCSE. L’indagine misura diversi livelli di competenza nella literacy e il dato italiano riguarda la fascia al livello 1 o inferiore. È quindi più corretto parlare di adulti con basse competenze nella lettura.
Italo Calvino
La frase “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” proviene da Perché leggere i classici di Italo Calvino ed è documentata anche nel Vocabolario Treccani.
La citazione è stata utilizzata nell’articolo come riferimento culturale al valore della lettura, non come prova statistica.
Fonti principali
- UNESCO – dati internazionali sull’alfabetizzazione.
- OECD – Survey of Adult Skills 2023: Italy.
- OECD – Education GPS, Italy – Adult skills.
- Treccani – voce “libro” e riferimenti a Italo Calvino, Perché leggere i classici.

