TEMPLARI – La storia dietro la leggenda | Puntata 3
Dimenticate per qualche minuto il Santo Graal. La vera storia dei Templari è già abbastanza incredibile.
Bravi! Il numero molto elevato di visualizzazioni mi dice che questa saga vi piace, e molto.
Quando pensiamo al tesoro dei Templari immaginiamo quasi inevitabilmente una stanza segreta piena d’oro, reliquie provenienti da Gerusalemme, casse caricate di notte su navi misteriosamente scomparse o ricchezze nascoste prima degli arresti ordinati da Filippo il Bello.
È una storia affascinante, alla quale arriveremo. Prima, però, bisogna rispondere a una domanda molto più concreta: da dove proveniva davvero la ricchezza dei Templari?
La risposta conduce molto lontano dalle camere del tesoro. Bisogna andare nelle campagne francesi e inglesi, osservare campi e greggi, entrare nei mulini, attraversare vigne, boschi e pascoli.
Perché la straordinaria ricchezza dell’Ordine del Tempio non nacque principalmente dalla guerra e neppure dalle attività finanziarie raccontate nella puntata precedente.
Nacque soprattutto dalla terra.
Una gigantesca ondata di donazioni
Dopo il riconoscimento dell’Ordine nel XII secolo, i Templari cominciarono a ricevere donazioni in molte regioni europee.
Nobili, cavalieri, proprietari terrieri e famiglie benestanti cedevano terreni, edifici, rendite, animali, diritti sui mulini e talvolta intere proprietà. Donare ai Templari significava contribuire alla difesa della Terrasanta, ma rappresentava anche un atto religioso dal quale ci si attendevano benefici spirituali per sé e per la propria famiglia.
Donazione dopo donazione, l’Ordine si ritrovò così a controllare un patrimonio enorme e disseminato in numerosi territori europei. A quel punto nasceva un altro problema. Amministrarlo.
La precettoria, il cuore della macchina
La struttura fondamentale del sistema economico templare era la precettoria, chiamata in alcuni territori anche commenda.
Non immaginiamo necessariamente un castello pieno di cavalieri pronti a partire per la crociata. Molte precettorie europee assomigliavano piuttosto a grandi aziende agricole organizzate attorno a edifici religiosi e amministrativi.
Potevano comprendere terreni coltivati, pascoli, stalle, granai, mulini, officine e magazzini. Producevano cereali, vino e altri beni, allevavano animali, riscuotevano rendite e amministravano le proprietà circostanti.
Una parte delle risorse manteneva la struttura locale; l’eccedenza contribuiva alla grande missione dell’Ordine: finanziare la presenza militare in Oriente.
Dietro il cavaliere templare che combatteva in Terrasanta c’erano quindi contadini che coltivavano grano in Francia, allevatori in Inghilterra e amministratori che registravano entrate e uscite a migliaia di chilometri dal campo di battaglia.
Era questa la vera macchina templare.
Il mulino valeva quasi quanto una cassaforte
Nel Medioevo un mulino non serviva soltanto a macinare il grano: poteva essere una fonte continua di reddito. Chi possedeva determinati diritti di molitura ricavava entrate da chi utilizzava quella struttura. Lo stesso valeva per mercati, pedaggi, rendite e altri diritti economici.
I Templari possedevano inoltre vigneti, boschi, allevamenti e terreni agricoli. La loro ricchezza, quindi, non era costituita principalmente da montagne di monete custodite nelle casse.
Era soprattutto ricchezza produttiva. La terra produceva raccolti, il bestiame si riproduceva, i mulini generavano entrate e gli immobili fornivano rendite. Era un patrimonio capace di produrre altro patrimonio.
Una multinazionale medievale?
Definire i Templari una “multinazionale” sarebbe storicamente improprio, ma il paragone aiuta a comprenderne l’organizzazione.
Le loro case erano distribuite in territori governati da sovrani diversi, esistevano gerarchie e responsabili territoriali e le risorse raccolte localmente contribuivano a sostenere un’organizzazione con obiettivi internazionali. L’Ordine possedeva inoltre qualcosa di particolarmente prezioso: continuità istituzionale.
Un proprietario moriva e il patrimonio poteva essere diviso tra gli eredi. Una famiglia nobile poteva decadere. Il Tempio, invece, continuava a esistere e ciò che riceveva rimaneva normalmente all’interno dell’organizzazione. Proprietà dopo proprietà, il patrimonio poteva quindi crescere per generazioni.
Ma erano davvero immensamente ricchi?
Qui nasce uno dei grandi equivoci della storia templare. L’Ordine possedeva un patrimonio enorme, ma questo non significa che disponesse in ogni momento di montagne d’oro.
Gran parte della ricchezza era immobilizzata in terre, edifici, diritti e rendite. Contemporaneamente, la guerra in Terrasanta divorava risorse.
Bisognava acquistare cavalli e armi, mantenere uomini, costruire e difendere fortezze, trasportare materiali e finanziare campagne militari. Il cavaliere pesantemente equipaggiato era soltanto la punta visibile di una macchina costosissima.
L’Ordine poteva quindi essere ricchissimo patrimonialmente e contemporaneamente affamato di liquidità. Una situazione che, a pensarci bene, non è affatto scomparsa settecento anni dopo.
I privilegi che facevano la differenza
Alla crescita patrimoniale si aggiunsero i privilegi concessi dalla Chiesa.
Il rapporto diretto con il papato e le esenzioni ottenute dall’Ordine ne rafforzarono l’autonomia e limitarono l’interferenza delle autorità ecclesiastiche locali.
Ma quei privilegi producevano inevitabilmente tensioni. Un’organizzazione internazionale che possedeva terre, raccoglieva rendite e godeva di particolari immunità poteva essere ammirata da chi la sosteneva, ma molto meno da chi vedeva diminuire la propria autorità o le proprie entrate.
La ricchezza produce potere. E il potere produce nemici.
Dove finivano tutti quei soldi?
Questo è forse il punto più importante: i Templari non accumulavano ricchezze semplicemente per diventare ricchi. La grande struttura economica europea serviva soprattutto a finanziare la missione dell’Ordine in Oriente.
Le rendite occidentali contribuivano al mantenimento di fortezze e guarnigioni, all’acquisto di equipaggiamenti, al sostentamento di uomini e cavalli e al finanziamento di una presenza militare permanente.
Le tranquille campagne europee e i campi di battaglia della Siria e della Palestina appartenevano quindi alla stessa macchina economica e militare.
Da una parte si produceva. Dall’altra si combatteva.
E il famoso tesoro?
Arriviamo così alla domanda inevitabile. Se l’Ordine possedeva una quantità così grande di terre, beni e ricchezze, quanto valeva realmente il patrimonio templare quando Filippo il Bello ordinò gli arresti nel 1307?
Non abbiamo una cifra che possa essere tradotta seriamente in euro contemporanei e diffiderei di qualunque titolo prometta di farlo con precisione.
Sappiamo però che le proprietà dell’Ordine erano numerosissime e sufficientemente importanti da rappresentare un enorme problema politico al momento della sua soppressione. Ed è qui che bisogna fare una distinzione fondamentale.
Il patrimonio dei Templari è un fatto storico. Il tesoro dei Templari, inteso come una gigantesca quantità d’oro improvvisamente scomparsa, appartiene invece a una storia molto più complicata.
Quando gli uomini di Filippo il Bello entrarono nelle proprietà templari francesi non trovarono necessariamente ciò che le leggende successive avrebbero fatto immaginare. Da qui nasceranno racconti di navi scomparse, carri partiti nella notte, tesori nascosti e cavalieri fuggiti verso la Scozia o il Portogallo. Ci arriveremo. Prima dobbiamo però conoscere l’altra faccia della macchina templare.
Quella costruita per la guerra. Perché i Templari non diventarono celebri grazie ai loro mulini. Diventarono celebri perché, quando arrivava il momento di combattere, erano tra gli uomini che il nemico temeva maggiormente di incontrare.
Giulio Valerio Santini
Nella prossima puntata
La macchina da guerra dei Templari
Come combattevano davvero i Cavalieri del Tempio? Vedremo disciplina, armi, cavalli, regole e tattiche e scopriremo perché una carica templare poteva essere devastante, ma anche trasformarsi in una catastrofe.
VERO, PROBABILE O LEGGENDA?
I Templari erano immensamente ricchi: VERO, CON UNA PRECISAZIONE. L’Ordine possedeva un enorme patrimonio di terre, edifici, diritti e rendite, che non deve però essere confuso con una gigantesca riserva di denaro contante.
La loro ricchezza proveniva soprattutto dalle banche: FALSO. Le attività finanziarie furono importanti, ma una parte fondamentale del patrimonio templare derivava da proprietà e donazioni.
Possedevano mulini e aziende agricole: VERO. Le proprietà produttive costituivano una componente essenziale della rete economica templare.
I cavalieri erano personalmente ricchi: FALSO. La povertà personale dei membri era compatibile con la proprietà collettiva dell’Ordine.
Esisteva un gigantesco tesoro templare in oro: NON DIMOSTRATO. L’esistenza di un grande patrimonio è documentata; quella di un unico favoloso tesoro successivamente scomparso appartiene soprattutto alla leggenda.
Fonti essenziali
Malcolm Barber, The New Knighthood: A History of the Order of the Temple, Cambridge University Press – riferimento fondamentale per la struttura economica e politica dell’Ordine.
Helen J. Nicholson, The Knights Templar – utile per comprendere organizzazione, proprietà e vita quotidiana dei Templari.
Jochen Schenk, Templar Families: Landowning Families and the Order of the Temple in France, c. 1120–1307, Cambridge University Press – fondamentale per ricostruire il sistema delle donazioni e i rapporti tra l’Ordine e le famiglie proprietarie.
Alain Demurger, Vie et mort de l’ordre du Temple – studio complessivo sulla storia e sull’organizzazione templare.
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