Rovistando tra libri antichi e misteriosi, ho trovato un’altra storia nera. Una storia che va dalla santità al demonio tutto di un fiato. Eccola per voi cari lettori e mi raccomando decidete voi colpevoli e innocenti…
Prima di essere accusato di violentare e uccidere bambini, evocare demoni e cercare nel sangue la strada verso l’occulto, Gilles de Rais era un eroe di Francia.
Ed è proprio questo a rendere la sua storia così disturbante. Non era un miserabile nascosto nei bassifondi, ma un uomo ricchissimo, potente, proprietario di castelli e terre, combattente della Guerra dei Cent’anni e, soprattutto, compagno d’armi di Giovanna d’Arco.
Nel 1429 diventò addirittura maresciallo di Francia. Poi qualcosa cambiò. O forse, come sostennero i suoi accusatori, qualcosa che era sempre stato dentro di lui cominciò semplicemente a uscire.
L’eroe accanto alla santa
Gilles nacque nel 1404 in una delle famiglie più importanti della Francia occidentale. Rimasto presto orfano, ereditò un patrimonio enorme e lo accrebbe ulteriormente attraverso il matrimonio con Catherine de Thouars.
Quando Giovanna d’Arco comparve sulla scena della Guerra dei Cent’anni, Gilles combatté dalla sua parte e partecipò alle campagne contro gli inglesi. Nel 1429 diventa Maresciallo di Francia.
La futura santa e il futuro presunto mostro cavalcavano dunque sotto la stessa bandiera. La Storia, ogni tanto, possiede un senso dell’ironia decisamente macabro.
Castelli, lusso e demoni
Dopo gli anni della gloria militare, Gilles cominciò a dissipare la propria immensa fortuna tra una corte sontuosa, uomini armati, musicisti, cerimonie e spese gigantesche. Vendette proprietà e terre mentre il denaro sembrava non bastare mai. Poi arrivarono l’alchimia e la magia.
Secondo gli atti processuali, Gilles avrebbe cercato attraverso pratiche occulte ciò che il patrimonio non riusciva più a garantirgli: oro, potere e ricchezza. E sulla scena comparve persino il demonio.
La giustizia ecclesiastica lo avrebbe infatti processato anche per eresia, apostasia, sortilegio ed evocazione dei demoni. Ma i demoni non erano nemmeno la parte peggiore della storia, perché intorno ai castelli di Gilles, secondo l’accusa, sparivano bambini.
Sesso, violenza e morte
Ragazzi e giovanissimi, spesso provenienti da famiglie povere, sarebbero stati attirati con promesse di lavoro o di una vita migliore. Alcuni entravano nell’orbita della corte del grande signore.
Poi più nulla. Per anni nessuno sembrò avere abbastanza potere per chiedere conto a uno degli uomini più importanti di Francia. Sono soprattutto le deposizioni, le confessioni e gli atti giudiziari del 1440 a raccontare ciò che sarebbe accaduto nei castelli di Gilles de Rais.
E ciò che raccontano è atroce. Gli atti gli attribuiscono rapimenti, violenze sessuali e assassinii di bambini e adolescenti. Alcuni suoi servitori furono coinvolti nelle accuse e le loro deposizioni descrissero un mondo nel quale sesso, sadismo e morte sembravano fondersi.
Non occorre aggiungere dettagli inventati. Quelli presenti nelle fonti sono già sufficientemente spaventosi.
Il castello nascondeva davvero i morti?
Una delle testimonianze racconta un particolare ancora più inquietante.
Durante lo spostamento di resti dal castello di Champtocé sarebbero state rinvenute ossa appartenenti a decine di bambini. Le testimonianze citate negli studi sul procedimento parlano di trentasei o quarantasei giovani, pur mostrando incertezza sul numero esatto. Ed eccoci davanti al grande problema di questa storia.
Quanto possiamo fidarci di un processo medievale?
Le testimonianze esistono, le confessioni esistono e pure gli atti esistono ancora. Ma esiste anche il contesto nel quale furono prodotti.
Il processo del mostro
Nel 1440 Gilles commise un errore enorme: durante una disputa fece sequestrare un ecclesiastico all’interno di una chiesa. Aveva oltrepassato una linea. Toccare la Chiesa, lo imparò persino Benito Mussolini, cosa pericolosa è. Troppi interessi, intrighi e potere.
Si mossero contemporaneamente la giustizia ecclesiastica e quella civile e le accuse divennero devastanti: rapimento e assassinio di bambini, violenze sessuali, eresia, sacrilegio, magia ed evocazione demoniaca. Gilles inizialmente respinse le accuse.
Poi arrivò la minaccia della tortura e Gilles confessò.
Una confessione sotto l’ombra della tortura
Gilles confessò prima che la tortura fosse materialmente eseguita, ma dopo che ne era stata prospettata l’applicazione. Questo non dimostra che la confessione fosse falsa. Impedisce però di considerarla come una deposizione resa davanti a un tribunale moderno, con un avvocato, diritto al silenzio e garanzie processuali. Ed è proprio qui che la storia diventa ancora più interessante.
Perché Gilles era ricchissimo, ma finanziariamente allo sbando. Aveva venduto proprietà e aveva rapporti conflittuali con altri potenti della regione. La sua rovina significava anche terre, denaro e potere che cambiavano padrone. Avete capito a Chiesa, interessi, intrighi e potere dovete aggiungere anche ricchezza…
Mostro o vittima di un intrigo?
Da qui nasce la domanda che attraversa ancora il caso: Gilles de Rais potrebbe essere stato incastrato?
Che qualcuno potesse avere interesse nella sua caduta non significa che le accuse fossero inventate. D’altra parte, confessioni ottenute in un sistema giudiziario che contemplava la tortura impongono qualche prudenza.
Gli atti, però, non sono una leggenda costruita secoli dopo. Una parte importante della documentazione del procedimento del 1440 è ancora conservata negli archivi francesi. Ed è proprio questo a rendere il caso così maledettamente affascinante.
Il 26 ottobre 1440
La sentenza arrivò rapidamente. La Chiesa ricordate…La giustizia ecclesiastica dichiarò Gilles colpevole dei reati di propria competenza e quella civile lo condannò a morte.
Il 26 ottobre 1440, a Nantes, impiccarono Gilles de Rais. Destinarono il suo alle fiamme e due suoi servitori subirono la stessa sorte. Aveva circa trentasei anni.
Undici anni prima era diventato maresciallo di Francia combattendo accanto a Giovanna d’Arco. Adesso moriva come assassino, eretico e uomo accusato di avere cercato persino l’aiuto dei demoni.
Gilles de Rais era davvero un mostro?
La risposta facile sarebbe comodissima ed è proprio per questo che preferisco non darla. Così è se vi pare.
Esistono documenti giudiziari impressionanti, confessioni, testimonianze e deposizioni di complici. Ma esiste anche un processo medievale celebrato in un mondo nel quale Chiesa, politica, patrimonio e giustizia erano strettamente intrecciati e la tortura faceva parte degli strumenti processuali. Gilles de Rais potrebbe dunque essere stato uno dei più spaventosi assassini della storia europea.
Oppure una vicenda criminale reale potrebbe essere stata amplificata, deformata e utilizzata anche per eliminare un uomo ormai scomodo e impadronirsi di ciò che rimaneva del suo potere.
Quasi seicento anni dopo restano le carte che raccontano di bambini scomparsi, ossa nascoste, sesso, sangue, magia, demoni e di un maresciallo di Francia finito con una corda intorno al collo.
E pensare che quell’uomo, appena undici anni prima, cavalcava accanto a una santa.
Ah la vita, da signori a pazzi in uno schiocco di dita
Giulio Valerio Santini
Fonti e approfondimenti: Archives départementales de Loire-Atlantique, Gilles de Rais (1404-1440) e documentazione digitalizzata del processo; Catalogue Collectif de France/Bibliothèque municipale de Nantes, Procès contre Gilles de Rais; Eugène Bossard, Gilles de Rais, maréchal de France dit Barbe-Bleue.
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