A 67 anni potremmo smettere di lavorare e scoprire di avere davanti ancora un quarto della nostra vita, forse addirittura trent’anni. È una conquista straordinaria, ma porta con sé una domanda che riguarda milioni di italiani: con quali risorse finanzieremo tutto questo tempo? La pensione non deve più sostenere soltanto qualche anno di vecchiaia, perché ormai deve accompagnarci attraverso una nuova e lunghissima stagione della vita.
Immaginate il primo lunedì senza sveglia, quando dopo quarant’anni di lavoro non ci sono più l’ufficio, gli appuntamenti e quella riunione delle nove che, con una certa sorpresa, scopriamo di non rimpiangere affatto.
Finalmente abbiamo tempo per viaggiare, stare con i nipoti, coltivare interessi, prenderci cura di noi stessi e magari realizzare qualcuna delle cose che abbiamo rimandato per anni promettendoci che prima o poi sarebbe arrivato il momento giusto.
Quel momento è arrivato, ma potrebbe durare venti, venticinque o persino trent’anni, ed è proprio qui che la longevità smette di essere una statistica e diventa qualcosa di molto più concreto: la nostra vita.
Quanto serve per vivere in pensione per 20 o 30 anni?
La vecchia idea della pensione apparteneva a un mondo nel quale si lavorava per quasi tutta l’esistenza e il periodo successivo era relativamente breve. Quel modello sta progressivamente scomparendo, perché l’aumento della speranza di vita sta trasformando la pensione in una fase che può occupare una parte enorme della nostra esistenza.
L’OCSE stima che nel 2024, nei suoi Paesi membri, a 65 anni un uomo avesse davanti mediamente altri 18,5 anni di vita e una donna 21,6, mentre nei prossimi decenni questa durata è destinata ad aumentare ulteriormente.
Sempre più persone trascorreranno quindi venti, venticinque o trent’anni dopo la fine del lavoro e dovranno finanziare un periodo che non può più essere considerato una semplice appendice dell’esistenza.
Per questo non basta più domandarsi quanto prenderemo di pensione, perché la domanda veramente importante diventa un’altra: quanto ci servirà per continuare a vivere come desideriamo?
Pensione e tenore di vita: quanto ci mancherà ogni mese?
Supponiamo che l’ultimo stipendio netto sia stato di 3.000 euro e che la pensione disponibile sia di 2.100. Non significa automaticamente avere un problema, perché alcune spese legate al lavoro possono diminuire, ma neppure possiamo dare per scontato che quella cifra sia sufficiente per conservare nel tempo il nostro stile di vita.
Dovremo infatti chiederci se vorremo continuare a viaggiare, aiutare figli e nipoti, andare al ristorante, cambiare automobile, coltivare le nostre passioni e rimanere nella casa nella quale abbiamo sempre vissuto. Dovremo soprattutto domandarci che cosa accadrà quando avremo 80, 85 o 90 anni e alcune esigenze saranno completamente diverse.
La pensione, insomma, non deve finanziare soltanto bollette, spesa e condominio, ma anche la vita che desideriamo continuare ad avere.
È una distinzione fondamentale, perché vivere più a lungo non dovrebbe significare trascorrere gli ultimi vent’anni difendendo il conto corrente e rinunciando a tutto per paura del futuro.
Quanto capitale serve per integrare la pensione?
Facciamo parlare ancora una volta i numeri.
Quanto serve per vivere in pensione dipende dalla differenza tra il reddito che avremo e il tenore di vita che vogliamo mantenere. Se tra pensione e stile di vita desiderato mancano 500 euro al mese, servono 6.000 euro all’anno, che nell’arco di venticinque anni diventano 150.000 euro. Se l’integrazione necessaria sale a 1.000 euro mensili, il fabbisogno teorico arriva a 300.000 euro.
Sono calcoli volutamente semplici, perché nella realtà entrano in gioco rendimenti, inflazione, fiscalità e andamento delle spese, ma hanno il pregio di rendere immediatamente visibile il problema: un piccolo divario mensile diventa una cifra enorme quando deve essere finanziato per decenni.
La pensione pubblica, quindi, rimane fondamentale ma diventa soltanto una componente dell’equazione economica della longevità.
Pensione, risparmi e investimenti: costruire il proprio reddito
È proprio a questo punto che dobbiamo evitare di trasformare la longevità in una fabbrica di ansia, perché questa serie non nasce per raccontare ai lettori che vivremo più a lungo e quindi saremo tutti nei guai.
Nasce per capire come prepararci a vivere più a lungo senza esserne economicamente travolti.
Il reddito della nostra vita futura può provenire da fonti diverse che devono imparare a lavorare insieme: pensione pubblica, previdenza complementare, risparmi, investimenti, eventuali rendite, immobili e patrimonio accumulato durante gli anni di lavoro.
Non è necessario essere milionari, mentre è molto più importante conoscere ciò che possediamo, capire quale reddito potrà produrre e stabilire quale parte potremo utilizzare senza compromettere la nostra sicurezza futura.
Chi dispone di una pensione elevata avrà esigenze diverse da chi riceve un assegno più modesto ma possiede una casa e un patrimonio finanziario. Una coppia avrà una struttura di costi differente rispetto a una persona sola, mentre chi desidera lasciare intatto il patrimonio ai figli dovrà organizzarsi diversamente da chi considera perfettamente normale utilizzarne una parte per vivere meglio.
Non esiste quindi un numero magico valido per tutti, ma esiste il nostro numero, ed è quello che dobbiamo imparare a conoscere.
Il patrimonio non è un monumento da lasciare agli eredi
Noi italiani abbiamo anche un particolare rapporto con il patrimonio, perché siamo stati educati ad accumularlo e conservarlo molto più che a utilizzarlo.
La casa possibilmente non si vende, i risparmi non si toccano e il capitale dovrebbe arrivare intatto agli eredi, con il curioso risultato che qualcuno può trascorrere vent’anni rinunciando a esperienze che potrebbe tranquillamente permettersi pur di lasciare tutto esattamente come lo aveva ricevuto o accumulato.
La longevità potrebbe costringerci a rivedere anche questo paradigma.
Il patrimonio non rappresenta soltanto qualcosa da lasciare ai figli, perché è anche lo strumento che abbiamo costruito durante una vita di lavoro per finanziare la nostra vita futura.
Consumare il capitale senza criterio sarebbe evidentemente pericoloso, ma trasformarlo in una reliquia intoccabile mentre rinunciamo a vivere sarebbe l’errore opposto. La vera sfida consiste nel trovare un equilibrio tra sicurezza futura, qualità della vita presente ed eventuale patrimonio che desideriamo trasmettere.
Quanto spenderemo a 70, 80 e 90 anni?
C’è poi un elemento che rende la pianificazione ancora più interessante: le nostre spese cambieranno insieme a noi.
Nei primi anni dopo il pensionamento potremmo spendere maggiormente per viaggi, automobile, ristoranti, cultura e tempo libero, mentre con il passare degli anni alcune di queste voci potrebbero diminuire e potrebbero aumentare quelle legate alla salute, all’assistenza, all’adattamento della casa o all’aiuto domestico.
Dovremo quindi finanziare, in un certo senso, diverse pensioni dentro la stessa pensione, perché la vita dei 68 anni potrebbe essere molto diversa da quella degli 82 e ancora più distante da quella dei 95.
Pianificare la longevità significa anche questo: non tentare di prevedere ogni singola spesa dei prossimi trent’anni, cosa evidentemente impossibile, ma costruire risorse sufficientemente solide e flessibili da adattarsi ai cambiamenti della nostra vita.
Come prepararsi oggi a una pensione lunga trent’anni
Dovremmo sapere quanto prenderemo di pensione, quale livello di spesa desideriamo mantenere, quale patrimonio avremo accumulato e quanto reddito potrà produrre senza essere consumato troppo rapidamente. Dovremmo inoltre decidere quale riserva vogliamo conservare per gli imprevisti e per quella fase della vita nella quale potremmo avere bisogno di assistenza.
Non sono domande riservate ai milionari o agli appassionati di finanza, perché riguardano chiunque voglia trasformare la longevità da possibile rischio in una grande opportunità.
Forse abbiamo sbagliato per anni anche l’immagine con cui raccontiamo la pensione, considerandola il traguardo dopo una lunghissima corsa. Per chi arriva oggi a 65 o 67 anni in buone condizioni, potrebbe invece rappresentare l’inizio di una seconda maratona, con la straordinaria differenza che questa volta possiamo prepararci prima di partire.
È esattamente ciò che proveremo a fare in questa serie, cercando di capire quanto ci servirà, quali risorse potremo utilizzare, come proteggere ciò che abbiamo costruito e, soprattutto, come evitare che la paura di rimanere senza soldi ci impedisca di godere degli anni che abbiamo conquistato.
Perché vivere fino a cento anni rappresenta una rivoluzione soltanto se saremo capaci di viverli davvero, e non se ci limiteremo ad aggiungere anni al calendario senza costruire le condizioni economiche per attraversarli serenamente.
La longevità ci ha regalato un viaggio molto più lungo. Adesso dobbiamo imparare a finanziarlo.
Giulio Valerio Santini
Business Advisor
Leggi anche: https://www.nationaldailypress.it/category/rubriche/vivere-100-anni/
Nota di trasparenza link ads, Amazon, eBay e compressore immagini
I link rimandano per vostra comodità a pagine relative a società affiliate. Qualora un lettore decidesse di effettuare un acquisto tramite tale collegamento, il giornale potrebbe ricevere una piccola commissione come affiliato, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente. Grazie
Compressore gratuito di immagini: https://www.nationaldailypress.it/compressore-immagini-gratuito-inserire-in-servizi/
AMAZON: https://amzn.to/4tU6brg
EBAY: https://ebay.us/pV4iYd
Trasparenza editoriale
National Daily Press utilizza strumenti di Intelligenza Artificiale come supporto ad alcune attività redazionali. Tutti i contenuti sono sottoposti a revisione, integrazione, verifica delle fonti e controllo editoriale prima della pubblicazione. La responsabilità dei contenuti pubblicati appartiene esclusivamente alla redazione.

