“Il tempo è denaro”, lo diceva a metà del 1700 Benjamin Franklin. Forse proprio per questa la sua immagine è ancora riprodotta sulla banconota da cento dollari. Ma prima di lui lo sostennero autorevoli filosofi greci e romani.
Il tempo è una spesa preziosissima
Nello slogan frankliniano il tempo è equiparato al denaro. Il denaro diventa simile ad un capitale acquisito insieme alla nascita. In quantità ignota. Non sappiamo quanto ne avremo. In questo senso la vita di un essere umano prosegue temporalmente ed è intesa come una “spesa”. Mai come un acquisto, mai come un guadagno. Il tempo nell’economia monetaria è intesa allora come un’economia negativa.
Il tempo della vita
Il tempo ricevuto al momento della nascita è un bene di alto valore, il più esclusivo, ma che progressivamente svanisce. Si perde continuamente. Il tempo andato non torna più. Non aumenta mai, nemmeno di un secondo. Ecco che allora il tempo diventa “la cosa” più preziosa del mondo (rex omnium preciosissima). In termini moderni potremmo affermare che il tempo è una risorsa scarsissima. Per l’uomo, il suo utilizzo, diventa la sua valuta più dura.
Alto bene
Proprio per questo è indispensabile “non perdere, non sprecare, non sciupare…”il tempo in occupazioni futili. Fornire al tempo un significato, dare al nostro tempo, “un senso”. Pubblico o privato che sia non cambia nulla perchè è il tempo di una vita unica. La nostra vita che perde il proprio tempo.
In che quantità si tiene conto di questi precetti?
Il tempo è denaro
Il tempo si differenzia dal denaro perché non si può toccare con mano. E’ una “res incorporalis” che non salta agli occhi come una moneta di metallo. Quante volte non si riconosce davvero il valore del tempo? Quante volte tutti prendono il nostro tempo “quasi come gratuito”, come dovuto. Il tempo della vita, è considerato dai filosofi, come altrettanto prezioso quanto il denaro, cosicché non deve essere sprecato.
Economia del tempo
Nell’economia del tempo, negativa, quello che interessa “calcolare” come esclusivo è il prezzo di vendita del tempo. Questa particolarità del valore del prezzo del tempo, determina l’intero mercato in cui si negozia il costo del tempo. In cui si definisce la valutazione del tempo. Che, nell’economia del mercato del denaro, gli elementi che la formano sono le condizioni minime del venditore e dall’acquirente. Le condizioni essenziali di chi vende e chi compra il tempo.
Economia avara
Nell’economia negativa del tempo, vale a dire nell’economia che implica quasi interamente la gestione più avara del tempo rispetto ad una gestione più generosa del “capitale” tempo, come fare per vendere il tempo? Il tempo non si vende mai “in forma grezza”, come fosse una materia prima, è sempre portatore di una qualche forma di lavoro, di prestazione e perfino di servizio di volontariato. E’ un tempo che comunque ha un costo per chi lo acquista.
Si tratta di tempo venduto e che proviene da una formazione professionale, esperienziale, oppure da qualcuno che ritiene “di regalarlo” ad un acquirente. Il prezzo del tempo da vendere è un atto commerciale. Anche se lo si regala, oppure quando non “si fa niente”. Il tempo della vita scorre lo stesso.
Il tempo venduto non si recupera mai
Chi vende il proprio tempo, oppure lo “regala” o meglio ritiene di dedicarlo gratuitamente “a qualcuno o a qualcosa”, compare inevitabilmente nel sistema capitalista del libero mercato dell’economia, dove il tempo non si recupera mai. Il tempo andato non si riacquista. Sia che si tratti di utilizzo professionale del tempo, oppure di servizio, prestazione o di un favore da parte del venditore del proprio tempo. Il tempo “venduto” non si trasformerà mai in tempo “proprio” e privato. E’ un spazio individuale che non c’è più. E’ andato, è stato venduto. E’ un tempo personale della propria vita che non ritorna.
Come acquistare il proprio tempo
Molti filosofi, matematici, economisti e giornalisti sono occupati del tema e molti documenti e libri hanno riguardato il come acquistare una porzione del proprio tempo. Dante, Proust, Seneca… Su tutti Goethe.
Faust
Il capolavoro assoluto di Johann Wolfgang von Goethe è il Faust, un dramma in versi a cui l’autore ha lavorato per quasi sessant’anni, accompagnandolo per tutta la sua vita fino alla morte nel 1832. Nel Faust di Goethe si avvera il sogno di tutti. Faust a sessant’anni è troppo anziano per la giovanissima Margherita, di quattordici anni.
Allora a chi rivolgersi per realizzare il sogno? Chi può aiutarlo a comprare il tempo addizionale? Semplice, rivolgersi all’unica persona che vende il tempo: Mefistofele. Il diavolo in persona. Il dottor Faust acquista trent’anni dalle streghe malefiche detentrici dei segreti della conservazione del tempo. Faust compra giusto il tempo di una generazione.
Eternità
Ma siamo sempre lì. Inchiodati nell’economia di mercato negativa perché gli anni guadagnati da Faust non si aggiungono, ma si tolgono. Lui diventa trentenne, lei rimane quattordicenne. Ma qual’è il vero prezzo pagato da Faust a Mefistofele? Nella prospettiva del venditore è l’eternità. In quella dell’acquirente, lo stesso: l’immortalità. Salvo che Faust non se ne cura, al momento. Per quell’istante non gli interessa. E il fatto che Faut si poi salvato per grazia di Dio non gli fa comunque entrare in possesso del suo tempo.
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