Londra, Mosca e la lunga rivalità tra la potenza del mare e l’impero di terra: che cosa spiega l’analogia ottocentesca, e dove rischia di ingannare
Alberto Pagani
Docente di Geopolitica e Geostrategia, Università di Bologna — Esperto di Intelligence e Guerra Cognitiva
Nel lessico politico russo esiste un’espressione che da un secolo e mezzo condensa un’intera visione del mondo: «anglichanka gadit», l’inglese che trama alle spalle. Quando qualcosa va storto, una rivolta ai confini, un’alleanza che si incrina, una sanzione che morde, il riflesso condizionato indica Londra.
Non sorprende quindi che la televisione di Stato russa, dando notizia a fine marzo dell’espulsione di un diplomatico britannico accusato di spionaggio economico, abbia ricordato che era il sedicesimo allontanato da Mosca in due anni¹, né che il Regno Unito abbia risposto ad aprile espellendo a sua volta un diplomatico russo.
La tentazione di leggere questa ostilità come una riedizione del «Grande Gioco» ottocentesco è forte, e ha buone ragioni. Ma l’analogia, per essere utile, va maneggiata con cura: spiega molto, non spiega tutto, e su alcuni punti rischia di trarre in inganno.
Grande Gioco tra Londra e Mosca: un’analogia da maneggiare con cura
L’espressione, attribuita all’ufficiale Arthur Conolly e resa celebre da Kipling con Kim, indicava la competizione per l’Asia centrale, l’Afghanistan, la Persia e il Tibet, cuscinetti destinati a proteggere l’India britannica dall’avanzata zarista.
Chi voglia comprendere la natura di quella contesa trova ancora la guida migliore in un libro di Peter Hopkirk (1930–2014), giornalista e storico britannico che all’Asia centrale e all’Impero britannico ha dedicato studi approfonditi e una scrittura di respiro narrativo: Il grande gioco. I servizi segreti in Asia centrale (titolo originale The Great Game: On Secret Service in High Asia)².
Hopkirk ricostruisce la competizione spietata, geopolitica, diplomatica e di spionaggio, che nel corso dell’Ottocento e fino ai primi del Novecento oppose un Impero britannico preoccupato di difendere i confini della preziosa India a un Impero russo in costante espansione verso sud.
Il valore del libro, oggi, va ben oltre la ricostruzione storica: è una chiave di lettura fondamentale degli equilibri contemporanei, perché insegna a guardare ai teatri di crisi odierni non come a eventi isolati, ma come al capitolo più recente di una lunghissima contesa per il potere globale. È esattamente lo sguardo che serve per leggere i rapporti tra Londra e Mosca, a patto di non scambiarlo per una legge di natura.
Quella partita, però, si chiuse con la Convenzione anglo-russa del 1907, quando la comune paura della Germania spinse i due imperi a spartirsi le sfere d’influenza in Persia; seguirono due guerre mondiali combattute dalla stessa parte.
La rivalità, dunque, non è un destino scritto nella geografia, ma una funzione dell’equilibrio di potenza: quando emerge una minaccia terza, Londra e Mosca sanno convergere.
Anche la guerra di Crimea va collocata con precisione: appartiene alla «questione d’Oriente» più che al Grande Gioco, e fu combattuta in coalizione con Francia, Impero ottomano e Regno di Sardegna, a conferma che la Gran Bretagna ha sempre preferito contenere la Russia con alleanze piuttosto che da sola.
Ciò che è rimasto costante, attraverso l’autocrazia zarista, il regime sovietico e l’attuale autoritarismo personalistico fondato su un capitalismo di Stato e di clientela, è la percezione reciproca della minaccia, non una continuità ideologica.
Heartland e potenza marittima: le radici geopolitiche del Grande Gioco
La cornice teorica corretta per il versante britannico non è il Rimland, che appartiene all’americano Nicholas Spykman e alla dottrina statunitense del contenimento, ma lo Heartland di Halford Mackinder, il geografo che nel 1904 tradusse in teoria proprio le ansie del Grande Gioco³.
La contrapposizione tra talassocrazia e tellurocrazia, del resto, è stata codificata da Carl Schmitt e poi rilanciata dal neo-eurasismo di Aleksandr Dugin: è anche, e non secondariamente, una narrazione che il Cremlino coltiva per rappresentarsi come civiltà alternativa all’Occidente marittimo e mercantile.
Ma la Russia di oggi non è una potenza semplicemente terrestre. La sua flotta ombra trasporta il petrolio che finanzia la guerra, le sue unità di ricerca oceanografica mappano cavi e condotte sottomarine nelle acque britanniche, la rotta artica è diventata un asse strategico.
La contesa si gioca sui fondali, nei registri navali e nei contratti assicurativi, non soltanto lungo i confini terrestri.
Dal Grande Gioco alla guerra ibrida tra Russia e Regno Unito
Il parallelo più fecondo riguarda il metodo. Il Grande Gioco fu una guerra di agenti, esploratori, diplomazie parallele e conflitti per procura, quasi mai uno scontro diretto tra eserciti.
La conflittualità attuale ne riproduce la logica, con una differenza decisiva: allora la partita si giocava nelle periferie, oggi si gioca nel cuore della società britannica.
L’avvelenamento di Aleksandr Litvinenko con il polonio nel 2006, che l’inchiesta pubblica del 2016 ha ritenuto «probabilmente approvato» dallo stesso Putin, l’attacco con il Novichok a Salisbury nel 2018, costato la vita a una cittadina inglese estranea alla vicenda, l’incendio doloso del 2024 a Leyton commissionato attraverso la rete Wagner e la rete di spionaggio bulgara condannata nel 2025 descrivono una pressione costante sul fronte interno.
A questa si sommano le operazioni cyber e le campagne di disinformazione, che mirano meno a convincere che a erodere la fiducia nelle istituzioni.
Il bersaglio non è più la frontiera dell’impero, ma la cognizione dei cittadini.
Londongrad: capitali russi, City di Londra e influenza di Mosca
Il nodo economico è il più paradossale. Per due decenni la City, il mercato immobiliare londinese, i visti per investitori e le giurisdizioni dei Territori d’Oltremare hanno accolto i capitali della Russia post-sovietica, al punto che nel 2020 il rapporto sulla Russia della commissione parlamentare per l’intelligence denunciò l’assenza di una valutazione governativa delle interferenze russe e la normalizzazione di quei flussi⁴.
Le stime circolate sull’entità di quella ricchezza sono spesso iperboliche e vanno usate con prudenza; il dato politico, invece, è indiscutibile: la finanza opaca era diventata un vettore di influenza.
Dopo il 2022 la svolta è stata netta: chiusura dei visti d’oro, registro dei beneficiari effettivi delle società estere proprietarie di immobili, vendita forzata del Chelsea con proventi congelati, immobilizzazione delle riserve della banca centrale russa, i cui rendimenti garantiscono la quota britannica dei prestiti G7 a Kiev.
Mosca parla di confisca illegittima. Ma la pulizia è incompleta.
Un commento del RUSI pubblicato il 2 ottobre osserva che Londra punisce poco e tardi: a settembre la filiale londinese di Citibank ha ricevuto una sanzione di 4,73 milioni per quasi mille pagamenti legati a Sovcomflot e a banche russe, e l’autorità doganale conta appena ventidue indagini penali in corso⁵.
La vulnerabilità strutturale non è stata rimossa, solo ridotta.
Sanzioni alla Russia: assicurazioni, metalli e rotte marittime
Il vero strumento della potenza britannica non è l’interscambio bilaterale, sempre modesto, ma il controllo dei servizi che fanno funzionare il commercio globale.
Londra ospita il cuore dell’assicurazione marittima e il London Metal Exchange, che nell’aprile 2024, d’intesa con il Tesoro statunitense, ha escluso dalle contrattazioni i nuovi lotti russi di alluminio, rame e nichel.
Il tetto al prezzo del petrolio e le sanzioni contro centinaia di navi della flotta ombra colpiscono la capacità di Mosca di monetizzare le proprie risorse.
La risposta russa è duplice: costruire circuiti paralleli di trasporto, bandiere e coperture assicurative, e accelerare lo sganciamento dai sistemi di pagamento occidentali attraverso Cina e India.
La visita di Putin a Pechino del maggio scorso, celebrata come il punto più alto della partnership, conferma che questa seconda partita si gioca su scala globale, e che il contenimento finanziario ha limiti che Londra da sola non può superare⁶.
Regno Unito e Ucraina: Londra in prima linea contro Mosca
Sull’Ucraina il Regno Unito ha giocato il ruolo di apripista. Ha consegnato i missili anticarro NLAW già nel gennaio 2022, prima dell’invasione su larga scala; è stato il primo a fornire carri armati occidentali moderni, i Challenger 2, e missili da crociera a lungo raggio, gli Storm Shadow, nel 2023.
Il 12 gennaio 2024 ha firmato con Kiev il primo degli accordi bilaterali di sicurezza decennali previsti dalla dichiarazione del G7, e il 16 gennaio 2025 il Partenariato dei cento anni, che estende la cooperazione alla difesa, all’industria, alla scienza e alla cultura⁷.
Con la Norvegia guida la coalizione per le capacità marittime ucraine e con la Francia la «coalizione dei volenterosi» che prepara una forza di rassicurazione per il dopoguerra.
Questo protagonismo, tuttavia, ha anche una componente identitaria: è la ricerca di un ruolo dopo la Brexit. E poggia su risorse limitate, con una spesa per la difesa destinata a salire solo al 2,6 per cento del PIL entro il 2027 e uno strumento terrestre ridotto ai minimi storici.
Intanto i colloqui di Abu Dhabi dell’inverno scorso si sono arenati sulla richiesta russa del ritiro ucraino dal Donbas⁸, e la guerra continua.
Regno Unito ed Europa: sicurezza comune e interessi divergenti
La minaccia russa ha certamente riavvicinato Londra a Bruxelles. Il 19 maggio 2025 è stato firmato il Partenariato di sicurezza e difesa tra Regno Unito e Unione Europea, un quadro politico di consultazione su crisi, minacce ibride, cyber e infrastrutture critiche, non un trattato vincolante.
Il banco di prova, però, è stato il fondo SAFE da 150 miliardi: il negoziato per la partecipazione britannica è fallito nel novembre 2025 sul costo d’ingresso, e il ministero della Difesa ha confermato a marzo che non sarà riaperto, lasciando all’industria britannica soltanto lo status di paese terzo⁹.
Londra ha perciò privilegiato la via bilaterale e minilaterale: gli accordi con la Germania, la dichiarazione di Northwood con la Francia sul coordinamento dei rispettivi deterrenti nucleari, la Joint Expeditionary Force con i nordici, i baltici e i Paesi Bassi, il programma GCAP con Italia e Giappone.
Va ricordato, infine, che il deterrente britannico è assegnato alla NATO e dipende dagli Stati Uniti per i missili Trident: la sicurezza europea passa da Londra, ma Londra passa ancora da Washington.
Russia e Regno Unito: il nuovo Grande Gioco si combatte in casa
Il Grande Gioco, così come la guerra fredda, non è mai davvero finito perché la geografia non è cambiata, e perché ciascuna delle due potenze continua a vedere nell’altra l’ostacolo principale al proprio ordine preferito.
Ma la differenza con l’Ottocento è sostanziale: allora la partita si giocava ai margini degli imperi, oggi si gioca nelle nostre reti, nei nostri mercati, nelle nostre opinioni pubbliche.
E l’esito dipende meno dalla volontà britannica che dalla capacità dell’Europa di trasformare la convergenza politica in capacità industriale e militare.
Per l’Italia, legata a Londra dal GCAP e dall’interesse per la stabilità del Mediterraneo e del Mar Nero, la lezione è chiara: il Regno Unito resta un partner indispensabile, ma la sicurezza del continente non può essere delegata né alla sua avanguardia né all’ombrello americano.
Fonti e riferimenti
¹ Reuters, «Russia expels British diplomat for alleged economic espionage», 30 marzo 2026. La ritorsione britannica, con l’espulsione di un diplomatico russo, è del 29 aprile 2026.
² P. Hopkirk, Il grande gioco. I servizi segreti in Asia centrale, Milano, Adelphi, 2004 (ed. or. The Great Game: On Secret Service in High Asia, London, John Murray, 1990).
³ H.J. Mackinder, «The Geographical Pivot of History», The Geographical Journal, vol. 23, n. 4, 1904; N.J. Spykman, The Geography of the Peace, New York, Harcourt Brace, 1944.
⁴ Intelligence and Security Committee of Parliament, Russia, HC 632, 21 luglio 2020. Si vedano inoltre l’Economic Crime (Transparency and Enforcement) Act 2022 e l’Economic Crime and Corporate Transparency Act 2023.
⁵ G. Saiz Erausquin, commento per il Centre for Finance and Security del RUSI, 2 ottobre 2026, ripreso da GrNet, «Sanzioni alla Russia: il Regno Unito punisce poco e tardi, dice RUSI».
⁶ Visita di Stato di Vladimir Putin a Pechino, 19-20 maggio 2026, in coincidenza con il trentennale del partenariato strategico sino-russo.
⁷ UK-Ukraine Agreement on Security Cooperation, Kyiv, 12 gennaio 2024; UK-Ukraine 100 Year Partnership, Kyiv, 16 gennaio 2025.
⁸ Colloqui trilaterali Stati Uniti-Ucraina-Russia di Abu Dhabi, 23-24 gennaio e 4-5 febbraio 2026.
⁹ UK-EU Security and Defence Partnership, London, 19 maggio 2025; House of Commons, risposta del Ministry of Defence all’interrogazione scritta n. 115509, 4 marzo 2026.

