Un microfono wireless e una videocamera mirrorless (ma basta anche uno smartphone); tanto basta per riportare la realtà
È il mondo degli influencer di strada, cioè i creator che frequentano determinati quartieri, documentano degrado, borseggi, risse o situazioni problematiche e, in alcuni casi, arrivano anche a intervenire direttamente.
Sociologia della sicurezza
Dal punto di vista sociologico, il punto maggiormente interessante è costituito dal fatto che, alcuni di questi personaggi mediatici, pur non rivestendo alcun incarico istituzionale, arrivano ad assumere una sorta di autorità informale sul territorio, costruita attraverso visibilità e costanza, giorno dopo giorno, diretta dopo diretta, like dopo like.
Inutile girarci intorno, nell’epoca che vede sostituire pilastri della società industriale come “lavoro” e “capitale” con “informazioni” e “conoscenza” un solo video riguardante una borseggiatrice che la fa franca, in termini di impatto mediatico ed indirizzo dell’opinione pubblica, può demolire decine di decreti sicurezza.
La questione degli influencer di strada non riguarda semplicemente qualche video virale: intercetta un cambiamento nel modo in cui una parte dell’opinione pubblica percepisce la sicurezza.
Sicurezza partecipata
La collaborazione tra istituzioni e cittadini per prevenire fenomeni di insicurezza rappresenta certamente un’evoluzione “orizzontale” del paradigma sicurezza,
se però il controllo del territorio viene progressivamente affidato, anche solo nella percezione collettiva, a figure carismatiche, creator o gruppi spontanei, si crea una zona grigia tra cittadinanza attiva e funzioni pubbliche. È proprio in quella zona grigia che possono nascere conflitti, escalation e aspettative improprie.
Non sono gli influencer il problema, ma il modello che essi rappresentano può diventarlo eccome.
La sicurezza performativa
Prevenzione e repressione, sono queste due funzioni inscindibili a formare un’endiadi irrinunciabile della sicurezza moderna occidentale; la prevenzione posta ancor prima della repressione di un reato, poiché il controllo del territorio deve avere, come fase primaria, la pacifica convivenza tra i consociati.
Ma si sa, nel progressiva devoluzione verso il reality show, il successo dell’azione tende a essere misurato dall’impatto mediatico piuttosto che dall’effettivo contributo alla sicurezza collettiva, e spesso l’audience registra picchi direttamente proporzionali ad interventi effervescenti, problematici, non certo a quelli risolti senza particolari problemi. Proprio per questo, molto spesso gli interessi di forze dell’ordine e influencer sono differenti.
Da influencer di strada ad attori informali della sicurezza.
L’episodio avvenuto il 21 luglio 2026 nella metropolitana di Roma, dove alcuni influencer stranieri del collettivo Dje Media Official sono rimasti coinvolti in una violenta colluttazione con presunti borseggiatori all’interno di un convoglio della linea A, costituisce un caso emblematico della progressiva evoluzione del fenomeno degli “influencer di strada”, che si trasformano in “guardiani informali”.
Il pericolo
Questo episodio conferma quanto evidenziato dalla letteratura criminologica sul controllo sociale informale. Figure carismatiche, seguite da migliaia di utenti sui social, possono acquisire una legittimazione fondata sul consenso e sulla visibilità mediatica, fino a essere percepite come soggetti in grado di “fare sicurezza”, in particolar modo con l’ipertrofizzazione della sfera dell’incertezza partorita da una società iper complessa. Si tratta di una legittimazione reputazionale che, pur potendo produrre effetti positivi in termini di sensibilizzazione o collaborazione civica, non può sostituire quella istituzionale, fondata sulla legge, sulla formazione professionale e sulla responsabilità giuridica.
Il rischio è la nascita di una forma sicurezza parallela fondata sul consenso e sulla reputazione anziché sulla legittimazione democratica e istituzionale.
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