TEMPLARI – La storia dietro la leggenda | Puntata 4
Dimenticate per qualche minuto il Santo Graal. La vera storia dei Templari è già abbastanza incredibile.
Quando un cavaliere templare entrava nell’Ordine non diventava semplicemente un uomo a cavallo con una croce sul mantello. Entrava in un’organizzazione nella quale la guerra era sottoposta a regole, gerarchie e disciplina.
Il singolo nobile medievale poteva combattere per il proprio signore, per prestigio, interesse o gloria. Il templare apparteneva invece permanentemente a un Ordine religioso-militare che della guerra aveva fatto una delle proprie ragioni di esistenza.
Per capire davvero i Templari bisogna quindi lasciare per qualche minuto tesori e misteri ed entrare con loro sul campo di battaglia.
Un monaco che aveva imparato a uccidere
La figura stessa del templare conteneva una contraddizione. Pronunciava voti religiosi e contemporaneamente portava armi.
Bernardo di Chiaravalle contribuì a giustificare questa apparente incompatibilità attraverso l’idea di una nuova cavalleria cristiana. Il templare non avrebbe dovuto combattere per gloria personale o ricchezza, ma per la missione affidata all’Ordine.
Al di là dell’ideale religioso, la conseguenza pratica era fondamentale: obbedienza e disciplina.
La guerra non doveva essere un’avventura individuale. Doveva essere un’azione collettiva.
La Regola arrivava sul campo di battaglia
Le norme dell’Ordine regolavano anche il comportamento militare, la gestione di cavalli e armi, gli spostamenti e i rapporti gerarchici. Un cavaliere non avrebbe dovuto abbandonare arbitrariamente la formazione o lanciarsi all’attacco seguendo soltanto il proprio impulso.
È un’immagine molto diversa da quella cinematografica della battaglia medievale come scontro caotico di cavalieri che corrono individualmente verso il nemico. La forza della cavalleria pesante dipendeva anche dalla capacità di rimanere compatta.
Ed era proprio qui che i Templari potevano diventare terribilmente efficaci.
Quando arrivava la carica
Immaginiamo una formazione di cavalieri pesanti che avanza mantenendosi serrata. I cavalli aumentano la velocità, gli uomini conservano per quanto possibile l’allineamento e puntano le lance contro la formazione avversaria.
La forza non nasce soltanto dal singolo cavaliere. Nasce dall’impatto collettivo. I Templari divennero celebri per le loro cariche disciplinate, capaci nelle condizioni favorevoli di aprire una breccia nelle linee nemiche.
Ma esisteva un problema. Una volta lanciata, una massa di uomini e cavalli pesantemente equipaggiati non era facile da fermare, richiamare o riorganizzare.
La carica poteva diventare un’arma devastante. Oppure una trappola.
Non c’erano soltanto cavalieri
Anche l’immagine di un esercito templare composto esclusivamente da nobili in mantello bianco è sbagliata.
Accanto ai cavalieri combattevano i sergenti e altre truppe, mentre scudieri, servitori, artigiani e personale di supporto mantenevano in funzione la macchina militare.
C’erano inoltre i turcopoli, truppe leggere particolarmente utili in Oriente, dove gli eserciti avversari impiegavano cavalleria mobile, arcieri a cavallo, rapide manovre e finte ritirate.
Un cavaliere occidentale protetto dalla cotta di maglia era difficile da abbattere frontalmente, ma diventava vulnerabile se perdeva il cavallo, veniva isolato o era costretto a combattere esausto.
Gli avversari lo sapevano perfettamente.
Il cavallo era un’arma
Senza cavallo il cavaliere perdeva gran parte della propria efficacia. L’Ordine doveva quindi acquistare, allevare, nutrire e sostituire continuamente animali costosi, oltre a fornire selle, finimenti, equipaggiamenti e uomini che se ne occupassero.
Dietro una carica durata pochi minuti c’erano quindi anni di allevamento, addestramento e spese.
La potenza templare cominciava molto prima della battaglia.
Castelli, strade e frontiere
I Templari non erano soltanto cavalleria d’assalto. L’Ordine amministrava anche fortezze in posizioni strategiche degli Stati crociati, controllando passaggi, strade e territori di frontiera. Mantenerle significava garantire uomini, viveri, acqua, armi e manutenzione continua.
Ed ecco ricomparire la macchina economica della puntata precedente: le rendite delle precettorie e le risorse prodotte in Occidente contribuivano a mantenere l’apparato militare in Oriente.
La spada templare cominciava, paradossalmente, in un campo di grano europeo.
Poi arrivò Saladino
La prova più terribile arrivò nel 1187.
Il sultano Saladino riuscì a riunire una grande forza musulmana e a spingere l’esercito del Regno di Gerusalemme verso una decisione catastrofica.
L’esercito cristiano abbandonò una posizione relativamente favorevole e marciò verso Tiberiade attraverso un territorio arido.
Era luglio. L’acqua cominciò a mancare. Uomini e cavalli erano esausti, mentre le forze di Saladino continuavano a tormentare la colonna con attacchi e arcieri a cavallo.
Il 4 luglio 1187, presso i Corni di Hattin, la situazione precipitò.
L’esercito cristiano perse progressivamente coesione. La fanteria si disperse e i Templari si trovarono coinvolti nei combattimenti più duri.
La macchina da guerra che poteva essere devastante quando combatteva compatta stava perdendo proprio ciò di cui aveva maggiormente bisogno: ordine, sostegno e spazio di manovra.
Hattin, quando la macchina si spezzò
Le forze cristiane furono circondate e sconfitte. Il re di Gerusalemme Guido di Lusignano venne catturato e gran parte dell’élite militare del regno cadde nelle mani di Saladino.
Per i Templari le conseguenze furono terribili. Dopo la battaglia numerosi membri degli ordini militari catturati vennero uccisi. Saladino considerava Templari e Ospitalieri avversari particolarmente pericolosi perché costituivano il nucleo professionale e permanente della forza militare latina.
Hattin dimostrò però una verità molto semplice. Disciplina, armatura, coraggio e addestramento non rendevano invincibili.
Sete, terreno sfavorevole, errori di comando, perdita di coesione e una strategia nemica efficace potevano distruggere anche soldati formidabili.
Il paradosso templare
I Templari erano temuti perché erano addestrati a mantenere la formazione, difficilmente arretravano e potevano sostenere combattimenti che avrebbero spezzato reparti meno disciplinati.
Ma proprio quella aggressività e disponibilità al sacrificio potevano diventare un problema quando sarebbe servita prudenza.
Non erano macchine invincibili. Erano uomini inseriti in una macchina militare eccezionale per il proprio tempo.
E continuarono a combattere ancora per più di un secolo.
Il loro ultimo grande capitolo militare in Terrasanta arrivò nel 1291, quando cadde Acri e praticamente scomparve ciò che rimaneva della presenza crociata continentale in Oriente.
A quel punto per i Templari nasceva una domanda terribile.
Se Gerusalemme era perduta e la Terrasanta non poteva più essere difesa, a che cosa serviva ancora l’Ordine del Tempio? Meno di sedici anni dopo qualcuno avrebbe fornito una risposta brutale.
All’alba di venerdì 13 ottobre 1307, in tutta la Francia, gli uomini del re si presentarono contemporaneamente alle porte delle case templari.
Avevano ordini sigillati. E dentro quegli ordini c’era la fine del Tempio.
Giulio Valerio Santini
Nella prossima puntata
Venerdì 13 ottobre 1307: il giorno in cui il re arrestò i Templari
Vedremo come Filippo il Bello preparò in segreto una delle più spettacolari operazioni di polizia del Medioevo e come, nello stesso giorno, centinaia di Templari passarono dall’appartenenza a uno degli ordini più potenti della cristianità alla condizione di prigionieri accusati di eresia.
VERO, PROBABILE O LEGGENDA?
I Templari erano tra i combattenti meglio organizzati degli eserciti crociati: VERO. La natura permanente dell’Ordine, la disciplina e l’esperienza militare ne facevano una componente particolarmente importante degli eserciti latini.
Combattevano sempre fino alla morte e non potevano mai ritirarsi: ESAGERATO. La Regola imponeva forti vincoli al comportamento in battaglia, ma non prescriveva semplicemente il suicidio militare in qualunque circostanza.
L’esercito templare era formato soltanto da cavalieri: FALSO. L’apparato comprendeva cavalieri, sergenti, personale di supporto e altre componenti militari.
La carica templare poteva sfondare una formazione nemica: VERO. La cavalleria pesante utilizzata in formazione compatta poteva produrre un impatto devastante, purché mantenesse coesione e ricevesse il necessario sostegno.
Saladino distrusse completamente i Templari a Hattin: FALSO. L’Ordine subì perdite gravissime, ma sopravvisse alla battaglia e riuscì a ricostituire le proprie forze.
Saladino temeva particolarmente Templari e Ospitalieri: SOSTANZIALMENTE VERO. Dopo Hattin i membri catturati degli ordini militari furono trattati con particolare durezza proprio per il loro ruolo di combattenti professionali e permanenti.
Fonti essenziali
Treccani – Templari, Enciclopedia Federiciana — ruolo militare dell’Ordine, Hattin, Gaza e al-Mansûrah. Treccani – Gli ordini religioso-militari — Hattin, perdita di Gerusalemme, crisi degli ordini e Acri 1291. Treccani – Il Regno di Gerusalemme e i feudi minori — Corni di Hattin, Guido di Lusignano e vittoria di Saladino.
Direzione Generale Archivi – Rassegna degli Archivi di Stato — Hattin, sorte dei prigionieri e caduta di Acri.
Franco Cardini – Antonio Musarra, Il grande racconto delle Crociate, Il Mulino.
· Antonio Musarra, I crociati in Terrasanta. Una nuova storia (1095-1291), Carocci. La struttura del volume comprende specificamente capitoli su Outremer, Templari e Ospitalieri, Hattin e San Giovanni d’Acri
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