Europa, futuro incerto e la stagione elettorale in Spagna
di Enrico Farinone
L’incipiente stagione elettorale che si aprirà alla fine di novembre in Spagna per poi proseguire, nel nuovo anno, in altre importanti nazioni europee determinerà il futuro – il futuro, non semplicemente il futuro prossimo – della UE. Nel 2027 andranno infatti alle urne Francia, Polonia e Italia. Dunque, ad esclusione della Germania (ove però non è assolutamente detto che l’attuale esecutivo riesca ad arrivare alla fine della legislatura, nel 2029) i principali paesi del continente definiranno il loro nuovo assetto governativo. Ad essi si aggiungeranno anche Grecia, Finlandia, Estonia e Slovacchia.
Il turno elettorale
È purtroppo realistico supporre che questo corposo turno elettorale si svolgerà in costanza di una guerra sul suolo continentale che il prossimo febbraio raggiungerà il quinto anno dal suo inizio. Un conflitto le cui derivazioni politiche stanno definendo il destino dell’Unione, impegnata nella difesa dell’Ucraina dall’assalto subìto dalla Russia e improvvisamente scopertasi quasi abbandonata dallo storico alleato americano.
E’ in gioco la libertà
Ed infatti le votazioni ora ricordate si confronteranno in modo significativo anche con questa tematica e non solo, come usualmente accade, con quelle di natura più tipicamente economico-sociali. Perché a Kyiv è in gioco la libertà. Un valore che include tutti gli altri e che è inscritto nel codice genetico dell’Unione Europea sorta dopo la sconfitta della barbarie nazi-fascista. Un risultato che venne conseguito grazie al contributo determinante degli Stati Uniti d’America.
Le democrazie europee
Oggi invece nella tragica vicenda ucraina quel contributo non è così decisivo e pare proprio non volerlo divenire. Anzi, le ultime sortite del tronfio presidente americano paiono confermare la sua predilezione per i sistemi e gli uomini autoritari piuttosto che per le democrazie. Questo “declino”, potremmo definirlo pure così, della sensibilità statunitense nei confronti dei classici istituti democratici rischia di indebolire, destabilizzandole, le democrazie europee: all’interno delle quali sono all’opera forze che – opportunamente sostenute in varie modalità, prima fra tutte la produzione di false notizie irrorate attraverso la rete internettiana – sfruttando a fondo le paure generate presso le popolazioni europee dal fenomeno migratorio e dall’indebolimento economico stanno ampliando i propri consensi e potrebbero finanche allargarli sino al punto di vincere con buon margine le imminenti elezioni politiche nei singoli paesi ove si terranno.
Pericolo per il futuro UE
Un successo dei partiti conservatori influenzati al loro interno dalle idee reazionarie veicolate da quelli della Destra radicale, a sua volta vincitrice in conseguenza di un aumento sensibile dei propri consensi, tale magari da divenire decisivo per i primi al fine di raggiungere le maggioranze parlamentari necessarie per costituire un governo. rappresenterebbe un pericolo enorme per il futuro della UE. Ne segnerebbe, probabilmente, la decadenza e poi la fine: se non formale, senz’altro sostanziale.
Una visione, un sogno, un grande obiettivo
Eppure, per quanta consapevolezza di questo enorme rischio le leadership europeiste nazionali abbiano acquisito non sono riuscite, sino ad ora, a innestare un qualche cosa simile a una visione, a un sogno, a un grande obiettivo (che pure c’è: una unione di nazioni che collaborano e che non si combattono) capace di emozionare le persone facendole andare oltre le difficoltà che pure, inevitabili, la vita propone loro. Neppure la percezione, ormai netta, della volontà di marginalizzare l’Europa chiaramente espressa da quella sorta di G3 (Stati Uniti, Cina, Russia) al quale sta lavorando l’attuale presidente americano ha convinto i governi europei a superare almeno le cause principali – quale ad esempio il vincolo unanimistico nelle materie più decisive ai fini geopolitici – che appesantiscono il lavoro e il procedere dell’Unione.
Provocando, così, un paradosso: oltre i tre quarti dei cittadini europei apprezzano l’Unione ma al contempo un numero crescente di loro ha già votato o si appresta a votare per partiti politici il cui obiettivo è demolirla.
Al di là e oltre le questioni interne ad ogni singolo Paese – sempre ovviamente importanti e decisive in qualsiasi competizione elettorale – è proprio questa la questione di fondo che nell’anno elettorale entrante ogni europeo si trova, di fatto e magari in molti casi inconsapevolmente, ad affrontare.
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Foto: Supporto IA

