Ezechiele e le ossa aride: popoli in fuga, speranze che rinascono è il titolo e insieme il cuore di questo testo, il primo di una serie di tre dedicati a questo profeta. Ezechiele è il profeta dell’esilio. Parla a un popolo che ha perso tutto: la terra, la fiducia, persino la memoria di se. Eppure, nel buio della sconfitta, riesce ancora a raccontare la possibilità di una rinascita.
Quando i luoghi si svuotano
Nel suo libro, Ezechiele racconta una visione: una valle piena di ossa secche, immagine di una vita che sembra finita (Ez 37, 1-14).Quelle ossa rappresentano il popolo che ha perso la speranza. Poi accade qualcosa di inatteso: lo Spirito di Dio soffia e le ossa riprendono vita, diventano carne, si rialzano in piedi.
Da allora, e anche oggi, assistiamo a tante valli di ossa aride: borghi che si spopolano, campagne dove restano solo gli anziani, i quartieri dove i giovani non trovano più spazio.Ma quelle ossa, a volte, possiamo essere anche noi: quando ci lasciamo svuotare dalla rassegnazione, dal cinismo, dall’indifferenza verso ciò che accade intorno. Ezechiele e le ossa aride: popoli in fuga, speranze che rinascono ci ricorda che, anche tra le macerie e i silenzi, la vita può tornare a respirare. Ezechiele scrive: «Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti» (Ez 37, 11).È un grido che attraversa i secoli: quante volte lo si sente anche oggi, nei corridoi degli ospedali, tra chi non trova lavoro, o in chi vive la solitudine dietro la porta di casa.
Le aridità del cuore
Ezechiele non parla solo di luoghi deserti, ma anche di cuori inariditi. Dice: «Toglierò dal loro corpo il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne» (Ez 11, 19). È forse questa la forma più sottile di aridità: quando smettiamo di provare empatia, di ascoltare, di sognare insieme. L’aridità del cuore non colpisce solo i credenti: è la fatica di chi si sente escluso, invisibile, senza voce. Nelle grandi città, come Milano, questa stanchezza si manifesta nel distacco, nella fretta, nel vivere accanto senza incontrarsi davvero. Eppure, come scrive Ezechiele, «vi darò uno spirito nuovo» (Ez 36, 26): una promessa che, in chiave laica, si può leggere come l’invito a riscoprire un nuovo modo di essere comunità, più umano e responsabile.
Le ferite del mondo
Le ossa aride non sono solo un simbolo antico: si ripresentano ogni volta che una comunità viene distrutta o un popolo perde la propria casa. È difficile non pensare a luoghi come Gaza, dove la guerra ha ridotto alla polvere interi quartieri, cancellando sogni, scuole, ospedali, vite. Anche lì, come nella visione di Ezechiele, resta la domanda: è ancora possibile che la vita torni a fiorire? Ezechiele ci invita a credere di sì, a condizione che la giustizia torni a essere più forte dell’odio e che il dolore non diventi l’unica lingua del mondo.
Il soffio che ricostruisce
Ezechiele vede un gesto che cambia tutto: lo Spirito soffia sulle ossa e qualcosa riprende vita. Oggi quel soffio può essere la solidarietà concreta di chi resta accanto agli altri, di chi non si rassegna all’indifferenza. Ma perché la rinascita sia reale, servono anche condizioni favorevoli: politiche di sviluppo, infrastrutture, servizi, opportunità per i giovani. Lo ricorda anche il Rapporto ISTAT sul benessere equo e sostenibile: nelle aree dove mancano servizi e prospettive, cresce la sfiducia collettiva. La speranza non è solo una virtù: è un bene pubblico da costruire insieme, con scelte concrete e visioni di lungo periodo. Sul valore della fiducia e dei legami autentici rimanda anche l’articolo Osea e le relazioni fragili: amore e responsabilità nell’epoca liquida.
Acqua viva nelle terre aride
Alla fine del suo libro, Ezechiele racconta un’ultima immagine: «l’acqua scorreva e dove arrivava tutto riviveva» (Ez 47, 9). È il simbolo di una rinascita possibile, personale e collettiva. Forse anche nelle nostre città e nei nostri borghi quell’acqua esiste ancora, un segno di umanità, di fiducia, di impegno silenzioso che non si è esaurito. Anche oggi, Ezechiele e le ossa aride, restano una immagine viva di rinascita: ci ricordano che nulla è davvero perduto quando lo Spirito torna a soffiare.
Sta a noi scegliere se restare tra le ossa aride o cercare, anche solo con piccoli gesti, di far scorrere di nuovo la vita.
Diac. Luigi Giugno

