Un conto corrente gratuito è davvero gratuito? La risposta sembra scontata, ma basta leggere un estratto conto con un po’ di attenzione per scoprire che la parola “gratis”, quando entra in banca, può assumere significati piuttosto elastici.
Negli ultimi anni gli istituti di credito hanno moltiplicato le offerte a canone zero, soprattutto online, promettendo conti senza spese, carte incluse e operazioni gratuite. Tutto vero? In molti casi sì, almeno per alcuni servizi. Il problema è capire quali, per quanto tempo e a quali condizioni.
Perché un conto corrente non costa soltanto quanto indicato alla voce “canone mensile”.
Conto corrente a zero spese: che cosa significa davvero?
Cominciamo da una distinzione fondamentale. Un conto può avere un canone annuo pari a zero e comportare comunque altre spese.
Pensiamo a un conto che non prevede alcun costo fisso, ma applica commissioni sui bonifici effettuati allo sportello, sui prelievi presso banche concorrenti o sull’emissione di una carta di credito.
Per un cliente che utilizza esclusivamente l’applicazione bancaria, effettua bonifici online e preleva raramente, il costo potrebbe essere effettivamente molto basso. Per un altro, che preferisce recarsi in filiale e utilizza frequentemente determinati servizi, lo stesso conto potrebbe risultare decisamente meno conveniente.
Non esiste, insomma, il conto gratuito in assoluto: esiste il conto più conveniente rispetto alle nostre abitudini.
Le commissioni bancarie che possono sfuggire
Le voci da controllare non sono poche. Oltre al canone, possono esserci spese per le carte, commissioni sui prelievi, costi per determinate operazioni allo sportello, servizi di avviso tramite SMS e condizioni particolari per i pagamenti in valuta estera.
Merita attenzione anche l’eventuale costo di sostituzione della carta, così come quello dei servizi aggiuntivi che talvolta vengono attivati insieme al conto.
E poi ci sono le promozioni. Un’offerta gratuita per dodici mesi non equivale necessariamente a un conto gratuito per sempre. Alla scadenza del periodo promozionale, le condizioni potrebbero cambiare secondo quanto previsto dal contratto.
Transeat, diceva mio nonno. Ma quando si tratta dei nostri soldi, meglio non lasciar passare proprio nulla.
L’imposta di bollo: il costo che non dipende dalla banca
Un’altra voce spesso fraintesa è l’imposta di bollo.
Per i conti correnti intestati a persone fisiche, la normativa prevede generalmente un’imposta annua di 34,20 euro quando la giacenza media supera 5.000 euro, fatte salve le esenzioni previste.
Non si tratta di una commissione bancaria, ma di un tributo. Alcune banche possono farsene carico nell’ambito delle proprie offerte commerciali, mentre altre lo addebitano al cliente.
È quindi possibile che due conti apparentemente identici, entrambi pubblicizzati come gratuiti, comportino un esborso finale differente.
Quanto costa davvero un conto corrente? Facciamo due conti
Immaginiamo un conto con queste condizioni puramente esemplificative:
| Voce | Costo annuo |
| Canone | 0 € |
| Carta di debito | 0 € |
| Carta di credito | 30 € |
| 12 prelievi con commissione di 2 € | 24 € |
| Servizio SMS | 12 € |
| Imposta di bollo, se dovuta | 34,20 € |
| Totale | 100,20 € |
Ecco come un conto pubblicizzato a canone zero potrebbe arrivare a costare oltre cento euro l’anno.
Naturalmente, non tutte queste spese sono inevitabili. Rinunciando a servizi non necessari o scegliendo condizioni più adatte alle proprie abitudini, il costo può ridursi sensibilmente.
Il punto non è dimostrare che le banche nascondano sistematicamente qualcosa, ma ricordare che il prezzo pubblicizzato non sempre coincide con il costo complessivo sostenuto dal cliente.
L’Indicatore dei Costi Complessivi: il numero da conoscere
Per confrontare le offerte bancarie esiste uno strumento particolarmente utile: l’Indicatore dei Costi Complessivi (ICC).
È una stima del costo annuo del conto calcolata sulla base di profili di utilizzo standardizzati. Si trova nella documentazione informativa prevista dalla normativa e permette di confrontare conti differenti secondo criteri omogenei.
Attenzione, però: l’ICC non rappresenta necessariamente quanto spenderemo noi. Se utilizziamo il conto in modo diverso dal profilo considerato, il costo effettivo potrà essere maggiore o minore.
Per questo è importante leggere il Documento informativo sulle spese, controllare il riepilogo periodico delle spese e verificare quali servizi utilizziamo realmente.
Cambiare banca conviene? Non sempre, ma controllare sì
La concorrenza bancaria offre oggi numerose opportunità. La portabilità dei servizi di pagamento consente, alle condizioni previste dalla legge, di trasferire determinati servizi da un conto all’altro attraverso una procedura regolamentata.
Prima di cambiare istituto, tuttavia, occorre considerare anche qualità dell’assistenza, accessibilità, funzionalità digitali e servizi di cui abbiamo effettivamente bisogno.
Risparmiare venti euro l’anno per poi perdere ore ogni volta che serve assistenza potrebbe non essere un grande affare.
La realtà è un’altra cosa: il conto corrente migliore non è necessariamente quello che costa meno, ma quello che offre i servizi necessari al costo complessivo più ragionevole.
E forse è arrivato il momento di dedicare dieci minuti alla lettura delle condizioni del nostro conto. Potremmo scoprire che qualche euro, ogni mese, prende tranquillamente la strada della banca senza che ce ne accorgiamo.
Giulio Valerio Santini
Business advisor
Fonti
- Banca d’Italia – L’economia per tutti, informazioni sui conti correnti e sui costi bancari.
- Banca d’Italia – Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari.
- Agenzia delle Entrate – Informazioni sull’imposta di bollo.
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