Il movimento studentesco nato in Francia a settembre, per chiedere condizioni di studio migliori per studenti e insegnanti, si sta allargando in tutta Europa, alimentato anche dall’aumento del costo della vita legato al caro energia. In Albania si è tenuta la sesta giornata di proteste degli studenti, sfociata in appelli alle dimissioni del governo di Edi Rama. Per l’11 novembre è previsto un doppio appuntamento in Spagna e Portogallo, dove è stato convocato uno sciopero nazionale, mentre il 20 novembre incroceranno le braccia i lavoratori di diversi settori anche in Italia. In Italia, come in Belgio, lo scorso fine settimana si sono svolti cortei in diverse città sulla scia della manifestazione del 17 ottobre convocata dai Gilet gialli francesi, che si sono uniti al movimento dei liceali. Al di là dei violenti che sfruttano i cortei per danneggiare gli arredi urbani o saccheggiare i negozi, il tema delle migliaia di persone che protestano in tutta Europa sta entrando nel dibattito politico. Il tema è arrivato anche a Bruxelles, a Palazzo Berlaymont. “Il diritto alla protesta pacifica è un diritto fondamentale in tutti i Paesi democratici e deve essere tutelato. Chi manifesta pacificamente non va confuso con chi commette atti di violenza: gli incendi dolosi, i saccheggi e gli attacchi contro persone o edifici pubblici sono inaccettabili”, ha dichiarato un portavoce della Commissione europea nel briefing con la stampa, rispondendo a una domanda sulle recenti proteste in diversi Paesi europei. Sul caso francese ha aggiunto: “Sosteniamo gli sforzi delle autorità francesi volti a proteggere le persone, i beni e le istituzioni pubbliche, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali”. La Commissione è inoltre in contatto con le autorità di Parigi per analizzare possibili istigazioni alla violenza nei cortei in corso. Lo ha spiegato Thomas Regnier, portavoce per la sovranità digitale, nel briefing quotidiano: “Le autorità francesi stanno svolgendo un ruolo significativo e siamo in stretto contatto con il coordinatore francese dei servizi digitali. Posso confermare che oggi è previsto un ulteriore incontro”. Regnier ha sottolineato che le piattaforme online hanno un ruolo nell’attuale contesto, per via dei loro servizi e dei loro algoritmi. Secondo la legge europea sui servizi digitali (Dsa), le piattaforme devono valutare e mitigare il rischio di amplificazione di messaggi violenti, e sulle loro pagine è vietata l’istigazione alla violenza. Il Dsa prevede inoltre due obblighi specifici: le piattaforme devono ottemperare agli ordini delle autorità nazionali competenti che richiedono la condivisione di informazioni e, se vengono a conoscenza o sospettano la possibile commissione di un reato, devono informare proattivamente le autorità nazionali e le forze dell’ordine.


