TORINO — «Chi conosce la terra sa bene che non bisogna mai smettere di seminare, anche nei momenti difficili». Con queste parole il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inaugurato, il 24 settembre al Teatro Regio, la sedicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, che fino al 27 settembre ha trasformato il cuore di Torino — via Roma, piazza San Carlo, piazza Castello, piazzetta Reale, piazza Vittorio Veneto — nella capitale mondiale del cibo buono, pulito e giusto. Nel suo intervento il Capo dello Stato ha richiamato l’articolo 9 della Costituzione, che tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni, e ha lanciato un appello a coltivatori, allevatori, pescatori, cuochi e consumatori perché stringano una grande alleanza, una comunità del cibo impegnata per la pace tra i popoli. Perché, ha ricordato, il futuro non può essere azzerato da un presente onnivoro: ne va del destino stesso del genere umano.
Un’edizione carica di significati, quella di quest’anno: i quarant’anni di Slow Food, i trent’anni del Salone del Gusto e, soprattutto, la prima Terra Madre senza Carlo Petrini, scomparso lo scorso maggio. Il fondatore del movimento della Chiocciola, che nel 1986 a Bra intuì prima di tutti che il cibo non è merce ma relazione tra persone, territori e pianeta, è stato ricordato dallo stesso Mattarella: questa edizione, ha detto il Presidente, è la testimonianza di quanto Petrini ci ha lasciato, frutto del suo pensiero e di anni di lavoro e di confronto con le realtà locali, i centri di ricerca e gli organismi internazionali. Il claim scelto, «Biodiversity – Be Diversity», suona come il suo testamento: la biodiversità non è solo quella dei semi e delle razze, ma anche quella dei saperi, delle lingue, delle comunità che resistono all’omologazione. Ed è proprio in questo solco che si inserisce la storia che Agerola ha portato a Torino.
Ancora una volta, infatti, il piccolo comune dei Monti Lattari ha portato il suo nome oltre i confini della Costa d’Amalfi, ritagliandosi un ruolo da protagonista tra le centinaia di realtà presenti.
Cuore della presenza agerolese è stata la filatura del fior di latte eseguita in diretta, davanti al pubblico, dai mastri casari Matteo Ruocco e Nicola Florio. Un gesto antico, ripetuto ogni giorno nei caseifici del paese, che nelle piazze torinesi si è trasformato in un vero spettacolo: la cagliata lavorata a mano, la pasta che si allunga e si modella, il prodotto finito offerto in degustazione ancora tiepido. Migliaia di visitatori, appassionati, gastronomi e giornalisti si sono fermati ad assistere, a fare domande e ad assaggiare.
Il risultato è andato oltre le aspettative. Lo spazio agerolese è diventato uno dei punti di maggiore attrazione all’interno dello stand della Regione Campania, allestito in collaborazione con il GAL Terra Protetta e il DAQ Penisola Sorrentina Amalfitana, richiamando non solo il grande pubblico ma anche operatori e addetti ai lavori del settore lattiero-caseario.
«Non è stata soltanto una vetrina — commentano dalla delegazione agerolese — ma la dimostrazione concreta di ciò che il nostro territorio sa fare. Chi si è fermato davanti al nostro banco ha visto la maestria dei casari e poi ha sentito, assaggiando, la qualità del prodotto. È questo il modo più diretto per raccontare Agerola».
È esattamente ciò che Petrini chiedeva: trasformare la difesa di un prodotto di montagna, di una tecnica tramandata di mano in mano, in un’avanguardia capace di parlare al mondo. Perché salvare un caseificio sui Monti Lattari, come salvare un castagneto o un alpeggio, significa tenere in piedi un versante, una comunità, un modo di stare al mondo.
Un successo che guarda avanti. La partecipazione a Terra Madre è un segnale di speranza per le prospettive future del territorio ed una tappa di un percorso più ampio: far conoscere il bello e il buono di Agerola a tutti i livelli e in tutti i contesti, dalla gastronomia al turismo, dalla cultura alla tradizione. Torino, per quattro giorni, ha confermato che la strada è quella giusta. E che, come ha ricordato il Capo dello Stato, non bisogna mai smettere di seminare.



