Si celebra in questi giorni la Settimana della Pace, un’occasione di riflessione che quest’anno, ancora una volta, ci fa guardare alle aree assediate o coinvolte in conflitti, con un senso di impotenza e dolore. Le contingenze attuali non devono però impedirci di cogliere queste giornate come un’occasione per promuovere il dialogo, la solidarietà e la responsabilità condivisa nella costruzione di un futuro più giusto. In un contesto internazionale attraversato da guerre, crisi umanitarie e diseguaglianze crescenti, promuovere la cultura della pace non è più una scelta ideale, ma una necessità concreta. Parlare di pace oggi significa affrontare temi globali come il cambiamento climatico, la giustizia sociale, la gestione delle risorse e l’educazione ai diritti umani.
È proprio l’educazione il terreno più fertile per costruire la pace. Nelle scuole, nei luoghi di formazione, si gettano le basi per una cittadinanza attiva, capace di leggere il presente con spirito critico e di immaginare un futuro sostenibile. La pace non è un concetto astratto: si costruisce attraverso la partecipazione, l’ascolto, la cooperazione.
In questo contesto si inserisce la nomina di Salerno come Capitale Italiana della Pace 2025, con una settimana di eventi, dal 22 al 27 settembre, che ha coinvolto istituzioni, associazioni, scuole e cittadini. La città ha accolto dibattiti, laboratori, installazioni artistiche e percorsi educativi dedicati alla pace, con un’attenzione particolare al tema dell’acqua come bene comune e strumento di cooperazione internazionale.
Come presidente dell’Ente Idrico Campano, ma anche come docente, è stato interessante prendere parte all’incontro al Liceo Tasso, dove gli studenti hanno riflettuto sull’acqua come elemento centrale per la giustizia ambientale e sociale. In un mondo dove le risorse idriche diventano sempre più causa di tensioni, promuovere una “pace idrica” vuol dire costruire governance partecipate e sensibilizzare le nuove generazioni alla gestione consapevole dei beni comuni.
La scuola, ancora una volta, si conferma presidio di democrazia e spazio fondamentale per educare alla pace. Ed è da qui che passa ogni vero cambiamento. AI ragazzi va trasmesso un concetto chiaro: sviluppare la capacità di pensare autonomamente, senza lasciarsi omologare. Solo così, con spirito critico, saranno i cittadini capaci di costruire un futuro migliore rispetto al presente che stanno vivendo.

