Dot, la protagonista, un ciuffo di capelli ricci che esce dalla cuffietta e le dita sporche d’inchiostro: un grande desiderio di libertà.
La sua passione per la scrittura, la porteranno a conoscere prima e innamorarsi poi dei fratelli Grimm, in particolare di Wilhelm. Conosciamo i giovani fratelli che, singolari e ambiziosi, hanno una casa piena di libri e di intellettuali: vogliono raccogliere le fiabe del loro popolo perché non vadano perdute , anche se crude e disturbanti.
La realtà spesso supera la fantasia e, in paese, spariscono due bambini nel bosco. Sono Hansel e Gretel: due fratellini che, dopo un giro nel bosco col padre, ne perdono le tracce.
La scomparsa di Hansel e Gretel, diventa per Dot un caso sul quale indagare.

Il lettore intanto, segue le vicende dei due bambini nel bosco: Hansel e Gretel si svegliano in una casa col profumo di pane, un pentolone che ribolle sul fuoco con dentro un corpo fatto a pezzi e.. quando aprono la porta di casa si ritrovano con sotto uno strapiombo.
Il romanzo si tinge di nero e diventa ricco di colpi di scena. Una storia avvincente, da leggere tutta d’un fiato ma non solo. Il racconto è anche una critica mossa a una società che si nasconde dietro le apparenze e cerca sempre il colpevole in chi è diverso. L’autrice ne fa l’occasione per parlare del male, dei mostri.
Elisabetta Barberio è prima di tutto una grande lettrice.
Appassionata di arte, storia, miti e culture antiche, nel 2022 si laurea e pubblica il suo primo romanzo “Il sogno di Ragnar” che è un grande successo. Attualmente è editor professionista; il suo prossimo romanzo è in uscita.

Intervistiamola
Da dove nasce l’idea di un romanzo dedicato principalmente a Henriette Dorothea Wild, chiamata Dot?
Mi sono imbattuta nella vita di Henriette Dorothea Wild durante una delle mie ricerche sulla mitologia e sul folklore, ambiti in cui le fiabe rientrano pienamente, vista la loro natura arcaica e archetipica. Le avevo già studiate in passato, ma non mi ero mai soffermata a pensare chi potesse esserci dietro queste narrazioni universali. In uno dei libri che descrivevano le esistenze di favolisti e favolistico, spesso bizzarre e particolari, ho scoperto che i fratelli Grimm non sono stati propriamente gli autori della loro celebre raccolta di fiabe (1812-1815), ma dietro il loro incredibile progetto c’erano un gruppo di donne di varie estrazioni sociali. Le custodi di antiche tradizioni e della memoria storica del popolo tedesco. Tra queste, Dot Wild era la vicina di casa dei Grimm, figlia del farmacista più importante della città, ed è stata lei a dare il maggior contributo alla raccolta di fiabe. Dal mio punto di vista è stata una scoperta eccezionale: una donna dimenticata dalla storia che doveva essere raccontata.
Tu che sei, oltre che scrittrice e divulgatrice, una grande studiosa di storia per passione, come ti sei documentata per scrivere questo romanzo?
La ricerca storica si è sviluppata su più fronti, ho attinto soprattutto dalla vita dei Grimm e dalle introduzioni e dai commentari che ho trovato nelle diverse edizioni delle fiabe che ho recuperato. Ho ricostruito il periodo storico attraverso delle letture specifiche sul ruolo delle donne in quel periodo, e sulle mansioni degli uomini, come i commercianti, bottegai, e la borghesia nascente. Un buon metodo è attingere dalle bibliografie dei volumi che si stanno consultando, in modo da creare una rete di connessioni e di testi accreditati. Ho consultato anche dei testi inglesi e tedeschi che parlavano di Dot Wild, anche piuttosto difficili da recuperare. Di lei c’è davvero poco. La mia ricostruzione è stata come un mosaico da ricomporre, dove i tasselli mancanti sono stati colmati con l’invenzione.

Nella quarta di copertina si legge “ Wilhelm Grimm fragile, affascinante, anima inquieta .. un abisso in cui Dot si lascia precipitare”. Nel nome un programma: nel mondo dei fratelli Grimm ci si perde. Il mondo che creano sono un rifugio per fuggire dal Nostro mondo fatto di regole , da una realtà opprimente come per Dot. Che potere hanno le fiabe?
Il potere delle fiabe è immenso. Infatti, nel corso del tempo sono state studiate in tantissimi ambiti:dal punto di vista simbolico e archetipico, psicologico, pedagogico, folkloristico, storico, cronachistico, mitologico, solo per citarne alcuni. Le fiabe rappresentano la nostra natura, sono parte del nostro patrimonio culturale, ma c’è indubbiamente una radice comune che risuona – a volte inconsapevolmente – dentro di noi. Per questo sono diventate universali, ed è per lo stesso motivo che le ritroviamo in molte parti del mondo con tratti comuni o con significati profondi simili. Lo studioso Vladimir Ja. Propp ha scritto “Le radici storiche dei racconti delle fiabe”, proprio con l’intento di provare che una radice ancestrale e collettiva esiste; per questo motivo, nonostante la società cambi costantemente, le fiabe continuano a comunicarci qualcosa, a smuovere le profondità del nostro inconscio.
Il confine fra realtà e fantasia quanto è grande e quanto è importante?
Per rispondere alla tua domanda citerò un altro geniale autore che fece di questo argomento un principio che ha permeato tutta la sua produzione letteraria. H. P. Lovecraft scrisse: «La vita non è nient’altro che una teoria di immagini nella mente, non c’è differenza fra quelle nate dalle cose reali e quelle partorite dai nostri desideri, e non esiste alcun motivo di ritenere più vere le prime delle seconde.» Personalmente, sono d’accordo con lui. Il confine tra realtà e fantasia – se esiste davvero – è incerto, sottile, non è possibile provare la sua esistenza con la scienza, anche se la fisica quantistica potrebbe essere la disciplina adatta per questi studi. Tuttavia, ritengo che stabilire cosa è reale e cosa è fantastico appartenga alle arti, e la narrativa in questo può fare molto, perché può farci viaggiare nelle due dimensioni in molteplici modi.
Sei una grandissima lettrice e, se non sbaglio, la tua
attenzione è rivolta principalmente alla storia e la cultura antica. Quali i libri che consiglieresti fra i tuoi preferiti o che ritieni importanti?
Ce ne sono tantissimi, in realtà. Anche se sono scrittrice di narrativa, prediligo la saggistica. Per quanto riguarda la storia delle donne nel Medioevo consiglio assolutamente i testi scritti da Chiara Frugoni, e quelli di Eva Cantarella per l’antichità. Sulla mitologia consiglio i testi di Robert Graves, “La creazione del sacro” di Walter Burkert e “Il ramo d’oro” di Frazer, anche se avrei un elenco infinito da citare. Sulle fiabe, invece, non potete perdervi la versione originale della raccolta dei Grimm dal titolo “Tutte le fiabe. Prima edizione integrale 1812-1815, della Donzelli, oppure “Storia delle fiabe” di Mauro Smocovich.
Sei al secondo romanzo, non c’è due senza tre… hai già nuovi progetti?
In questo momento ho tanti progetti in lavorazione, il mio proposito è di crearmi uno spazio sia nella narrativa per ragazzi che per adulti, perciò spero entro la fine di poter annunciare delle nuove pubblicazioni. Mi sto impegnando a essere versatile, anche se l’ambientazione storica, la mitologia e il folklore, sono il fil rouge che lega tutta la mia produzione letteraria.
Leggerlo oggi perchè
Il romanzo è ambientato duecento anni fa ma la critica dell’autrice tocca anche i giorni nostri.
Pro
E’ una storia emozionante ed avvincente, con una scrittura precisa e attenta
Contro
riduttivo proporlo per ragazzi.

