Amare dall’inizio di Yarona Pinhas. Vita e Pensiero, 2026
Al nostro tempo, segnato da velocità e superficialità, Yarona Pinhas offre una strada diversa: l’intelligenza del cuore. Prestare attenzione ai legami, alle parole, ai gesti, sembra arcaico, invece è l’unico modo per restare umani.
L’ebraico e i racconti della Bibbia sono letti con la saggezza millenaria di chi ne comprende il significato e lo vuole condividere.
Yarona Pinhas, con la profondità e la gentilezza che la caratterizzano, ci fa volare in alto e nello stesso tempo ci tiene così vicini, legati al presente.
Dio disse: “ Sia la luce!” E luce fu. ( Gen 1, 3).
Così come la parola divina dissolve le tenebre primordiali, anche l’essere umano, attraverso il pensiero, l’intenzione e il linguaggio, può illuminare ciò che resta confuso o indistinto.
L’uomo deve diventare consapevole e responsabile della propria vita.
Forti ma semplici sono le parole del rabbino Abraham Itzchaq Kook: “ Ogni essere umano porta in sé una candela accesa. Nessuna candela è uguale a un’altra e non esiste una persona senza luce. Il compito di ciascuno è scoprire la propria fiamma”.

L’uomo, che ha mangiato il frutto dell’albero del bene e del male, è libero.
Dio lo lascia libero di scegliere, di sbagliare, di capire e di tornare a Lui.
Ogni giorno scegliamo e ci muoviamo nel mondo in base alle nostre decisioni. Non dobbiamo però perdere l’orientamento ne’ la meta.
Il piccolo gioiello che Vi troverete fra le mani nasce dall’intervento dell’autrice a Soul, Festival di spiritualità che si svolge annualmente a Milano. L’autrice, per partecipare all’evento, ha rischiato di non poter tornare in Israele.
Yarona Pinhas è laureata in Linguistica e in Storia dell’arte presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. Dagli anni Novanta vive anche in Italia dove ha insegnato Ebraico all’Orientale di Napoli. Da diversi anni, insegna Ebraico, Arte ebraica, Esegesi biblica. Yarona Pinhas è soprannominato una studiosa appassionata di Cabbala’ e ha trasmesso le sue conoscenze nei suoi saggi e nelle numerose conferenze tenute in Italia.

Ho scoperto la Cabbala’ all’Universita’ Ebraica di Gerusalemme. Studiavo, oltre che Linguistica, anche Storia dell’arte, specializzandomi in Arte ebraica. Lavoravo al Centro documentazione arte ebraica nel mondo e grazie a questo ho visitato tante comunità ebraiche. Il mio compito era quello di documentare gli oggetti di culto e i manoscritti. Lavoravamo in team e dovevamo studiare i diversi oggetti trovati.
In tanti di questi oggetti c’erano sigle e versi che non capivamo e, per questi, ci eravamo rivolti al Dipartimento di ebraismo ma anche di Cabbala’. Un giorno il professore del Dipartimento mi chiese se volevo partecipare a un seminario che trattava il tema della Shekina’ e della presenza femminile di Dio. Io gli chiesi cosa fosse la Shekina’ perché, pur venendo da una famiglia religiosa, non ne avevo mai sentito parlare.
Possiamo dire che fu “ Amore al primo ascolto” . Ho partecipato a questo seminario dopodiché ho chiesto il permesso di partecipare ad altre lezioni. Questo studio mi ha affascinato perché ho scoperto che non si trattava solo di misticismo ma di un approfondimento dello studio della Tora’ che viene ad insegnarci chi è l’uomo, qual è il suo compito, come siamo costruiti e qual è il senso della vita. Da quel momento ho intrapreso un percorso di studio che dura ormai da trentacinque anni. Dopo lo studio più accademico, ho cercato uno studio più attuale da chi viveva a Gerusalemme e ho avuto l’onore di continuare lo studio in questo modo.
Nel saggio dice che quando cambio il mio lessico, cambio il mio mondo. Quando ha scoperto il potere delle parole?
La scoperta dell’importanza del linguaggio che noi usiamo e delle parole e’ uno dei doni più grandi che porto con me studiando la lingua ebraica, le radici e specialmente guardandola dal punto di vista cabbalistico. La Tora’ inizia con Dio che parle e crea l’Universo. Dio disse e luce fu e vide che era cosa buona. Una delle prime cose che ho imparato con la Cabbala’ è che anche noi costruiamo il nostro mondo usando le nostre parole. La vita e la morte sono alla base del nostro linguaggio. Aprendo la bocca possiamo portare luce o ombra in una persona. Possiamo dare speranza, continuità, creare legami, costruire ponti o possiamo fare il contrario. E’ tutto alla portata della nostra bocca. Perciò la vita che noi viviamo non è solo come usiamo il linguaggio ma anche come lo interpretiamo.
Come interpretiamo quello che ci accade e come interpretiamo quello che gli altri dicono di noi. Per questo lo studio della Tora’ e tutte le interpretazioni quando entriamo nell’interpretazione delle storie della Torà, impariamo che ci sono tante sfaccettature di una storia e infatti cosa significa andare da un terapeuta? E’ raccontare la nostra storia e avere in cambio un ascolto ma anche una visione interpretativa nuova che ci dà una possibilità di crescita e di superare il nostro dolore perciò il linguaggio che noi usiamo è veramente o costruttivo o distruttivo.
E’ importante insegnare secondo me un’educazione alla parola, alla gentilezza. Bisogna capire che il nostro linguaggio rimane dentro di noi. Sin dall’infanzia ricordiamo parole che ci hanno aiutato come quelle di una brava maestra che ci ha aiutato a superare delle difficoltà o come al contrario, parole che ci hanno bloccato. Le parole non sono solo parole: sono vita. Dobbiamo usare le parole di luce: quando io dico Buongiorno io intendo dire che tu abbia un buon giorno: entro nella parola e ho questa intenzione.
“Portare alla luce” un concetto cabbalistico che cambia la vita. Richiede un continuo lavoro su se stessi. Da dove s’inizia?
Bella domanda. Portare alla luce. Anche Dio ha portato alla luce la creazione perché prima c’era l’oscurità e poi Dio disse “Sia luce e luce fu”. Ma prima cosa c’era? L’oscurità sugli abissi. Così anche per noi. Quando la donna partorisce, porta alla luce. Un seme che diventa albero, porta alla luce. Siamo in un processo continuo di elaborazione di cose interiori che abbiamo dentro di noi e il nostro lavoro è portare alla luce. E’ come se tutto fosse velato. Quando tutto è velato, non vediamo le cose nel divenire.
Non abbiamo la pazienza di vedere che quel seme ha bisogno di più tempo per crescere. Come ora. L’umanità è senza pazienza e perdiamo subito la speranza. Siamo rabbiosi e violenti perché vogliamo tutto subito. Portare alla luce significa avere il tempo della gestazione, il tempo del seme che diventa frutto, il tempo di maturare le cose dentro di noi in modo da essere un frutto per noi e per gli altri. Portare alla luce significa anche arrivare ad un momento di crisi dove tante persone pensano che adesso sia la fine.
La Cabbala’ insegna che proprio la crisi è come la spaccatura di un recipiente che ci dice che dobbiamo avanzare, c’è ancora luce da portare, c’è qualcosa da scoprire perché quando c’è la crisi, non è la fine di una cosa ma un infinito che ti chiede di approfondire ancora di più nella relazione e in te stesso. Chiedersi cosa ci sarà dopo, cosa devo portare ancora alla luce. Qual è lo scopo della mia vita o della coppia o della relazione? In questa nuova fase sono come un recipiente che pian piano si colma di luce e poi arriva la crisi. Il recipiente si spacca perché la luce chiede di allargarlo, di allargare gli orizzonti su di noi per portare luce agli altri.

Perché la Cabbala è rimasta segreta per secoli e invece oggi c’è un’apertura?
La Tora’ si studia a livelli che noi chiamiamo pardes. C’è la lettura semplice, il livello allusivo della storia, ci sono tutti gli insegnamenti dei grandi rabbini che riguardano quella storia e per ultimo c’è il segreto. Il segreto non è inteso come un segreto ma come un fondamento. Prima leggiamo un testo, poi approfondiamo cosa vuol dire questa storia, poi leggiamo le interpretazioni e solo dopo, entriamo nell’essenza. Per capire che Adamo ed Eva non sono solo Adamo ed Eva ma rappresentano la struttura maschile e femminile dell’essere umano. Questo approfondimento non è per tutti. Perché quando entriamo nella Cabbala’, approfondiamo le cose. Tante volte l’essere umano ha cercato l’aspetto magico della Cabbala’ come a Napoli dove si giocano i numeri al Lotto: così questo insegnamento è stato sminuito e visto come magia.
Ma la Cabbala’ è il contrario della magia: è una saggezza di origine divina che da’ apertura all’essere umano. Per questo i rabbini hanno stabilito che noi dobbiamo studiare la Tora’ per gradini: prima la Tora’, poi il Midrash, il Talmud e, solo dopo che abbiamo acquisito queste conoscenze possiamo addentrarci alla Cabbala’. Per capire meglio e per dare amore a questo studio. Oggi, negli ultimi trent’anni, c’è un po’ di apertura a questi insegnamenti perché l’umanità ne ha bisogno.
Ha bisogno di più luce, di capire le cose alla radice. Ormai c’è una gioventù più avanzata che vuole capire le cose più in profondità. Oggi non è più una scelta; approfondire è un dovere. Studiare le nostre origini, quelle del mondo, della divinità e dell’essere umano. Capire che la vita è un dono che noi dobbiamo custodire e preservare altrimenti andrà distrutto tutto. Questo studio ci aiuta a capire come mantenere tutto insieme con rispetto delle nostre diversità, senza chiusura ma come arricchimento e dialogo.
Leggerlo perché
Per scoprire un nuovo mondo.
Neo
breve…

