Piรน di una semplice coincidenza
La vita, proprio come un lancio curveball ben eseguito su un diamante da baseball, ama seguire traiettorie imprevedibili. Esistono storie che attendono quarantโanni prima di trovare la propria risoluzione, fili invisibili che si riannodano nel momento meno atteso. ร quello che รจ successo quando, dopo quattro decenni, ho incrociato nuovamente lo sguardo di Corrado Benedetti. Non eravamo piรน i ragazzini delle medie, ma due persone unite da una visione comune: lโossessione per quel battito dellโotturatore capace di fermare la storia. In questo incontro fortuito, abbiamo scoperto che la fotografia sportiva non รจ solo questione di millimetri e tempi di posa, ma l’arte di catturare lโirripetibile.
Una reunion inaspettata sul campo da rugby
Ci siamo ritrovati sui campi delle Zebre, avvolti dal clima vibrante del grande rugby. Cโรจ una sottile ironia visiva in questo incontro: due uomini della classe ’73, abituati a passare la vita scrutando il mondo attraverso un mirino, che non riescono a riconoscersi a causa di una barba e dei segni del tempo. Eppure, dietro il volto di un professionista di cinquantโanni, si celava ancora quel compagno di scuola che non vedevo dalle medie. ร stato un “flash” di memoria a posteriori a far scattare la scintilla del riconoscimento. Questo momento ci ricorda come le passioni dellโinfanzia siano radici profonde, capaci di trasformare un gioco in una missione di vita, definendo lโidentitร stessa di chi, come Corrado, ha fatto dell’immagine il proprio linguaggio.
Le “due malattie”: Unโereditร di famiglia
Per Benedetti, la fotografia e il baseball non sono stati semplici hobby, ma “due malattie” inoculate precocemente. ร unโereditร paterna, un contagio nato osservando il padre maneggiare con cura le reflex dell’epoca. In un tempo in cui la fotografia era materia tattica fatta di rullini, attese e costi non indifferenti, Corrado rimaneva affascinato dalla geometria degli strumenti: il peso degli obiettivi, la resistenza meccanica del corpo macchina, la magia del diaframma. Da quel desiderio infantile di “mettere le mani sopra” la macchina del padre รจ nato un percorso che lo ha portato dalle foto ai battesimi fino ai vertici della fotografia sportiva internazionale, diventando l’occhio ufficiale della Federazione Italiana di Baseball e Softball.
Lโimpresa storica: Quando lโItalia ha fatto tremare i giganti
Il cuore del lavoro di Benedetti pulsa tra le pagine di Expect Everything, un volume che documenta il cammino leggendario della Nazionale Italiana al World Baseball Classic 2026. Non รจ stata una partecipazione qualunque: l’Italia ha riscritto la storia del “batti e corri” europeo. Guidata dal manager Francisco Cervelli, la squadra ha infranto ogni pronostico. Per la prima volta in vent’anni, secondo il racconto di Corrado, l’Italia ha toccato il cielo con un dito arrivando in semifinale.
“L’Italia ha fatto la storia sia per il risultato contro gli Stati Uniti, sia per essere arrivata in semifinale. Giocare contro uno squadrone come il Venezuela ed essere in vantaggio fino alla sesta ripresa… รจ stato come avere davvero un piede in finale. Nessuno se lo sarebbe aspettato.”
“Expect Everything”: Il motto nato nel dugout
Il titolo del libro non nasce da unโintuizione editoriale a tavolino, ma dal campo. “Expect Everything” (Aspettatevi di tutto) era uno dei motti ufficiali del torneo, una frase che campeggiava ovunque: nei dugout, negli spogliatoi, nelle clubhouse. Per l’Italia, รจ diventata una profezia auto-avverante. In un mondo dominato dalle corazzate americane e asiatiche, gli azzurri hanno costretto il pianeta baseball a guardare con rispetto verso il nostro tricolore, dimostrando che sul diamante, se hai cuore e tecnica, l’impossibile รจ solo un’opzione temporanea.
Dietro le quinte: Un miracolo editoriale nato in chat
La genesi di Expect Everything ha il sapore delle grandi imprese nate quasi per gioco. Lโidea รจ scoccata “quasi per scherzo” durante una conversazione in chat mentre la spedizione azzurra era ancora nel pieno dell’azione. Quando la squadra ha messo il naso nelle fasi finali, il progetto รจ diventato una necessitร morale. Grazie alla collaborazione con il giornalista Lorenzo Longi, definito da Benedetti una “buona penna” capace di tessere la trama umana dietro i numeri tecnici, il libro รจ diventato realtร in tempi record: dal rientro a metร marzo alla stampa definitiva tra maggio e giugno. Unโaccelerazione degna di una palla veloce da 100 miglia orarie.
Lโetica del fotografo: Muoversi con i guanti nel dolore
Cโรจ un aspetto che eleva Corrado Benedetti da semplice cronista dโassalto a sensibile interprete della cultura sportiva: il suo pudore verso la sconfitta. Sebbene il dolore di un atleta sconfitto sia fotograficamente potente e attrattivo per i media, Corrado confessa una profonda ritrosia nel violare quei momenti.
“Quando vincono, sono i giocatori a cercarti, a travolgerti”, spiega. Ma quando arriva la sconfitta, il fotografo deve saper camminare “con i guanti”, muovendosi nell’ombra per non disturbare la sofferenza altrui. ร una scelta etica: preferire la celebrazione della gioia al sensazionalismo del pianto, a meno che non ci sia un imperativo editoriale (come nelle collaborazioni con testate come la Gazzetta). Questa sensibilitร trasforma lo scatto in un atto di rispetto, non di sciacallaggio.
8. La foto del cuore e il sogno nel cassetto
Tra le migliaia di frame impressi nel sensore, due immagini brillano di luce propria nella memoria di Corrado:
- Il “dive” contro il Brasile: Il primo punto segnato con un tuffo spettacolare su casa base. Un’immagine che esalta la terra rossa tipica dei campi della Major League, catturando la plasticitร del corpo in volo.
- Il giovane Samuel Aldegheri: Il lanciatore veronese che, partito dai campi di Parma, si รจ ritrovato sul monte di lancio mondiale e oggi brilla nei roster dei Los Angeles Angels. Un’emozione pura che Benedetti ha dovuto “imbrigliare” per non far tremare l’obiettivo.
Per quanto riguarda il futuro, il fotografo si rifugia nella proverbiale scaramanzia del baseball. Esiste un sogno condiviso con il manager della Nazionale: un traguardo che non viene nominato per timore reverenziale, ma che punta dritto ai cinque cerchi del sogno olimpico.
Il potere di un istante
Il lavoro di Corrado Benedetti ci insegna che essere un fotografo sportivo significa saper aspettare il momento in cui la tecnica incontra l’anima. Attraverso il suo sguardo, il “miracolo” del baseball italiano non รจ rimasto confinato in uno stadio oltreoceano, ma รจ diventato memoria collettiva, un invito a non smettere mai di sfidare i giganti.
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