La convivenza tra culture dovrebbe funzionare in entrambe le direzioni. Ma è davvero così?
Non riesco a stare zitto. Mi guardo in giro e sempre più spesso mi prende un malessere che aumenta sempre più. Ci sono cose storte che vorrei raddrizzare. Ma sono molto storte. Da qualche tempo mi capita di vivere una situazione che mi fa riflettere e che si somma ad altre considerazioni che ormai affollano la mia mente.
Cerco di spiegarmi, di condividere con Voi il mio grande disagio.
Frequento una palestra come milioni di italiani. Terminato l’allenamento entro nello spogliatoio, mi spoglio e faccio la doccia completamente nudo. Ho sempre fatto così. Da bambino, dopo le partite di calcio o le lezioni di nuoto, la doccia si faceva insieme agli altri ragazzi. Idem durante il servizio militare. Nessuno ci trovava qualcosa di strano. Era semplicemente il modo normale di lavarsi.
Negli ultimi anni, però, noto sempre più spesso persone che entrano nelle docce con slip, boxer o altri indumenti addosso. In molti casi appartengono palesemente a culture nelle quali la nudità, anche negli spogliatoi, è vissuta in modo molto diverso rispetto alla tradizione italiana. Esibizione, provocazione, peccato, il diavolo.
Naturalmente ciascuno è libero di comportarsi come preferisce. Se qualcuno si sente più a suo agio facendo la doccia vestito, è una scelta che rispetto. Forse, anzi no. A casa sua sì.
Negli spogliatoi italiani, europei direi occidentali la nudità non è mai stata sinonimo di esibizionismo. È semplicemente una conseguenza naturale del fatto che ci si sta lavando. Ma nessuno dovrebbe nemmeno far sentire fuori posto chi continua a comportarsi secondo una consuetudine consolidata. Non ti piace la nostra cultura? Mi spiace questo è il nostro Paese, bello o brutto che sia. Puoi lasciarci, non sentiremo la tua mancanza.
La domanda che mi pongo, però, è un’altra.
Perché dovrei essere io a sentirmi in imbarazzo nel continuare a fare ciò che, nel mio Paese, è sempre stato considerato assolutamente normale? Perché?
Ma nostra Repubblica, quella con la Costituzione bellissima (quando conviene) non è laica? Pensavo di sì.
La nudità negli spogliatoi non è esibizionismo
Esiste una differenza fondamentale che spesso viene dimenticata, da qualcuno omessa. Scientemente, politicamente manipolata.
La nudità negli spogliatoi non nasce per provocare, esibirsi o infrangere il pudore altrui. Cercare il turbamento di un mussulmano non è il mio obiettivo quotidiano, non mi interessa proprio. Stare nudi sotto la doccia è semplicemente la conseguenza naturale del fatto che una persona si sta lavando. Pazzesco vero, pazzesco doverlo ribadire.
Per decenni gli spogliatoi italiani delle piscine, delle palestre, delle caserme e degli impianti sportivi hanno funzionato così. Nessuno parlava di scandalo, nessuno si sentiva offeso. Era una consuetudine condivisa che non aveva alcuna connotazione sessuale. In nord Europa spesso gli spogliatoi sono comuni per tutti i generi. Il diavolo non ha confini, si insinua e al nord gira per le strade indisturbato.
Confondere la normale nudità funzionale con l’esibizionismo o la provocazione a sfondo sessuale significa, a mio avviso, perdere il significato stesso del contesto. Ma noi dobbiamo mantenerlo e difenderlo. Difenderlo anche dalla manipolazione di certa politica pronta a svendere valori millenari per i seggi in Parlamento. Per i seggi e le presidenze, i posti nei Consigli di amministrazione delle Partecipate, delle varie società pubbliche utili e inutili, nelle Fondazioni zeppe di soldi e così via. Insomma ciò che serve per gestire il consenso. Capito perché quattro anni fa è successo il finimondo?
L’integrazione dovrebbe essere reciproca
L’Italia è diventata una società sempre più multiculturale. Personalmente non la trovo veramente una ricchezza così come vorrebbero farci credere. La tanto acclamato globalizzazione ha fatto devastazioni. Le integrazioni tanto sbandierate se guardate da vicino sono disastri sociali in cui prevale la violenza dei più forti e la ragione dei prepotenti. È un dato di fatto.
Chi arriva porta con sé tradizioni, sensibilità e valori che meritano rispetto. Ma il rispetto, per definizione, non può essere a senso unico.
L’integrazione non dovrebbe significare che la cultura del Paese ospitante debba progressivamente arretrare ogni volta che incontra un’abitudine diversa. Per paura di offendere? E via il crocefisso, basta con il Natale, la Pasqua non serve più, ma…Loro no, loro non rinunciano alle loro tradizioni e credenze. Non rinunciano e le impongono. A noi.
Qualcuno li aiuta. Purtroppo.
Il rispetto vale in entrambe le direzioni
Proviamo a capovolgere la situazione.
Se decidessi di entrare completamente vestito in un villaggio naturista, probabilmente mi verrebbe spiegato, con educazione ma con fermezza, che quel luogo segue determinate regole e che chi sceglie di frequentarlo è tenuto a rispettarle. Se entrasse un mussulmano probabilmente cercherebbe di imporre a tutti di coprirsi come lui. Come dice la Boldrini – una delle persone che stimo meno sulla faccia della terra – questo è il nuovo stile di vita a cui dovremo fare riferimento. Poi arriva in soccorso l’altro guru del nulla e delle banalità, Avete capito vero.
Tornando ai nudisti sarebbe difficile sostenere che siano loro a dover modificare le proprie consuetudini per adattarsi alle mie preferenze.
Perché questo principio dovrebbe valere soltanto in un senso?
Il rispetto delle differenze dovrebbe funzionare sempre, indipendentemente da quale cultura sia maggioritaria o minoritaria. Pongo il distinguo quantitativo perché tra non molto la nostra cultura sarà minoritaria, forse spazzata via. E qualcuno li aiuta.
Le regole globali rispettano davvero tutte le culture?
Questa riflessione va oltre gli spogliatoi e la nudità. Riguarda la nostra vita di tutti giorni, quello che fanno i vostri figli per ore ogni giorno.
Viviamo in un’epoca nella quale molte regole che incidono sulla nostra vita quotidiana non vengono più definite soltanto dai singoli Stati, ma anche da grandi piattaforme digitali utilizzate da miliardi di persone appartenenti a culture molto diverse.
Mi chiedo se, nel tentativo di adottare standard validi ovunque, non si finisca talvolta per comprimere comportamenti che, in molti Paesi europei, sono perfettamente normali e privi di qualsiasi significato sessuale.
La nudità funzionale negli spogliatoi, le saune miste diffuse in diversi Paesi del Nord Europa, il naturismo regolamentato o perfino la rappresentazione del corpo umano nell’arte classica fanno parte della storia e della cultura europea.
La domanda, quindi, non è quale cultura debba prevalere.
La domanda è se regole uniformi, pensate per contesti estremamente diversi tra loro, riescano davvero a rispettare il pluralismo culturale oppure finiscano, di fatto, per rendere meno visibili alcune tradizioni considerate perfettamente legittime da milioni di cittadini europei.
È una riflessione che, a mio parere, merita di essere affrontata senza pregiudizi.
Il rischio di provare imbarazzo nelle proprie abitudini
Ciò che mi colpisce maggiormente è un altro aspetto. Ho l’impressione che, poco alla volta, alcune persone arrivino quasi a vergognarsi della propria cultura, delle proprie consuetudini, pur non facendo nulla di offensivo o illecito. È un fenomeno sottile.
Nessuno vieta formalmente certe abitudini. Eppure, attraverso gli sguardi, le convenzioni sociali o il timore di essere giudicati, può nascere una forma di autocensura.
Quando questo accade, credo valga la pena fermarsi a riflettere. Una società realmente aperta non dovrebbe chiedere a qualcuno di rinunciare alle proprie tradizioni legittime soltanto perché altri hanno usanze differenti.
Una domanda che riguarda tutti
Continuo a fare la doccia come ho sempre fatto. Non per provocare, non per affermare una presunta superiorità culturale bianca e giudaico cristiana.
Semplicemente perché è il modo con cui sono cresciuto e che considero del tutto normale. Io e milioni di altri uomini e donne. Pazzesco anche le donne.
Per questo la domanda finale non riguarda la nudità. Riguarda il significato stesso della convivenza.
Il rispetto delle differenze consiste nel permettere a ciascuno di vivere serenamente le proprie abitudini legittime oppure nel chiedere, sempre più spesso, a qualcuno di metterle da parte per evitare di urtare la sensibilità di altri?
Mi torna in mente un brano della Guerra di Piero di Fabrizi d’Andrè: “… E mentre gli usi questa premura quello si volta, ti vede e ha paura ed imbracciata l’artiglieria non ti ricambia la cortesia” Meditate gente, meditate.
Io sono molto ospitale, casa mia è frequentata da molti, diversi tra loro con storie e abitudini anche lontane, forse opposte.
Ma nessuno, mai, sì è permesso di chiedermi di cambiare qualcosa a casa mia perché ciò che c’è non gli va bene.
Diversamente la soluzione sarebbe stata facile, immediata. Porta chiusa! Lui fuori.
Difendete i contesti, non arretrate. Ogni passo indietro è una sconfitta. Lo diceva bene De Andrè…
Giulio Valerio Santini
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