TEMPLARI – La storia dietro la leggenda | Puntata 8
Dimenticate per qualche minuto il Santo Graal. La vera storia dei Templari è già abbastanza incredibile.
Fate uno sforzo di fantasia, siete a Parigi ed è domenica, siete appena usciti dalla messa celebrata in Notre-Dame. C’è calca, rumore e forti odori di umanità varia e di animali che forse puzzano tanto quanto gli umani. Ma laggiù succede qualcosa, un assembramento direi. Andiamo a vedere…
Parigi, 18 marzo 1314.
Sono trascorsi quasi sette anni da quando Jacques de Molay, Gran Maestro dell’Ordine del Tempio, è stato arrestato dagli uomini di Filippo il Bello. L’Ordine al quale ha dedicato la vita non esiste più, le sue proprietà sono state assegnate in gran parte agli Ospitalieri e centinaia di suoi confratelli hanno conosciuto prigione, interrogatori e torture. Per Jacques de Molay è arrivato il momento della sentenza.
Davanti alla cattedrale di Notre-Dame, una commissione ecclesiastica annuncia la condanna del Gran Maestro e di altri dignitari templari al carcere perpetuo.
La vicenda potrebbe finire così, ma accade qualcosa. Jacques de Molay prende la parola e ritratta e E con quella decisione firma praticamente la propria condanna a morte.
Il Gran Maestro cambia ancora versione
Ricostruire con assoluta precisione le parole pronunciate quel giorno è impossibile, perché le cronache non ci hanno lasciato una trascrizione stenografica dell’intervento. Il significato generale, però, è chiaro.
Jacques de Molay e Geoffroy de Charny, precettore di Normandia, contestano le precedenti confessioni e riaffermano l’innocenza dell’Ordine rispetto alle accuse di eresia. È un gesto enorme.
Per anni il processo si era retto anche sulle confessioni ottenute dai vertici templari. Ora due dei più importanti uomini dell’Ordine dichiaravano pubblicamente che quelle ammissioni non rappresentavano la verità. Ma nel sistema giudiziario dell’epoca questa scelta aveva una conseguenza terribile.
Chi aveva confessato un’eresia, era stato riconciliato con la Chiesa e successivamente ritrattava poteva essere considerato un eretico recidivo. E per un eretico recidivo la pena poteva essere il rogo.
Filippo il Bello non aspetta
La reazione del re fu rapidissima. Secondo le cronache, Filippo IV decise di procedere senza attendere un nuovo lungo procedimento ecclesiastico. Quella stessa sera Jacques de Molay e Geoffroy de Charny furono condotti su una piccola isola della Senna conosciuta come Île aux Juifs, nei pressi dell’attuale Pont Neuf. Qui venne preparato il rogo. La scena sarebbe diventata una delle immagini più potenti dell’intera storia medievale.
Il Gran Maestro dell’Ordine del Tempio, dopo quasi due secoli di battaglie, ricchezze, privilegi e rapporti con papi e sovrani, moriva tra le fiamme nel centro di Parigi.
L’ultimo atto sembrava compiuto. Poi nacque la leggenda.
“Vi convoco davanti al tribunale di Dio”
Secondo una delle versioni più celebri, mentre le fiamme cominciavano a salire Jacques de Molay avrebbe pronunciato una terribile profezia. Avrebbe chiamato Clemente V e Filippo il Bello a comparire davanti al giudizio di Dio entro breve tempo.
In alcune versioni sono indicati quaranta giorni per il Papa e un anno per il re ma in altre la formulazione cambia. La frase è diventata talmente famosa da essere spesso riportata come se qualcuno l’avesse trascritta ai piedi del rogo. Non è così.
Le fonti contemporanee più affidabili descrivono il coraggio mostrato dai condannati e la loro morte, ma la celebre maledizione nella forma che conosciamo appartiene a una tradizione sviluppatasi successivamente. Eppure accadde qualcosa che rese quella storia irresistibile.
Clemente V morì davvero poco più di un mese dopo.
Il primo convocato: Clemente V
Papa Clemente V morì il 20 aprile 1314, circa un mese dopo il rogo di Jacques de Molay. La coincidenza cronologica è impressionante. Il Papa era già malato e la sua morte non presenta naturalmente alcun elemento soprannaturale documentabile, ma per chi voleva vedere nelle ultime parole del Gran Maestro una profezia il primo tassello era perfetto.
De Molay era morto il 18 marzo. Clemente V moriva il 20 aprile. Mancava Filippo.
E Filippo il Bello aveva soltanto 46 anni.
Poi cadde anche il re
Il 29 novembre 1314, otto mesi dopo il rogo, morì anche Filippo IV di Francia. Il sovrano aveva avuto un incidente durante una battuta di caccia e le sue condizioni erano rapidamente peggiorate.
Aveva 46 anni ed era stato uno dei monarchi più potenti d’Europa. In meno di nove mesi dalla morte di Jacques de Molay erano quindi scomparsi entrambi gli uomini che la tradizione avrebbe indicato come destinatari della sua maledizione.
Per un cronista medievale, e ancora di più per le generazioni successive, era materiale narrativo semplicemente irresistibile. Il Gran Maestro bruciato ingiustamente aveva chiamato i suoi persecutori davanti al tribunale divino. E Dio sembrava aver risposto.
Ma la maledizione fu pronunciata davvero?
Qui dobbiamo applicare la regola fondamentale della nostra saga ossia distinguere ciò che sappiamo da ciò che vorremmo fosse accaduto.
Sappiamo che Jacques de Molay fu bruciato il 18 marzo 1314; sappiamo che Clemente V morì il 20 aprile; sappiamo che Filippo IV morì il 29 novembre. Queste date non appartengono alla leggenda ma sono storia.
Quello che non possiamo dimostrare è che De Molay abbia pronunciato dal rogo la famosa convocazione del Papa e del re nei termini tramandati dalla tradizione. Le cronache successive contribuirono progressivamente a costruire e amplificare il racconto.
È il classico meccanismo attraverso il quale nasce una leggenda perfetta. Parte da fatti autentici e aggiunge un elemento impossibile da verificare, ma talmente coerente con ciò che accadde dopo da sembrare vero.
E la storia diventò ancora più incredibile
Filippo il Bello aveva tre figli maschi: Luigi X, Filippo V e Carlo IV. Tutti e tre sarebbero diventati re di Francia. E tutti e tre sarebbero morti senza lasciare un erede maschio capace di continuare direttamente la dinastia capetingia.
Luigi X morì nel 1316, Filippo V nel 1322 e Carlo IV nel 1328.
Con la morte di Carlo si estinse la linea maschile diretta dei Capetingi. A quel punto la leggenda della maledizione templare trovò nuovo alimento. Non era più morto soltanto Filippo. Sembrava che la condanna avesse colpito la sua discendenza. Ancora una volta, però, dobbiamo separare coincidenza e causalità. La crisi dinastica francese ha spiegazioni perfettamente storiche.
Ma provate a raccontare a qualcuno del XIV secolo che un Gran Maestro è stato bruciato dal re, che Papa e sovrano sono morti pochi mesi dopo e che nell’arco di quattordici anni tutti e tre i figli maschi del re sono morti senza assicurare continuità alla dinastia. Poi provate a convincerlo che la maledizione non c’entra nulla. Buona fortuna.
I “Re maledetti”
La potenza narrativa di questa storia è sopravvissuta fino all’età contemporanea. Nel Novecento lo scrittore francese Maurice Druon trasformò gli ultimi Capetingi nei protagonisti della celebre saga Les Rois maudits, I Re maledetti, contribuendo enormemente alla diffusione moderna della maledizione di Jacques de Molay.
La letteratura ha fatto ciò che fa spesso con i Templari: ha preso una sequenza di eventi storici già straordinaria e l’ha trasformata in un racconto ancora più potente. Ed è proprio per questo che, sette secoli dopo, continuiamo a ricordare quella sera sulla Senna.
Ma Filippo aveva davvero vinto?
A prima vista sì. L’Ordine era stato soppresso e Jacques de Molay era morto. Le strutture templari in Francia erano state smantellate. Il re aveva eliminato un’organizzazione potente e autonoma che ormai considerava politicamente indesiderabile. Ma c’è un dettaglio curioso. Filippo riuscì a distruggere i Templari ma non riuscì a distruggere il mito dei Templari. Anzi, contribuì involontariamente a crearlo.
Se l’Ordine fosse lentamente scomparso dopo la perdita della Terrasanta, probabilmente oggi sarebbe soprattutto materia per storici medievalisti. Gli arresti simultanei, le accuse scandalose, le torture, il processo, Baphomet, il Papa esitante, il Gran Maestro sul rogo e la morte ravvicinata dei suoi due principali avversari trasformarono invece la fine del Tempio in una delle più potenti fabbriche di leggende della storia occidentale. E manca ancora un ingrediente cari lettori, forse il più importante di tutti. Il tesoro.
Quando gli uomini di Filippo entrarono nelle case templari nell’ottobre 1307, che cosa accadde alle ricchezze liquide dell’Ordine? Esisteva davvero un tesoro centrale? Qualcuno riuscì a portarlo via? Partirono carri prima degli arresti?
E soprattutto, esisteva davvero una flotta templare scomparsa dal porto di La Rochelle? Da qui in poi entriamo nella parte più pericolosa della nostra saga, quella nella quale la storia comincia a dissolversi nella leggenda.
Nella prossima puntata. Dov’è finito il tesoro dei Templari?
Seguiremo oro, documenti, proprietà e presunte navi scomparse cercando di capire che cosa Filippo il Bello riuscì realmente a sequestrare e che cosa potrebbe essere sfuggito ai suoi uomini.
Passeremo da La Rochelle alla Scozia e al Portogallo, inseguendo la domanda che accompagna i Templari da sette secoli. Il tesoro esisteva davvero?
State pronti cari lettori!
Giulio Valerio Santini
VERO, PROBABILE O LEGGENDA?
Jacques de Molay fu bruciato il 18 marzo 1314: VERO.
Morì insieme a Geoffroy de Charny: VERO. Entrambi furono considerati eretici recidivi dopo avere ritrattato le precedenti confessioni.
Il rogo avvenne su un’isola della Senna a Parigi: VERO. Le fonti collocano l’esecuzione sull’Île aux Juifs.
De Molay maledisse Clemente V e Filippo il Bello: LEGGENDA BASATA SU UNA TRADIZIONE SUCCESSIVA. Non disponiamo di una fonte contemporanea sufficientemente solida che riporti la celebre maledizione nella forma tramandata successivamente.
Clemente V morì poco dopo De Molay: VERO. Morì il 20 aprile 1314.
Filippo il Bello morì nello stesso anno: VERO. Morì il 29 novembre 1314, a 46 anni.
I tre figli maschi di Filippo diventarono tutti re e morirono senza garantire la prosecuzione maschile diretta della dinastia: SOSTANZIALMENTE VERO. La successione fu più complessa, anche per la breve vita di Giovanni I, figlio postumo di Luigi X, ma nel 1328 la linea maschile diretta capetingia si estinse.
La dinastia fu distrutta dalla maledizione templare: LEGGENDA. La coincidenza degli eventi contribuì enormemente alla nascita del mito, ma non esiste ovviamente alcuna prova di un rapporto causale.
Fonti essenziali
Malcolm Barber, The Trial of the Templars, Cambridge University Press – riferimento fondamentale per la fase finale del processo e la morte di Jacques de Molay.
Malcolm Barber, The New Knighthood: A History of the Order of the Temple, Cambridge University Press – per la storia complessiva dell’Ordine.
Alain Demurger, Jacques de Molay: Le crépuscule des Templiers – studio dedicato alla figura dell’ultimo Gran Maestro.
Helen J. Nicholson, The Knights Templar – per il confronto tra storia documentata e tradizione templare.
Cronache medievali relative alla morte di Jacques de Molay – fondamentali per distinguere le testimonianze più vicine agli eventi dalle successive elaborazioni della maledizione.
Leggi anche: https://www.nationaldailypress.it/pergamena-chinon-papa-templari/
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