Un esame medico porta la storica e giornalista Lucetta Scaraffia ad indagare sulla sua famiglia. Una ricerca difficile e coperta da un grande segreto. La scoperta delle origini ebraiche riporta alla grande Storia: per gli ebei, il XIX secolo è’ stato un periodo non solo di migrazioni ma anche di numerose conversioni al cristianesimo per paura.
Chi è ebreo?
Comunanza religiosa, identità linguistica, riti, tradizioni e, soprattutto, la necessità di una madre ebrea. “ Cosa resta di ebreo in un ebreo convertito?”
La svolta nelle ricerche dell’autrice: scopre che l’artista Adolfo Wildt è un suo antenato. L’autrice ripercorrendo la vita dell’artista e scopre che nel 1917, a seguito dei riconoscimenti artistici ottenuti, lo scultore decide, su consiglio di un amico, d’inventarsi un’origine svizzera così da fugare ogni dubbio sulle origini ebraiche.

In questo libro
Viene dedicata anche una profonda riflessione sull’atteggiamento tenuto dalla Chiesa cattolica nei confronti del popolo ebraico. L’autrice ripercorre gli atteggiamenti di antigiudaismo tenuto dai cattolici in particolare nei primi anni del Novecento quando si guardavano con sospetto i convertiti .
“La nazionalità giudaica rimane nei convertiti fino alla seconda o terza generazione “ così riporta un articolo del gesuita Mario Barbera uscito su La Civiltà Cattolica nel 1937. Papa Pio XII per primo non condanno’ mai l’antisemitismo. La storia racconta di tanti gesti umani nei confronti degli ebrei sono stati fatti dai singoli preti non sempre supportati dall’alto clero.
Tantissimi gli spunti di riflessione a partire dai numerosi testi citati. Con questo libro, l’autrice da’ voce ai “tanti scomparsi nella Shoah, ai tanti che son rimasti nascosti, ai poveri ebrei emarginati che, per sopravvivere, per difendersi, si convertirono “.Milan Kundera ha scritto:” Per liquidare i popoli..si comincia col privarli della memoria”. Questo saggio è un punto fermo per chi, magari di famiglia convertita, non vuole perdere questo pezzo di storia.

Lucetta Scaraffia è storica e giornalista di notevole rilievo. ha insegnato Storia Contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Ha insegnato anche alla Sorbona a Parigi. Collabora con diverse testate giornalistiche fra le quali Il Foglio, Il Corriere della sera e La Stampa. Nel 2017, per la sua attività di storica, ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Francese, il titolo di Ufficiale della legione d’onore.
Ha scritto un saggio breve ma molto ricco. Si è documentata solo dopo aver scoperto le Sue origini o anche prima sentiva un’attrazione per il “ mondo ebraico”?
“Ho sempre provato interesse per gli scrittori ebrei, come penso tutti gli intellettuali occidentali. E’ molto diffusa la consapevolezza dello stretto rapporto che essi hanno con le nostre radici comuni, li sentiamo vicini, così vicini che possono aiutarci a capire meglio anche molti dei nostri pensieri, dei nostri atteggiamenti. Scrittori come Roth o Zweig, hanno sentito le contraddizioni della modernità prima di noi, così come le sentono alcuni dei più importanti scrittori israeliani e ebrei del nostro tempo.
Per non tener conto, poi, dei grandi intellettuali come Benjamin, Freud, Levinas, e altri che fanno parte del patrimonio di pensiero condiviso da tutti gli intellettuali della mia generazione. Dal punto di vista della cultura, siamo tutti “ebrei” e ne dovremmo essere consapevoli”.

ebraiche?
“Cercare di capire meglio cosa significa essere ebrei, come si trasmette l’identità ebraica, e
analizzarne la differenza con le altre identità, moderne, con le quali definivo me stessa.
La discendenza materna definisce l’identità ebraica anche se la persona non ne professa la religione, se vive lontana dalla comunità ebraica e non ne conosce alcun aspetto.
E’ questo carattere antico di trasmissione, che non richiede la scelta individuale, che mi ha colpita di più. Penso che sia proprio questa particolare caratteristica ad avere consentito al popolo ebraico di esistere per un lasso così lungo di tempo, senza unità territoriale e politica, ma solo religiosa- culturale, di sussistere anche senza la consapevolezza, e il consenso, del soggetto. Mi stupisce ed è per me oggetto di ammirazione la persistenza di questa caratteristica arcaica in un popolo che ha saputo così bene e con tanto successo entrare nella modernità”.
Cosa L’affascina di più della cultura ebraica?
“Questa tradizione antichissima, questa fedeltà alle proprie origini, che si sposa con una capacità straordinaria di adattamento culturale, che ha fatto degli ebrei una popolazione eccezionale. La discussione continua sui libri sacri li ha resi poi particolarmente predisposti all’attività intellettuale, al ragionamento critico, e quindi stimolo perenne delle società presso le quali hanno vissuto”.

Spunti di riflessione ne fornisce molti nel Suo libro ma se dovesse consigliare i libri che Le sono piaciuti di più per conoscere l’ebraismo, quale sceglierebbe?
“Certo i libri di Jankélévitch, filosofo vissuto in Francia che ha molto riflettuto sul rapporto fra cultura ebraica e tradizione occidentale, e in particolare sull’assimilazione e la conversione. Ma anche quelli di un’altra filosofa, allieva di Levinas, Catherine Chalier, che sa spiegare ai “profani” aspetti complicati e affascinanti della tradizione ebraica rendendola accessibile anche a persone digiune di quella cultura come me. Per fortuna, molti dei suoi libri sono tradotti in italiano”.
Leggerlo perché
E’ un breve saggio molto ricco d’informazioni.
Neo
Lascia una grande curiosità sulle proprie origini

