C’è una frase scolpita nel diritto da oltre duemila anni:
Vi vim repellere licet – “È lecito respingere la forza con la forza.”
Una formula semplice, chiara, logica. Un diritto naturale prima ancora che giuridico.
Eppure oggi, in Italia, chi la esercita rischia di finire sotto processo. Chi si difende, spesso, viene trattato peggio di chi aggredisce.
Il principio svuotato
La legittima difesa, come definita dall’art. 52 del Codice Penale, è diventata un campo minato giuridico.
Per ogni cittadino che si trova costretto a difendersi da una rapina, da uno stupro, da un’aggressione notturna nella propria abitazione o nel proprio esercizio commerciale, la legge non offre uno scudo, ma una selva di condizioni, clausole, valutazioni sulla proporzionalità e sull’intenzionalità.
In tanti casi, chi reagisce è costretto a dimostrare di non aver “esagerato”. Intanto chi ha violato, minacciato, colpito… è già fuori pronto a reiterare questo o altri reati. Se non a vendicarsi delle sue vittime ree di avere sporto denuncia.
La realtà delle strade
Nelle città italiane cresce ogni giorno la paura di essere aggrediti. Donne molestate sui mezzi pubblici, anziani scippati, commercianti derubati a ripetizione, famiglie che vivono nella paura che qualcuno sfondi la porta di notte o che occupi la loro casa se vanno qualche giorno in vacanza o in ospedale. In alcuni quartieri di grandi città italiane ci sono famiglie che vivono in ostaggio di delinquenti che si sono appropriati di interi condomini.
Ma state tranquilli, c’è chi vigila
Ma cosa avete capito? Non su di voi, sulla vostra serenità o sulla sicurezza della vostra famiglia, delle persone a voi care, sul principio per ora costituzionalmente garantito della proprietà privata.
No, vi sbagliate cari lettori. Vigila affinché nessuno – badate bene e tenete a mente – metta in discussione i diritti dei criminali, in particolare se stranieri irregolarmente presenti sul territorio italiano. In questo caso assistiamo a una magistratura molto reattiva, tempestiva come non mai; ad assistenti sociali iperattivi, gli stessi che normalmente…
Ma scusate potete tenere in carcere un povero stupratore che magari nel corso del reato si è fatto pure male per la resistenza di quella stupida donna? Ma poteva ben passare da un’altra parte, poteva stare a casa, non vestirsi così. Dovete capire, questi uomini non sanno, non comprendono la nostra cultura fatta di rispetto e di regole.
Noi ci prendiamo quello che non abbiamo
Loro: “Noi…ci prendiamo quello che non abbiamo, peggio per voi”. La frase è stata pronunciata, più volte e con strafottenza, in una trasmissione televisiva da uno pseudo rappresentante dei “Maranza”. Credo spieghi ogni cosa a chiunque anche a chi vuol fare il sordo per convenienza politica.
I colpevoli chi sono?
Siete voi i colpevoli cari lettori, non avete fatto abbastanza per integrare questi signori che ogni giorno si danno un gran daffare per imparare le nostre regole, i nostri costumi, la nostra storia e la nostra arte. Lo vedete vero, tutti i giorni, vicino a casa vostra e rimanete impressionati da tanta buona volontà. E voi insensibili, brutti bianchi occidentali cattivi…
E meno male che abbiamo tutti questi politici che si impegnano per loro. Intanto i nostri anziani, percettori di pensioni miserevoli, rovistano dei cassonetti dei rifiuti, le code a “Pane quotidiano” sono piene di italiani in giacca e cravatta che non arrivano a fine mese. Tranquilli finirà presto, sono arrivate le “risorse” che salveranno questo Paese. Qualche imprenditore sicuramente, che finalmente avrà la mano d’opera che cercava, e chi se ne frega degli altri. Sono gli stessi che per decenni hanno urlato al costo del lavoro troppo alto e ora ci troviamo con i salati più bassi d’Europa e forse non solo.
I numeri ufficiali
Ma noi sporchi anche se bianchi ma certo occidentali diciamo continuamente bugie per sostenere le nostre tesi. Ma i numeri, quelli ufficiali, parlano chiaro.
Secondo il Ministero dell’Interno, nel Rapporto sulla criminalità 2023:
- a fronte di una popolazione straniera residente in Italia pari a circa il 9% (mica poco eh),
- la percentuale di denunce a carico di cittadini stranieri raggiunge punte del 30–35% in reati predatori e violenti, con picchi superiori al 40% in alcune aree metropolitane (ci credo non li integrate cattivi che non siete altro)
- in particolare, per reati come furto, rapina e violenza sessuale, l’incidenza è significativamente molto più alta rispetto alla proporzione demografica.
Questi numeri non giustificano generalizzazioni (forse), ma certo impongono una riflessione politica e culturale: la percezione di insicurezza è fondata. E chi subisce ogni giorno violenza e soprusi ha il diritto di difendersi. E poi una domanda cui dovete rispondere a voi stessi. È sempre vero e giusto il principio di non generalizzazione? Ma se le percentuali in un fenomeno sono altissime, scusate, forse è lecito generalizzare evidenziando certo che ci sono eccezioni. O no?
Difendersi non è una colpa
Quando una donna reagisce a un tentativo di stupro, quando un padre difende la propria famiglia, quando un anziano colpisce chi gli entra in casa per derubarlo, non dovrebbe esistere il sospetto automatico di eccesso colposo. È legittima difesa. Punto!
Non stiamo parlando di far west, ma di autotutela temporanea davanti a un’aggressione ingiusta e attuale. La legge dovrebbe proteggerla, non appesantirla.
Invece, nel clima attuale, la paura di essere aggrediti è superata solo dalla paura di doversi difendere. Perché il rischio è di finire imputati, di subire una gogna mediatica di certa parte, di sostenere spese legali capaci di dissolvere i risparmi di una vita e inoltre di pagare risarcimenti a chi ti ha attaccato. La casistica è ampia, purtroppo.
Di chi è il diritto?
Lo Stato sembra aver dimenticato da che parte stare.
I diritti sono diventati asimmetrici:
- a chi infrange la legge, tutte le garanzie;
- a chi la rispetta, l’obbligo di subirla in silenzio.
È giusto chiedersi: la legittima difesa è ancora un diritto? O è diventata un’eccezione concessa con il contagocce?
Un principio da riscrivere nel cuore della legge
Il principio romano vi vim repellere licet non dovrebbe finire nelle note a piè di pagina dei manuali di diritto penale. Dovrebbe tornare al centro del patto tra Stato e cittadini: chi rispetta la legge deve sapere che sarà difeso se viene attaccato.
Non deve temere di dover scegliere tra subire o finire sotto processo.
Perché finché chi si difende viene giudicato più duramente di chi aggredisce, non c’è giustizia. C’è abbandono.
Difendersi è un diritto. Per gli onesti. Senza scuse!
Giulio Valerio Santini

