Killed in Action
“Nessuno notò, quella sera, una macchina davanti all’ambasciata.
Un clochard ubriaco, veterano di guerra, credette per un secondo di aver visto il Presidente Kennedy scendere dall’auto con suo fratello. Il giorno dopo, però, giurò e spergiurò che Patton in persona era venuto a fargli l’elemosina, perdendo dunque ogni credibilità e passando il resto della vita a domandarsi se, quella notte, si fosse immaginato tutto.
Le famiglie dei marinai ricevettero una visita da un ufficiale: il sottomarino con a bordo i loro cari risultava disperso nel Mediterraneo.
La sigla KIA “Killed in Action“, venne apposta ai nomi dei militari due settimane dopo, per salvaguardare le apparenze. Al funerale il Presidente Kennedy in persona parlò: disse che avevano dato la vita nel servire un bene più grande.
A tutti venne assegnato il Purple Heart, medaglia al valore per combattenti morti o gravemente feriti in servizio. Venne assegnata anche la Intelligence Medal della CIA, un riconoscimento, unico nel suo genere, emesso dall’Agenzia su pressione del direttore in persona. Quest’ultimo ha la caratteristica di poter essere conferito “in segreto”, senza che, cioé, nessuno, neanche il ricevente, venisse informato. I loro nomi furono, poi, scritti nel “libro dei caduti” all’ingresso del quartier generale dell’Agenzia, a Langley, le cui pagine, rivestite di una lamina metallica, vennero sigillate tra di loro per sempre.
Vennero messe, nel muro dell’ingresso, delle stelle senza nome a commemorare il sacrificio. Nel cimitero militare di Harlington si tenne una cerimonia privata, cui parteciparono il Presidente, il Segretario di Stato, il Segretario alla Giustizia, il Segretario della Difesa, il Direttore della CIA e il Capo di Stato Maggiore Congiunto.
Ognuno di loro lodò i caduti per il loro essenziale e importante servizio alla nazione: le file di bambini orfani, parenti in lacrime e mogli disperate non potevano sapere quanto ciò fosse vero.”

