Venticinque anni dopo le Torri Gemelle, quasi 150.000 persone sono ancora seguite dal programma sanitario dedicato a soccorritori e sopravvissuti. Tumori e malattie croniche raccontano un 11 settembre che non è mai veramente finito
Quando pensiamo all’11 settembre 2001 vediamo gli aerei, le Torri Gemelle, il fuoco, uomini e donne che fuggono coperti di polvere e infine quella nube gigantesca che inghiotte Lower Manhattan.
Poi ricordiamo il numero: 2.977 vittime. È il bilancio degli uomini e delle donne uccisi negli attentati di quel giorno, esclusi i diciannove terroristi. Ma venticinque anni dopo sappiamo che quella cifra racconta soltanto la prima parte della tragedia.
Oggi quasi 150.000 persone sono seguite dal World Trade Center Health Program, il programma federale americano che monitora e cura soccorritori, lavoratori e sopravvissuti esposti alle conseguenze degli attentati.
Dietro quel numero c’è un’altra storia dell’11 settembre, molto meno fotografata ma ancora in corso.
Quella nube non era soltanto polvere
Quando le Torri Gemelle crollarono, Manhattan fu investita da una gigantesca nube composta dai materiali polverizzati degli edifici e da numerosi contaminanti.
Migliaia di vigili del fuoco, poliziotti, sanitari, volontari e lavoratori entrarono nell’area nelle ore e nei giorni successivi, continuando spesso a lavorare per settimane tra le macerie di Ground Zero.
Oggi il conto sanitario di quella esposizione continua ad arrivare.
Al 30 giugno 2026 il programma sanitario aveva registrato circa 85.000 certificazioni per condizioni di salute correlate al World Trade Center. Circa la metà era collegata all’inalazione o all’ingestione delle polveri tossiche e circa il 30% riguardava tumori.
Non stiamo più parlando soltanto della mattina dell’11 settembre. Stiamo parlando dei venticinque anni successivi.
Oltre 9.000 persone seguite dal programma sono morte
C’è poi un numero impressionante, che deve però essere letto correttamente. Più di 9.000 persone monitorate dal World Trade Center Health Program sono morte dal 2001.
Non significa che siano tutte morte a causa dell’11 settembre: le autorità sanitarie sottolineano che non è possibile attribuire ogni singolo decesso all’esposizione di Ground Zero.
Ma la dimensione del fenomeno rimane enorme. Tanto che il Congresso americano ha previsto l’operatività del programma sanitario fino al 2090. Una data che dice più di molte commemorazioni: significa che gli Stati Uniti prevedono di curare le conseguenze dell’11 settembre ancora per decenni.
E adesso arrivano i bambini dell’11 settembre
C’è poi una pagina ancora più inquietante. Quando crollarono le Torri Gemelle, circa 25.000 bambini e ragazzi vivevano o frequentavano scuole nelle vicinanze del World Trade Center. Alcuni erano neonati, altri erano ancora nel grembo materno.
Respirarono anch’essi quella nube. Oggi quei bambini hanno trent’anni, quaranta o poco più e soltanto adesso sta per partire un grande progetto destinato a studiare sistematicamente le conseguenze a lungo termine dell’esposizione subita durante l’infanzia.
Il CDC americano ha previsto la creazione del World Trade Center Youth Research Coordinating Center, destinato a individuare e seguire persone che all’epoca avevano meno di 21 anni, comprese quelle ancora nel grembo materno. Il programma potrà ricevere fino a 50 milioni di dollari e l’avvio è previsto nel 2027.
La domanda alla quale la medicina deve ancora rispondere è terribile nella sua semplicità: che cosa accade, dopo venticinque o trent’anni, a un bambino che ha respirato quella polvere?
Il secondo bilancio dell’11 settembre
Per venticinque anni abbiamo contato i morti dell’11 settembre guardando indietro. Forse dobbiamo cominciare a guardare anche avanti.
Ci sono le 2.977 persone assassinate dai terroristi di al-Qaeda quella mattina, ma ci sono anche decine di migliaia di uomini e donne che hanno portato nel proprio corpo le conseguenze di ciò che accadde: vigili del fuoco, poliziotti, medici, operai, volontari, residenti e studenti.
E ci sono bambini diventati adulti che soltanto adesso potrebbero scoprire quale prezzo abbia lasciato dentro di loro quella mattina di settembre.
La strage infinita
Forse è questa l’immagine dell’11 settembre che conosciamo meno.
Non l’aereo che entra nella Torre Sud, non le Torri che crollano, ma un uomo che venticinque anni dopo entra ancora in ospedale per controllare i propri polmoni, una donna che combatte contro un tumore, un vigile del fuoco sopravvissuto alle Torri che continua a domandarsi che cosa abbia respirato quel giorno.
E un bambino del 2001, ormai adulto, che potrebbe essere chiamato a partecipare a uno studio medico per capire che cosa quella nube abbia lasciato nel suo organismo.
L’attentato dell’11 settembre durò poche ore. Le sue conseguenze stanno attraversando una generazione. E forse è questo il numero più terribile di tutti: non sappiamo ancora quando potremo smettere di contare.
Giulio Valerio Santini
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