Ciechi al rosso, Aliyeh Ataei, Utopia editore, 2026
Un viaggio in emergenza su un pick – up per salvare il padre dalle convulsioni.
Così si apre il racconto della ancora piccola Aliyeh Ataei. Un braccio nella bocca del padre durante una crisi epilettica. Forse non sentivo il dolore proprio perché era troppo forte .
Parole che entrano nel cuore e non ne escono.
Ancora bambina, nel suo paese di confine fra Afghanistan e Iran, vive anni di lotta e di guerra. Pulisce le armi, vede i morti, cresce fra pianti e urla delle donne e s’informa sulla politica.
“ E tu che ne sai dei comunisti, piccola mia?”
“ Vi prendono le terre, le danno agli altri e poi uccidono tutti”
“ Magari fosse solo questo! I terreni si possono riprendere ma la vita, l’onore, la patria… piccola mia, mi dispiace per te che una patria non ce l’hai più “.
“ E, mentre ci azzuffiamo, gli stranieri s’impadroniscono di casa nostra. E’ semplice, ci divoriamo tra di noi e gli altri ci divorano. Noi recitiamo il Corano prima di sgozzarci fra i fratelli, loro a farsi il segno della croce prima di bombardarci. “

I giochi di bambina: la cattura degli scorpioni. Questi venivano imprigionati nei barattoli e poi si attendeva la loro morte scommettendo su chi sarebbe stato il più forte. Da carnefice a vittima. Un’invasione di scorpioni provoca la morte di numerosi bambini a causa dei loro morsi.
Il ritmo del tempo non è lo stesso per chi va e per chi resta. A chi resta, il tempo scorre addosso, chi va ci rimane intrappolato dentro.
Una bambina che non sa cucinare. In Iran e in Afghanistan la ricetta dello spezzatino di bamie è la stessa ma il gusto cambia.
Una ragazza che “ non da frutti” così dicevano della protagonista in famiglia. “ Poco donna e anche testona”. Ma quando l’amore aveva bussato il suo cuore, ci aveva provato a cucinare, a rendersi più amabile.
Ma, un promesso sposo che muore troppo presto; una famiglia che non dimentica la morte del figlio, che cerca vendetta. Ma anche il desiderio di sopravvivere, di ricominciare.
Per sapere come sta un paese, bisogna chiedersi come stanno le sue donne.
L’autrice si ritrova a parlare dall’Afghanistan con una parente che invece ha lasciato il suo paese ancora piccola per andare in America. Ma come può spiegarle che qui le donne non contano nulla, la vita non conta nulla?
Ciechi al rosso. Al rosso del sangue versato.
La patria? Crescere sul confine. La patria diventa un concetto astratto. Chi ha detto che la patria di eredità? Noi fili vaganti abbiamo ereditato solo i ferri per cucirla. Ovunque arriviamo, iniziamo a tessere case, una più fragile dell’altra, più esili di una ragnatela.
L’incontro con Malala, regista attivista afghana, che vuole realizzare un documentario sulla sua vita, e’ l’occasione per riflettere su cosa sia e quale sia la patria.
“ Tornerai in Afghanistan?”
La domanda chiave del documentario, la domanda della vita per la protagonista del romanzo.
Una risposta secca, un dubbio che tormenta.
Rivivere dentro di sé la vita di tutti i suoi familiari, le loro scelte, le loro lotte, le loro sconfitte. Il loro sangue. Il rosso.
Penso che l’uomo, in fondo, ha bisogno di appartenere a un luogo: non si può vivere per sempre in bilico. Prima o poi devi chiarirti le idee e fare una scelta.
Una scrittura schietta, semplice ma d’impatto. L’autrice non cerca mai di forzare il racconto o di coinvolgere il lettore con artifici letterari. E’ una narrazione autentica, schietta. Le lacrime al lettore arrivano da sole.
Aliyeh Ataei è nata in Iran nel 1981 nella zona di confine con l’Afghanistan. Scrive in persiano. Dopo la Laurea, si trasferisce a Teheran dove si specializza in sceneggiatura. Sostenitrice dei diritti delle donne, le sue opere affrontano il tema dell’identità, della frontiera e dell’emigrazione. Collabora con diverse testate giornalistiche e ha scritto numerosi saggi che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti.
Leggerlo perché
E’ un tuffo in una realtà che troppo spesso sentiamo lontana
Neo
Nessuno. E’ una lettera doverosa.
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