TEMPLARI – La storia dietro la leggenda | Puntata 2
Dimenticate per qualche minuto il Santo Graal. La vera storia dei Templari è già abbastanza incredibile.
Più proseguo in questa saga e più il mio interesse per i Templari cresce, direi in modo esponenziale. Tutta la loro storia è piena di fascino, intrighi e misteri. Un mix che non lascia indifferenti. State con me, cerchiamo di capire e ogni tanto lasciamoci andare e immergiamoci anche nella leggenda.
Immaginate ora di essere un ricco pellegrino europeo del XII secolo diretto a Gerusalemme. Vi aspettano migliaia di chilometri attraverso strade insicure, porti, navi, territori sconosciuti e luoghi nei quali essere stranieri ben vestiti equivale quasi a dichiarare di avere denaro con sé.
Potete nascondere le monete sotto gli abiti, sistemarle nei bagagli oppure affidarvi a uomini armati. Qualunque soluzione scegliate, però, rimane un problema: se qualcuno vi deruba durante il viaggio, avete perso tutto.
A questo punto entra in scena un’organizzazione presente sia in Europa sia in Terrasanta, riconosciuta dalla Chiesa, protetta da importanti privilegi e dotata di case, proprietà e uomini distribuiti lungo alcune delle principali direttrici percorse da pellegrini e crociati.
Sono i Templari. Ed è qui che nasce una delle affermazioni più fortunate sulla loro storia. I Cavalieri del Tempio avrebbero inventato la banca moderna.
La realtà è più complicata, perché i Templari non inventarono le banche e nemmeno il credito. Operazioni finanziarie sofisticate esistevano molti secoli prima della nascita dell’Ordine. Tuttavia, tra XII e XIII secolo, i Templari svilupparono una capacità di custodire, amministrare e trasferire ricchezze su scala internazionale. Cosa che li rese protagonisti della finanza medievale.
Ed è proprio questa parte della loro storia a essere sorprendentemente moderna.
Una rete che valeva più di una cassaforte
Per comprendere il loro successo bisogna dimenticare per un momento i cavalieri sul campo di battaglia e osservare una mappa.
Nel corso del XII e XIII secolo l’Ordine costruì una rete di precettorie, case e proprietà distribuite in gran parte dell’Europa occidentale e nel Mediterraneo. Quelle strutture amministravano terre e rendite, raccoglievano donazioni e trasferivano risorse verso l’Oriente latino. Dove mantenere cavalieri, cavalli e fortificazioni richiedeva quantità enormi di denaro.
I Templari dovevano quindi risolvere continuamente un problema che conosciamo ancora oggi. Come spostare valore senza spostare fisicamente grandi quantità di denaro?
Trasportare monete era costoso e pericoloso. Un documento contabile, invece, poteva viaggiare con rischi molto inferiori.
La forza templare non consisteva quindi soltanto nel possedere denaro. Ma nell’avere una rete internazionale affidabile capace di riconoscere documenti, registrare operazioni e regolare rapporti finanziari tra luoghi lontani.
Il pellegrino poteva davvero partire senza portarsi dietro il tesoro?
Qui bisogna distinguere ancora una volta il fatto storico dalla versione diventata popolare.
Spesso è raccontato che un pellegrino potesse consegnare il proprio denaro a una casa templare in Europa, ricevere un documento e presentarlo successivamente in Terrasanta per ritirare l’equivalente della somma depositata.
Il principio è plausibile e trova riscontro nell’attività finanziaria dell’Ordine, ma definirlo semplicemente una “carta di credito medievale” è fuorviante.
I documenti utilizzati potevano registrare depositi, crediti e operazioni finanziarie. Mentre la rete templare permetteva di evitare in diversi casi il trasferimento materiale della stessa quantità di moneta da un luogo all’altro. Non esisteva però una carta universalmente spendibile paragonabile alle nostre carte di credito.
La differenza è importante, perché ciò che fecero realmente i Templari è abbastanza interessante da non avere bisogno di essere modernizzato artificialmente.
Quando i re affidano i soldi ai monaci guerrieri
Il salto di qualità arrivò quando i clienti non furono più soltanto pellegrini, nobili o crociati. Arrivarono i re.
A Parigi la casa templare, il celebre Temple, divenne un centro finanziario di enorme importanza. I Templari svolsero per la monarchia francese funzioni che oggi assoceremmo, con tutte le cautele necessarie, alla gestione di una tesoreria.
Ricevevano denaro, custodivano valori, registravano entrate e uscite ed effettuavano pagamenti per conto della Corona. Non erano più soltanto monaci guerrieri.
Erano diventati uomini ai quali un sovrano poteva affidare una parte fondamentale delle proprie finanze. E la Francia non rappresentava un caso isolato.
Anche in Inghilterra i Templari ebbero rapporti finanziari stretti con la monarchia. Re, nobili e grandi proprietari potevano utilizzare le loro strutture per depositare oggetti preziosi, documenti e denaro.
Il motivo era semplice: l’Ordine possedeva qualcosa che nel Medioevo valeva quasi quanto l’oro. La fiducia.
Una banca che non era una banca
Definire i Templari “banchieri” è comodo, ma rischia di farci osservare il Medioevo con categorie moderne.
L’Ordine non era nato per fare profitti finanziari e la sua attività principale rimaneva religiosa e militare. Inoltre, il mondo medievale conosceva già mercanti, cambiavalute e operatori specializzati nel credito.
I Templari disponevano però di una combinazione eccezionale di caratteristiche: erano presenti in numerosi territori, godevano di prestigio religioso, possedevano strutture fortificate, mantenevano sistemi amministrativi relativamente sofisticati e potevano trasferire risorse all’interno della propria organizzazione.
In altre parole, avevano costruito una rete. Ed è la rete, molto più di una fantomatica invenzione della carta di credito, a rappresentare la loro grande innovazione organizzativa.
Ma prestavano denaro?
Anche qui la risposta richiede cautela.
Il cristianesimo medievale condannava l’usura. Intesa in termini molto più ampi rispetto al significato che attribuiamo oggi alla parola. Prestare denaro applicando apertamente un interesse poteva quindi creare seri problemi religiosi. Questo non impediva al credito di esistere.
Le operazioni potevano essere strutturate attraverso rendite, cambi valutari, garanzie, commissioni e altri strumenti capaci di remunerare indirettamente chi forniva il capitale o il servizio finanziario.
Anche i Templari furono coinvolti in prestiti e anticipazioni, soprattutto nei rapporti con monarchi e grandi personaggi. Il loro ruolo finanziario, tuttavia, non deve essere trasformato nell’immagine di una moderna banca commerciale medievale.
La loro forza era soprattutto custodire, amministrare e trasferire ricchezza.
Il paradosso dei cavalieri poveri
Ed eccoci davanti a uno dei più affascinanti paradossi templari. Il singolo cavaliere professava la povertà, mentre l’organizzazione alla quale apparteneva poteva amministrare patrimoni enormi.
Non esiste necessariamente una contraddizione. La povertà riguardava il membro dell’Ordine, che non doveva possedere personalmente beni e ricchezze. L’Ordine, invece, aveva bisogno di risorse per finanziare la propria missione.
E quella missione era costosissima. Un cavaliere necessitava di cavalli, armi, armatura, servitori e rifornimenti. Le fortezze dovevano essere costruite e mantenute, le guarnigioni alimentate e gli uomini trasferiti attraverso il Mediterraneo.
Dietro ogni cavaliere templare lanciato in battaglia esisteva quindi una gigantesca struttura economica che doveva produrre e trasferire continuamente risorse.
Il mantello bianco e la croce rossa erano soltanto la parte più visibile.
Il denaro che un giorno sarebbe diventato una condanna
Questa capacità finanziaria contribuì enormemente alla potenza dell’Ordine, ma creò anche qualcosa di molto più pericoloso: rapporti finanziari con uomini politicamente potentissimi.
Tra questi ce n’era uno destinato a cambiare per sempre la storia templare. Filippo IV di Francia, detto Filippo il Bello. Quando, all’inizio del XIV secolo, il re decise di colpire l’Ordine, la monarchia francese aveva alle spalle una lunga storia di rapporti finanziari con i Templari.
Sarebbe troppo semplice sostenere che Filippo distrusse l’Ordine esclusivamente perché gli doveva denaro. Le ragioni politiche, religiose e istituzionali furono molto più complesse.
Ma quando un’organizzazione possiede terre, castelli, denaro e una struttura internazionale praticamente autonoma, la sua ricchezza smette inevitabilmente di essere soltanto una risorsa.
Può diventare un bersaglio. Prima di arrivare a quel venerdì mattina del 13 ottobre 1307, però, dobbiamo capire come un gruppo nato a Gerusalemme meno di due secoli prima fosse riuscito ad accumulare un patrimonio tanto grande.
Perché i Templari non erano diventati ricchi principalmente prestando denaro. La vera macchina della loro ricchezza era altrove. Era nelle campagne, nei mulini, nelle vigne, nei pascoli, nei porti e nelle migliaia di proprietà che qualcuno aveva deciso di regalare loro.
Giulio Valerio Santini
Nella prossima puntata
Come fecero i Templari a diventare così ricchi?
Entreremo nella macchina economica dell’Ordine e scopriremo come funzionavano precettorie, terre, allevamenti, mulini e donazioni. Una multinazionale medievale che non aveva azionisti e non distribuiva dividendi, ma doveva finanziare una guerra a migliaia di chilometri di distanza.
VERO, PROBABILE O LEGGENDA?
I Templari inventarono le banche: FALSO. Banche, credito e strumenti finanziari esistevano molto prima della fondazione dell’Ordine.
Inventarono la carta di credito: FALSO O, QUANTO MENO, MOLTO ESAGERATO. Utilizzarono documenti e sistemi contabili che potevano permettere di trasferire valore senza trasportare materialmente tutto il denaro, ma non esisteva qualcosa assimilabile semplicemente a una moderna carta di credito.
Custodivano denaro e oggetti preziosi: VERO. La sicurezza e il prestigio delle loro strutture li rendevano interlocutori affidabili per privati, nobili e sovrani.
Gestirono denaro dei re: VERO. In particolare, il Temple di Parigi ebbe un ruolo importante nell’amministrazione finanziaria della monarchia francese.
I singoli Templari erano ricchissimi: FALSO. I membri professavano la povertà personale; era l’Ordine a possedere e amministrare il patrimonio.
Filippo il Bello distrusse i Templari perché non voleva restituire i debiti: SEMPLIFICAZIONE. Gli interessi finanziari ebbero un peso nel contesto, ma la distruzione dell’Ordine non può essere spiegata attraverso una sola causa.
Fonti essenziali
Malcolm Barber, The New Knighthood: A History of the Order of the Temple, Cambridge University Press – riferimento fondamentale per comprendere struttura, attività economiche e rapporti politici dell’Ordine.
Helen J. Nicholson, The Knights Templar – sintesi moderna particolarmente utile per distinguere la documentazione storica dalle successive interpretazioni della vicenda templare.
Alain Demurger, Vie et mort de l’ordre du Temple – studio fondamentale sulla nascita, l’organizzazione e la soppressione dell’Ordine.
Jochen Burgtorf, studi sull’organizzazione e sulle strutture amministrative degli ordini militari medievali.
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