Il Prof. Giuseppe De Angelis è Direttore del Dipartimento di Medicina e Riabilitazione ASST Rhodense, Garbagnate Milanese.
Intervista esclusiva
Il 18 ottobre, presso il Centro Congressi Rho, Fondazione Mantovani Furioli in Corso Europa 228, si terrà la 12° edizione di Aggiornamenti e Controversi in Cardiologia 2025
Prof Giuseppe De Angelis, Responsabile Scientifico
Prima del Convegno abbiamo affrontato un tema di sempre maggior interesse: Il cuore al centro. La morte improvvisa. Dove va la cardiologia?
Un messaggio salvavita
Professore De Angelis buongiorno. Niente domante solo un titolo: il cuore al centro. La morte improvvisa…
Sorride professionale
“La morte improvvisa interessa circa settantamila persone all’anno in Italia.
Ed è appunto improvvisa e quando arriva non ti dà delle avvisaglie.
La causa principale di morte improvvisa è proprio l’arresto cardiaco, il cuore che si ferma”.
Cosa fare quando si ferma il cuore?
Cosa devono fare le persone più vicine?
“Quando ci si trova di fronte a una situazione del genere, se uno è fortunato ad avere qualcuno vicino con anche magari con un minimo di competenze e di tecniche di sopravvivenza, può essere salvato.
Questo perché la cosa più semplice da fare è quella di massaggiare il torace.
Poi c’è tutto l’aspetto della ventilazione.
Ma quello che conta di più, se ci si trova di fronte a un paziente che è in arresto cardiaco e quindi con il cuore fermo, quello che si può fare (e a volte è anche sufficiente) è praticare il massaggio cardiaco.
In attesa che arrivino i rinforzi…”.
Un massaggio, salva la vita…
Sorridiamo entrambi
“Sì, è dimostrato che questo è più che sufficiente per salvare la vita.
Abbiamo tantissimi esempi, tra l’altro di vita vissuta, dove persone che non avevano grandi competenze e non avvezze a questa tecnica, ma con appunto l’intuito hanno salvato vite.
E oggi ormai grazie a internet si può imparare come fare e salvare la vita”.
Allora diciamo che internet può salvare la vita…
“Oggi con internet si può accedere a tutor fatti bene e senza grandi difficoltà, anche se non si operatori esperti. E ci sono esempi costanti e continui della buona riuscita di questa attività.
Quindi, se si ferma il cuore, quello che è possibile fare subito è massaggiare il torace sostanzialmente con compressioni ad una frequenza continua.
Questo è utile per salvare la vita”.
Ci sono messaggi per capire che il cuore si fermerà?
“Diciamo innanzitutto che, se si tratta di morte improvvisa, i messaggi non ci sono…
Perché altrimenti non sarebbe improvvisa!
Invece se l’infarto è su base ischemica abbiamo tutta una serie di sintomi e segni che comunque possono allertare”.
Quali sono i sintomi e le avvisaglie che ci manda il nostro corpo?
“Il sintomo naturalmente principe è il dolore.
Il dolore al petto.
In particolare e soprattutto per chi non ha mai avuto dolori e problematiche cardiologiche, quando percepisce un nuovo dolore al petto… Attenzione! Se il dolore è sconosciuto… Questo è un allarme!”.
Primo allarme quindi il dolore…
“Sì. Poi, o comunque insieme al dolore, si rileva una mancanza di fiato su azioni importanti.
Quello è il momento di chiamare immediatamente il 118. È la cosa più intelligente da fare”.
Esistono luoghi in cui capita principalmente l’arresto cardiaco? Ci sono condizioni ambientali particolari?
“Di solito capitano in ufficio piuttosto che a casa o in un centro commerciale…
Quindi bisogna mettersi lì, fermarsi e chiamare il 118.
Oppure, deve provvedere direttamente qualcuno vicino nel coinvolgere persone che sono in grado di fare la diagnosi ed essere anche pronte a fare quello che si deve fare… però non è sempre così…”
Nel senso che non sempre si riesce a salvare la vita quando l’arresto si “autopresenta” con il dolore…
“L’autopresentazione è un segnale. Ma quando uno ha un sintomo non è il massimo della vita!
Perché se si tratta di un sintomo particolare mai avuto e nel mentre ti organizzi per andare in ospedale, può nel frattempo succedere qualcosa che non puoi gestirti o non puoi più farti gestire.
Nel senso che un disturbo del genere “premonitore” può essere, o meno, segno di un problema che non si ha mai avuto. Può non essere infarto. È un dolore e ci sta…
Altra cosa è per un paziente che ha già avuto un episodio del genere, di solito lo riconosce.
Quindi ancor di più, un paziente che ha una avuto già un’esperienza del genere, deve chiamare il 118 subito, per avere un’assistenza immediata.
Questi sono i sintomi prodromici di una patologia che può essere discente, poi magari non arriverà l’arresto perché l’arresto non è la regola assoluta, anche per chi ha già avuto un infarto”.

Possiamo individuare qualche forma di prevenzione all’infarto? Cosa possiamo fare prima?
“Diciamo che, per non avere grossi problemi, la prevenzione è di due tipi: primaria e secondaria”.
Iniziamo dalla prevenzione primaria…
“La prevenzione primaria sostanzialmente interessa le persone sane.
Le persone che non hanno mai avuto nulla e vogliono in qualche modo proteggersi da una delle malattie più frequenti sia di mortalità che di morbilità, come le malattie cardiovascolari, allora serve la prevenzione.
Tenendo conto dei fattori di rischio di queste patologie, infarto e ictus, i principali elementi di prevenzione sono quelli di tener controllata la pressione, tener controllato il peso, fare attività fisica, abbassare il colesterolo, non fumare, e fare appunto una vita più sana possibile da un punto di vista psicofisico.
Questa è la prevenzione primaria che riduce, diciamo così, la probabilità di avere un evento, ma non lo annulla, naturalmente.
Ecco perché già di per sé l’invecchiamento è la causa che ci porta a creare queste situazioni… ”.
Cosa intendiamo per prevenzione secondaria?
“Prevenzione secondaria, a maggior ragione è utile per chi ha già avuto un evento e che fortunatamente ne è venuto fuori bene.
Valgono le stesse regole: il controllo di sé stessi.
Si tratta di tenere sotto controllo, e vale per tutti, gli aspetti dei fattori di rischio.
E per una persona che ha già avuto un evento, i controlli sono ancora più pressanti.
In buona sostanza si tratta di migliorare lo stile di vita”.
La terapia farmacologica aiuta…
“Sì. La terapia farmacologica è legata alla cura dei fattori di rischio, anche se pressione o colesterolo sono bassi. Allora, se controllati, la terapia farmacologica funziona meglio e aiuta.
Ma non vuol dire che con la terapia farmacologica uno possa fare una vita squilibrata.
Ecco, conta molto la terapia medica, ma anche le modificazioni dello stile di vita.
È, non importante, ma fondamentale, per far sì che la terapia farmacologica sia ancora più efficace”.
Professore, in conclusione. Dove va la cardiologia?
La cardiologia del futuro.
“Se consideriamo il futuro legato alla tecnologia dobbiamo domandarci: dove ci sta portando?
Io immagino che la nostra cardiologia, come il futuro della medicina in generale, vedrà sicuramente un altissimo uso della scienza tecnologica sempre di più supportata dall’Intelligenza Artificiale”.
Di cosa si occuperà, quale attività svolgerà l’Intelligenza Artificiale?
“Sostanzialmente credo che farà, tra virgolette, tutto il lavoro sporco del medico.
L’IA dovrà valutare tutti gli item, appunto diagnostico-terapeutici, per far sì che il medico, alla luce di questi aggiornamenti, possa essere in grado di realizzare una diagnosi corretta, quindi permettere al medico di interpretare il trattamento più corretto per il paziente.
Questo per quanto riguarda tutto l’aspetto dell’attività del medico.
Dal punto di vista tecnologico, invece, sicuramente la diagnosi sarà ancora più precisa se consideriamo, ad esempio, come evolveranno la risonanza magnetica cardiaca piuttosto che le tecnologie di immagini in senso più alto del termine. E anche la possibilità di fare trattamenti vascolari ancora più precisi e più efficaci.
Vedo sicuramente l’Intelligenza Artificiale del futuro quasi come una risoluzione delle problematiche più importanti dell’organismo umano.
Questo permetterà di vivere sicuramente più a lungo e con una qualità di vita sicuramente migliore”.
Professore De Angelis, di Intelligenza Artificiale e del ruolo in cardiologia approfondiremo la prossima volta, magari dopo il Congresso.
Sorride e acconsente.
Grazie Professore De Angelis per il tempo e le informazioni di pubblica utilità. Arrivederci.
Il Prof Giuseppe De Angelis è Direttore del Dipartimento di Medicina e Riabilitazione ASST Rhodense, Garbagnate Milanese, a cui fanno capo 2 U.O.C di Medicina del presidio ospedaliero di Rho e una del presidio ospedaliero di Garbagnate, una U.O.C di Oncologia, una U.O.C di Gastroenterologia, una U.O.C. di Nefrologia, una U.O.C di Neurologia, una U.O.C di Pneumologia e un reparto di Medicina estensiva del presidio di Passirana. Confluiscono poi, per funzione, il reparto di Medicina Geriatrica e Sub-acuti del presidio ospedaliero di Passirana e di Bollate. È docente presso l’Università degli Studi Milano e Università Vita e Salute HSR Milano
L’intervista non contiene tracce di intelligenza artificiale

