La battaglia della Piana dei Merli (Kosovo Polje) del 1389, ebbe un ruolo fondamentale nella creazione di una coscienza collettiva del popolo serbo tanto che addirittura 600 anni dopo, nel 1989, proprio sulla quella piana, Slobodan Milosevic ( 1941 – 2006) tenne un discorso davanti a centinaia di migliaia di persone, celebrando il popolo serbo e preannunciando in qualche modo quella che dopo pochi anni sarà una terribile guerra civile.
“Sei secoli dopo, adesso, noi veniamo nuovamente impegnati in battaglie e dobbiamo affrontare battaglie. Non sono battaglie armate, benché queste non si possano ancora escludere.“
Per meglio contestualizzare questa battaglia, è necessario fare un passo indietro.
Giorno di Natale dell’anno domini 1355, muore Stefano IV Dusan, il Carlo Magno dei Balcani. Colui che si fece incoronare Imperatore dei serbi nella cattedrale di Skopje dal (neo creato) Patriarca della Chiesa Ortodossa serba, l’arcivescovo di Pec, Joankije II.
Un Impero che si estendeva dal Danubio a Corinto e dal Mare Egeo all’Adriatico, accentrando a sé tutti i poteri ed esautorando di ogni autonomia i notabili locali.
Alla sua morte gli successe il figlio Stefano V Dusan. Di temperamento decisamente più debole, non riuscì a portare avanti la politica imperiale ed accentratrice del padre, lasciando ai nobili locali sempre più potere, arrivando a nominare co-imperatore Vukašin Mrnjavčević, despota di una regione della Macedonia. Questo portò inevitabilmente ad un turbamento tra gli altri zupan (signori locali) che videro in questo atto una loro estromissione dal potere. E, presso Zvecan in Kosovo, si arrivò inevitabilmente ad uno scontro. La “Nuova Nobiltà”, guidata dai fratelli Mrnjavčević, inflisse una sconfitta alla coalizione retta dall’Imperatore e da Lazar Hrebeljanović (figlio del cancelliere imperiale alla corte del sovrano serbo Stefano Uroš IV Dušan).
Questa battaglia non portò alla fine dell’impero serbo, ma ne indebolì ulteriormente il potere prestando il fianco alle mire espansionistiche ottomane che, nella figura del Sultano Murad I proseguì le orme tracciate dal padre Orhan I, dapprima conquistando Adrianopoli, facendone la capitale, per, in seguito, puntare sui Balcani, porta dell’Europa cristiana.
Decisiva a tal proposito fu la battaglia della Marizza (1371). Vukašin Mrnjavčević e il fratello Jovan Uglješa, approfittando dell’assenza di Murad ad Adrianopoli, decisero di attaccare la nuova capitale ma, a causa di strategie sbagliate e nonostante il maggior numero di soldati, la coalizione serba dovette soccombere, lasciando sul campo i due condottieri.
Questa vittoria permise ai turchi di avanzare in Macedonia e gran parte della Grecia.
Si arriva così al 15 giugno 1389, il giorno di S.Vito (calendario giuliano dell’epoca). Presso la Piana dei Merli, riuniti intorno al principe Lazar, si schierarono principi albanesi, i bosniaci del Re Stefano Tvrtko I Kotromanić e contingenti vallacchi guidati da Mircea Cel Batran.
Benché perì in battaglia anche Murad, fu l’inizio della fine per i serbi, che videro soccombere più di 150 cavalieri, compreso Lazar, ponendo di fatto fine alla nobiltà del Paese.
Dopo la battaglia della Piana dei Merli il regno serbo riuscì comunque a preservare la propria indipendenza ma dovette accettare la condizione di stato vassallo dell’impero ottomano. Tale condizione di subordinazione si protrasse per settantanni sino alla definitiva annessione del regno ai domini ottomani ad opera del sultano Mehmet II, il vittorioso conquistatore di Costantinopoli.
Nei secoli successivi , la dominazione ottomana rovesciò gli equilibri etno religiosi della regione, (specialmente nel Kosovo) incentivando una migrazione di albanesi musulmani, e portando i serbi ortodossi, nel corso degli anni, a diventare una minoranza osteggiata e ghettizzata.
Una ferita che si protrarrà fino ai giorni nostri, dalla guerra civile jugoslava (1992-1995) alla guerra in Kosovo (1998-1999), fino alla dichiarazione unilaterale di indipendenza kosovara nel 2008 che, nonostante gli sforzi internazionali, non ha assolutamente placato gli attriti fra i serbo ortodossi e i kosovari albanesi, mantenendo altissimo il livello di tensione nella regione.
Federico Gatti

