Il 9 febbraio 2026 la Guardia di Finanza della compagnia di Gallarate ha sventato una bisca clandestina che si nascondeva dietro lo specchietto di una società sportiva dilettantistica. Dietro l’innocente facciata si trovava una sala da poker frequentata da almeno una ventina di persone. Nel corso dell’operazione è stata sequestrata anche della cocaina posseduta dal gestore, ora denunciato. Per gli inquirenti il luogo era un punto riferimento per l’intera provincia lombarda con un flusso di denaro importante che in questo momento si cerca di ricostruire.
Il fenomeno dell’azzardo
Questa notizia di cronaca è la spia di un fenomeno importante e sempre più in crescita che impatta il tessuto sociale del nostro territorio. Anche solo considerando il “gioco emerso” la provincia di Varese riporta numeri senz’altro massivi, nel solo 2024, i cittadini varesini hanno speso oltre 2 miliardi di euro nel gioco d’azzardo attraverso i canali autorizzati, fisici e online. Il fenomeno ha un importante ricaduta sulla salute mentale, gli studi dell’ATS Insubria stimano che circa il 3% della popolazione abbia un rapporto non sano con il gioco, ma solo una piccola quota arriva ai servizi di cura. Dietro la cifra fredda dei miliardi giocati ci sono famiglie indebitate, conti correnti prosciugati e una rete di dipendenze che spesso si incrocia con vulnerabilità economica e sociale.
Il sommerso nel Varesotto
Le operazioni come quella di Gallarate tuttavia ci suggeriscono l’esistenza di un sommerso di cui sappiamo ben poco e di cui ci è difficile studiare la magnitudine. Uno studio della Luis Business School ha individuato che a livello nazionale le stime sull’azzardo illegale parlano di una quota che può valere dal 10% al 15% del giro d’affari complessivo, soprattutto nelle grandi aree urbane e nei territori ad alta densità di gioco legale, dove la domanda è più forte.
Applicare queste percentuali a un territorio come il Varesotto, che già nel circuito regolare sfiora i 2 miliardi di euro, significa ipotizzare un sommerso da centinaia di milioni, tra giocate in contanti, debiti informali e partite condotte lontano dai radar fiscali.
Alla radice del problema rimane sempre un tema di educazione piuttosto che di proibizionismo: raggiungere e aiutare nel momento del bisogno, informare e prevenire.
Piuttosto che il divieto assoluto proseguire sulla via della regolazione del settore è una scelta che tutela il cittadino dal mondo dell’illegalità, da perseguire duramente.

