C’è un filmato che sta circolando sui social e che meriterebbe di essere guardato con attenzione, possibilmente prima di cominciare a discutere di destra, sinistra, immigrazione, razzismo e buonismo e l’immancabile giustificazionismo.
Due giovani Carabinieri si trovano sulle scale di un condominio, dove sarebbero intervenuti in seguito a una chiamata. Davanti a loro compare un ragazzo che comincia a insultarli e minacciarli con una sicurezza impressionante. Si avvicina ai militari, punta il dito verso il loro volto e pronuncia frasi pesantissime, mentre i due Carabinieri mantengono un autocontrollo che, osservando le immagini, colpisce almeno quanto l’aggressività di chi hanno davanti.
Il video è stato rilanciato, tra gli altri, anche dal giornalista e opinionista Robby Giusti ed è successivamente comparso su numerosi profili social.
L’ho guardato e credetemi è salita in me una rabbia fortissima. Se avessi avuto tra le mani quel delinquente non avrei esitato.
Di quel giovane, tuttavia, al momento non conosciamo con certezza né l’identità né la nazionalità e, nonostante le supposizioni che le immagini e il linguaggio possono suggerire, non abbiamo intenzione di attribuirgliene una sulla base dell’aspetto o dell’accento. Se emergerà un dato verificabile lo pubblicheremo, altrimenti resterà semplicemente ciò che è: il protagonista di una scena che pone un problema molto più grande della sua provenienza.
Perché il particolare che rimane impresso non è il colore della pelle. È quel dito puntato a pochi centimetri dalla faccia di un Carabiniere.
Quando la divisa non rappresenta più un limite
Uno Stato democratico non deve incutere terrore nei cittadini e nessuno dovrebbe desiderare il ritorno a un’epoca nella quale bastava vedere una divisa per abbassare lo sguardo. Esiste però una distanza enorme tra il timore di uno Stato autoritario e il rispetto dell’autorità di uno Stato democratico. Autorità già a sentire questa parola vedo già contorcersi gli eroi da centro sociale e i politici che da 4 anni 4 gridano alla deriva autoritaria e alla censura. Lo fanno tutti giorni tutti dalle TV che in teoria appartengono alla parte loro avversa. Che censurona che patiscono il Bonelli&Fratoianni, sorella Schlein e fratello Cento. Per non parlare del professorino venuto dal nulla. L’avvocato degli Italiani. Chissà perché mi ricorda una vecchia pubblicità.
Torniamo a bomba!
Un Carabiniere, un poliziotto o un agente non sono ragazzi con una divisa addosso ai quali si può impedire di lavorare, avvicinandosi al loro volto e minacciandoli come durante una lite davanti a un locale. In quel momento rappresentano lo Stato e stanno esercitando una funzione che la legge attribuisce loro nell’interesse di tutti. Di tutti, anche dei maranza stessi.
La domanda posta da quelle immagini è allora molto semplice. Come si arriva a convincersi di poter sfidare in quel modo due Carabinieri senza avere alcuna apparente preoccupazione per le conseguenze?
È una domanda che riguarda la percezione dell’autorità e, inevitabilmente, anche quella delle conseguenze previste dall’ordinamento.
Poi ci sono i numeri, e i numeri sono meno diplomatici di noi
Quando dal singolo filmato si passa al problema generale della sicurezza e dell’immigrazione, il dibattito italiano diventa immediatamente ideologico. C’è chi vede nello straniero la spiegazione di qualsiasi fenomeno criminale e chi, all’estremo opposto, sembra provare imbarazzo persino davanti alla possibilità che l’immigrazione irregolare e alcune forme di criminalità possano essere statisticamente correlate.
Fortunatamente esiste un modo piuttosto semplice per sottrarsi a entrambe le tifoserie. Leggere i dati ufficiali.
Secondo la documentazione della Camera dei Deputati, elaborata sulla base dei dati relativi all’azione di contrasto delle Forze di polizia, al 1° gennaio 2024 la popolazione straniera residente rappresentava circa l’8,9% della popolazione italiana.
Nello stesso anno sono state registrate 287.704 segnalazioni nei confronti di stranieri ritenuti responsabili di attività illecite, pari al 34,7% del totale delle persone denunciate e arrestate.
Nel 2023 erano state 268.780, pari al 33,7% del totale. Dunque pure un trend in aumento. Transeat diceva mio nonno. Ma questa volta rimaniamo qui, con i piedi nei numeri.
Fonte: Camera dei Deputati, dossier parlamentare sui dati relativi alla sicurezza e alla popolazione straniera, su dati delle Forze di polizia.
È indispensabile precisare che una segnalazione di polizia non equivale a una condanna definitiva e che confrontare la percentuale degli stranieri residenti con quella degli stranieri denunciati o arrestati presenta un limite evidente: nella seconda categoria possono comparire anche persone straniere non residenti e irregolarmente presenti sul territorio.
Fatta questa precisazione, tuttavia, il divario rimane abbastanza ampio da meritare una discussione seria.
Furti e rapine. Percentuali che superano il 40 e il 50 per cento
Lo stesso dossier parlamentare consente di entrare nel dettaglio di alcune tipologie di reato.
Nel 2024 le 48.059 segnalazioni relative a stranieri denunciati o arrestati per furto rappresentavano il 47,79% del totale. Nel 2023 erano il 45,91%. Anche qui il trend è da paura.
Ancora più significativo è il dato relativo alle rapine, per le quali la componente straniera supera il 50% delle persone segnalate.
Sono numeri che non autorizzano nessuno a sostenere che gli stranieri siano criminali, così come sarebbe assurdo attribuire a milioni di persone il comportamento di una minoranza. Autorizzano però a domandarsi perché determinate componenti della popolazione risultino così fortemente rappresentate in alcune categorie di reato.
È una domanda legittima e dovrebbe esserlo indipendentemente dalle convinzioni politiche di chi la pone. Ma c’è qualcuno che risponde?
Fonte: Camera dei Deputati, dossier CP1225R, dati 2024 sull’azione di contrasto delle Forze di polizia.
Nel 2025 il dato sui furti in casa diventa ancora più impressionante
Un ulteriore elemento arriva dal quarto Rapporto dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa Censis-Verisure, realizzato con il contributo del Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno.
Nel 2024 in Italia sono stati commessi 155.590 furti in abitazione, il 5,4% in più rispetto al 2023. Nel primo semestre 2025 il numero complessivo è successivamente sceso a 61.555 episodi, con una diminuzione dell’8,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
C’è quindi anche una buona notizia, ed è corretto raccontarla. Ma osservando la nazionalità delle persone denunciate emerge contemporaneamente un altro fenomeno.
Nel primo semestre 2024 gli stranieri rappresentavano il 47% dei denunciati per furto in abitazione. Nel primo semestre 2025 la percentuale è salita al 55%. Ma va, brutti razzisti che non siete altro, non ci credo. Questo è lo stile di vita a cui dobbiamo ispirarci, lo stile boldriniano.
Fra gli arrestati per lo stesso reato la componente straniera è passata dal 45 al 48%.
Per le rapine in abitazione, invece, gli stranieri rappresentavano nel primo semestre 2025 il 49% dei denunciati e il 42% degli arrestati.
Anche qui bisogna leggere tutto il quadro: nel frattempo il numero complessivo dei furti in abitazione stava diminuendo. Ma proprio questo dimostra quanto sia importante utilizzare i dati invece degli slogan, perché una realtà complessa può contenere contemporaneamente un miglioramento generale e un peggioramento di uno specifico indicatore.
Fonte: IV Rapporto Censis-Verisure sulla sicurezza della casa, dati SDI/SSD del Ministero dell’Interno.
Il Nord Africa compare nei dati, e anche questo va detto
C’è infine un elemento particolarmente delicato che non può essere omesso soltanto perché rischia di provocare polemiche.
Secondo il dossier della Camera relativo ai dati 2024, i cittadini marocchini costituiscono la nazionalità con il maggior numero di segnalazioni tra gli stranieri ritenuti responsabili di attività illecite: rappresentano il 14,95% delle segnalazioni riguardanti stranieri e il 5,18% di tutte le segnalazioni.
Seguono cittadini romeni, tunisini e albanesi. Non male anche questi. Li ritroveremo tutti nella nazionale italiana di un qualche sport?
Questo dato non ci consente, sia chiaro, di attribuire alcuna nazionalità al ragazzo protagonista del filmato dal quale siamo partiti. Sono due questioni completamente differenti e confonderle significherebbe trasformare un’analisi statistica in un pregiudizio.
Ci consente però di affermare che la presenza di alcune componenti dell’immigrazione nordafricana nelle statistiche sulla criminalità costituisce un fenomeno reale e misurabile, che dovrebbe essere possibile studiare senza che la discussione degeneri immediatamente in un’accusa reciproca di razzismo o buonismo.
Fonte: Camera dei Deputati, dossier CP1225R, dati delle Forze di polizia relativi al 2024.
Dietro quelle percentuali esistono molte possibili spiegazioni
La statistica descrive un fenomeno, ma non ne spiega automaticamente le cause.
La popolazione straniera è mediamente più giovane di quella italiana e alcune comunità presentano una maggiore componente maschile proprio nelle fasce d’età nelle quali statisticamente si concentra una parte significativa dei comportamenti criminali. Esistono inoltre differenze enormi tra stranieri regolarmente residenti e persone irregolarmente presenti, così come incidono condizioni economiche, marginalità sociale, istruzione, occupazione e contesto territoriale.
Sono variabili che un’analisi seria non può ignorare. Ma spiegate alle vittime di omicidi, pestaggi e violenze sessuali. Ah è vero in Italia le vittime non contano. Nessuno tocchi Caino che tanto il fratello è morto…
Ma riconoscere l’esistenza di possibili fattori esplicativi non significa cancellare il fenomeno che devono spiegare.
Ed è proprio qui che il dibattito pubblico italiano troppo spesso deraglia: una parte utilizza il dato come prova dell’esistenza di una presunta criminalità degli stranieri, mentre un’altra utilizza le possibili spiegazioni sociali per ridimensionare il dato stesso.
Sono due errori speculari.
Chi paga davvero il prezzo dell’integrazione fallita?
Rimane infine una questione della quale si parla molto meno: su chi ricadono concretamente le conseguenze della criminalità di strada, del degrado e dell’integrazione che non funziona?
Non necessariamente su chi partecipa ai convegni sull’accoglienza e neppure su chi abita nelle zone più costose e protette delle nostre città. Spiegatelo alla coppia fantasmagorica Bonelli&Fratoianni (comici? No attori drammatici, per tutti noi)
Il prezzo viene pagato molto più facilmente dal pensionato che vive da quarant’anni nello stesso condominio e non può permettersi di trasferirsi, dalla donna anziana che comincia a evitare di uscire dopo una certa ora, dal commerciante che ogni mattina deve controllare cosa sia successo davanti al negozio durante la notte e dalle famiglie che assistono al progressivo deterioramento del proprio quartiere senza possedere le risorse economiche necessarie per andarsene. Loro non hanno lo stipendio da parlamentare o da assessore regionale o da caporione sindacale. Loro rimangono lì a presidiare i loro poveri averi, la loro casa per non farseli rubare o occupare dagli amici della Salis. I Fratelli della Salis, chissà che a qualcuno non venga in mente di farsi domande.
È qui che il dibattito sull’immigrazione diventa anche un enorme problema di giustizia sociale.
Esiste infatti un’accoglienza proclamata e ne esiste una vissuta. La prima si discute nei programmi televisivi, nelle università, nei parlamenti e sui giornali; la seconda si misura nelle stazioni, nelle periferie, nei condomìni popolari e nelle strade nelle quali lo Stato incontra maggiori difficoltà nel garantire sicurezza.
Essere generosi è molto più semplice quando il costo delle proprie scelte viene sostenuto prevalentemente da qualcun altro. C’è una frase che da ragazzo sentivo spesso ma che ora potrebbe essere mal considerata. Accenno l’incipit, capirete comunque: “fare il * con il * di un altro” Volgare, si perdonate ma rende, rende molto bene!
Quei due ragazzi sulle scale
Alla fine torniamo al filmato dal quale siamo partiti e a un particolare che rischiamo di dimenticare. Anche i due Carabinieri sono ragazzi.
Entrano nei palazzi dai quali gli altri cercano di uscire, intervengono nelle liti familiari senza sapere chi troveranno dietro una porta, separano persone violente e affrontano spacciatori, ubriachi, tossicodipendenti e persone fuori controllo. Devono decidere in pochi secondi quanto sia necessario intervenire e, contemporaneamente, sapere che ogni loro gesto potrà essere ripreso da uno smartphone, sezionato fotogramma per fotogramma e giudicato per giorni da persone comodamente sedute sul divano. Intervengono comunque anche se sanno che il giorno dopo si troveranno probabilmente inquisiti da chi ha una visone parziale dell’Italia.
È giusto pretendere moltissimo da chi indossa una divisa e, quando un appartenente alle Forze dell’ordine abusa del proprio potere, è altrettanto giusto pretendere che ne risponda.
Ma proprio perché chiediamo ai nostri Carabinieri e poliziotti equilibrio, professionalità e autocontrollo, dobbiamo domandarci se lo Stato stia garantendo loro l’autorità necessaria per svolgere il proprio lavoro.
Quel dito rimane
Fra qualche giorno quel filmato scomparirà probabilmente dai social, sostituito dalla prossima rissa, dal prossimo inseguimento o dall’ennesima scena destinata a indignarci per ventiquattro ore.
Quel dito puntato contro un Carabiniere, però, merita di restare nella memoria.
Non perché sappiamo da quale Paese provenga il ragazzo che lo ha alzato. Al momento non lo sappiamo e sarebbe scorretto inventarlo.
Rimane perché quel gesto contiene una domanda alla quale prima o poi questo Paese dovrà rispondere: che cosa succede a una società quando una parte di chi viola le sue regole smette di percepire lo Stato come un’autorità capace di farle rispettare?
Possiamo continuare a dividerci fra chi grida al razzismo e chi attribuisce agli stranieri qualsiasi problema italiano, oppure possiamo finalmente riconoscere che sicurezza, immigrazione irregolare e integrazione sono questioni che devono poter essere discusse utilizzando dati verificabili e senza sottoporre preventivamente i numeri a un controllo di conformità ideologica.
Lo dobbiamo agli italiani che chiedono sicurezza, agli stranieri che vivono onestamente nel nostro Paese e che non meritano di essere confusi con chi delinque e, in questo caso, anche a quei due giovani Carabinieri sulle scale.
Glielo dobbiamo, invece ho recentemente sentito urlare in piazza da una splendida ragazza della nostra sinistra che le uniche bandiere italiane che apprezza sono quelle che avvolgono le bare.
Pensate gente, pensate.
Giulio Valerio Santini
Fonti
Camera dei Deputati – Dossier CP1225R, dati relativi all’azione di contrasto delle Forze di polizia nel 2024: popolazione straniera residente, persone denunciate e arrestate, furti, rapine e nazionalità delle persone straniere segnalate.
Censis-Verisure – IV Rapporto dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa, realizzato con il contributo del Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno: dati 2024 e primo semestre 2025 su furti e rapine in abitazione e incidenza degli stranieri fra denunciati e arrestati.
Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, banca dati SDI/SSD, richiamata nel IV Rapporto Censis-Verisure.
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Nota di trasparenza: Il video citato nell’articolo è stato diffuso pubblicamente sui social. Al momento della pubblicazione non è stato possibile verificare attraverso fonti attendibili l’identità e la nazionalità del giovane ripreso; per questo National Daily Press ha scelto di non attribuirgli alcuna provenienza. I dati statistici citati provengono dalla Camera dei Deputati e dal IV Rapporto Censis-Verisure, elaborato con il contributo del Servizio Analisi Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
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