Da «La chiave» a «Caligola», una carriera attraversata da scandali, provocazioni e battaglie contro la censura. Ma dietro il cinema erotico c’era anche un autore sperimentale che aveva fatto della libertà espressiva la propria bandiera.
È morto Tinto Brass. Il regista italiano che più di ogni altro aveva legato il proprio nome all’erotismo cinematografico si è spento mercoledì 4 novembre a Roma, intorno alle 10.30, all’età di 93 anni. A darne notizia sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. La famiglia ha annunciato l’intenzione di celebrare i funerali in forma strettamente privata.
Con lui scompare una delle figure più controverse, riconoscibili e difficili da classificare del cinema italiano del secondo Novecento. Un uomo che aveva fatto della provocazione una cifra stilistica, del corpo femminile un elemento centrale della propria cinematografia e della libertà artistica una convinzione dalla quale non aveva mai voluto arretrare.
Dalla sperimentazione al cinema erotico
Nato a Milano il 26 marzo 1933 con il nome di Giovanni Brass, era cresciuto a Venezia, città alla quale sarebbe rimasto profondamente legato. Prima di diventare il regista delle pellicole che avrebbero scandalizzato il pubblico italiano, Brass aveva attraversato il cinema d’avanguardia, lavorando anche nell’ambiente della Cinémathèque française e collaborando con Roberto Rossellini.
Negli anni Sessanta e Settanta aveva sperimentato linguaggi visivi insoliti, montaggi aggressivi, provocazioni politiche e soluzioni narrative lontane dal cinema tradizionale.
Film come Col cuore in gola e L’urlo testimoniano una stagione creativa che oggi rischia di essere dimenticata, oscurata dalla successiva notorietà erotica.
La chiave, Miranda e il successo dello scandalo
La svolta arrivò progressivamente negli anni Settanta, quando Brass iniziò a esplorare il rapporto fra sessualità, potere e rappresentazione cinematografica.
Nel 1979 diresse Caligola, produzione internazionale interpretata da Malcolm McDowell, Helen Mirren e Peter O’Toole, destinata a diventare uno dei casi più controversi della storia del cinema. La versione distribuita fu però modificata con l’inserimento di sequenze esplicite volute dal produttore Bob Guccione, dalle quali Brass prese le distanze.
Il grande successo popolare italiano arrivò soprattutto con La chiave, nel 1983, interpretato da Stefania Sandrelli. Seguirono Miranda, con Serena Grandi, Paprika, con Debora Caprioglio, e Così fan tutte, con Claudia Koll.
Pellicole capaci di attirare un pubblico vastissimo, suscitando contemporaneamente polemiche, critiche e interventi della censura.
Un regista che divideva, ma non lasciava indifferenti
Ridurre Brass al semplice regista delle donne svestite sarebbe tuttavia un errore storico e culturale.
La sua filmografia racconta anche il mutamento del costume italiano, il progressivo superamento di alcuni tabù e le contraddizioni di una società che consumava immagini erotiche mentre continuava a discuterne pubblicamente la legittimità.
Naturalmente, non sono mancate le critiche. La rappresentazione del corpo femminile, spesso insistita e costruita attraverso uno sguardo dichiaratamente maschile, ha alimentato interrogativi sul confine tra libertà espressiva e oggettivazione.
Brass non ha mai cercato di mettere tutti d’accordo. E probabilmente non gli sarebbe nemmeno interessato.
L’ultimo omaggio alla Mostra del Cinema di Venezia
Il destino ha voluto che proprio nel settembre 2026 la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia gli rendesse omaggio con la proiezione della versione restaurata in 4K di Col cuore in gola.
Assente per ragioni di salute, Brass aveva affidato alla moglie un messaggio nel quale rivendicava la ricerca estetica, la sperimentazione e la libertà che avevano accompagnato tutta la sua carriera.
Un riconoscimento particolarmente significativo, perché riportava l’attenzione sul Brass autore, prima ancora che sul Brass provocatore.
L’eredità di Tinto Brass, oltre l’erotismo
Negli ultimi anni il regista aveva affrontato importanti problemi di salute, dopo l’ictus che lo aveva colpito nel 2010. Accanto a lui era rimasta Caterina Varzi, sposata nel 2017.
Resta il ricordo di un artista con il sigaro, il sorriso ironico e una concezione del cinema che non accettava facilmente imposizioni.
Si può amare o detestare il suo cinema, giudicarlo liberatorio oppure eccessivo, considerarlo arte o provocazione commerciale. Ma sarebbe difficile negare che Tinto Brass abbia lasciato un’impronta riconoscibile nella storia del costume e della cinematografia italiana.
In un Paese che ha spesso oscillato fra moralismo pubblico e trasgressione privata, Brass ha avuto almeno una qualità: non ha mai nascosto quale fosse il suo sguardo sul mondo.
E forse è proprio questa, al di là dei giudizi sulle sue opere, la sua eredità più autentica.
Redazione National Daily Press
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Foto: Supporto IA

