È il più grande vulcano attivo sottomarino del Mediterraneo e si trova a oltre 500 metri sotto la superficie del mare. Ma che cosa sappiamo davvero della sua attività e dei rischi per le coste italiane?
Un gigante che quasi nessuno ha mai visto
Esiste un vulcano lungo circa settanta chilometri, largo trenta e alto quasi tremila metri, che non compare nel paesaggio perché completamente nascosto sotto il mare.
Si chiama Marsili e si trova nel Tirreno meridionale, lontano dalle coste ma non così lontano da essere estraneo alla geografia e alla storia geologica italiana.
La sua sommità si trova a circa 508 metri sotto la superficie marina, mentre la base raggiunge profondità di circa 3.400 metri.
È il più grande vulcano attivo sottomarino del Mediterraneo e uno degli apparati vulcanici più imponenti d’Europa.
Numeri che bastano a suscitare curiosità. Ma anche una domanda inevitabile: dobbiamo averne paura?
Il Marsili è davvero attivo?
La risposta è sì, almeno secondo la classificazione scientifica.
Essere attivo, però, non significa necessariamente essere prossimo a un’eruzione.
Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il Marsili presenta fenomeni di degassamento, circolazione di fluidi idrotermali e microsismicità, cioè piccoli terremoti collegati ai processi geologici che interessano l’edificio vulcanico.
Si tratta di manifestazioni conosciute e studiate da tempo.
Le ultime eruzioni documentate attraverso le ricerche geologiche risalgono a migliaia di anni fa. Le stime variano in funzione dei depositi analizzati, ma non esistono elementi scientifici per sostenere che sia imminente una nuova eruzione.
È una distinzione essenziale, soprattutto quando il nome del vulcano torna a circolare sui social e nelle ricerche online.
Il pericolo maggiore non sarebbe necessariamente la lava
Il timore più ricorrente riguarda la possibilità che il Marsili provochi uno tsunami capace di raggiungere le coste italiane.
Ma come potrebbe accadere?
Gli studiosi distinguono due scenari molto diversi.
Il primo è quello di un’eruzione sottomarina. Secondo l’INGV, considerando la profondità della sommità del vulcano, il rischio associato a possibili eruzioni è estremamente basso.
Il secondo riguarda invece l’eventualità di una grande frana sottomarina, provocata dal cedimento di una parte dell’edificio vulcanico.
Un movimento improvviso di grandi quantità di materiale potrebbe spostare una massa d’acqua sufficiente a generare onde anomale.
È una possibilità fisica oggetto di studio, non la previsione di un evento imminente.
L’INGV sottolinea inoltre che non sono state individuate evidenze morfologiche di grandi frane o collassi avvenuti in passato.
I terremoti nel Tirreno annunciano un’eruzione?
Il Marsili è tornato recentemente al centro dell’attenzione anche in relazione a una sequenza sismica nel Tirreno.
In un’intervista pubblicata da Geopop, il ricercatore INGV Salvatore Ventura ha spiegato che l’attività idrotermale e la microsismicità del Marsili sono fenomeni conosciuti, senza variazioni recenti anomale.
Ha inoltre osservato che la sequenza sismica esaminata interessava una fascia tettonica distinta e non mostrava una relazione diretta evidente con il vulcano.
Dunque, collegare automaticamente ogni terremoto nel Tirreno a una possibile eruzione del Marsili sarebbe scientificamente scorretto.
Perché è così difficile sorvegliarlo?
Studiare un vulcano sommerso presenta difficoltà ben diverse rispetto al monitoraggio dell’Etna o dello Stromboli.
Le apparecchiature devono operare a grandi profondità e il monitoraggio continuo richiede tecnologie complesse e costose.
Esistono misurazioni e campagne scientifiche, ma il Marsili non dispone di un sistema permanente di sorveglianza in tempo reale paragonabile a quello dei vulcani emersi più monitorati.
Questa limitazione non dimostra che il vulcano sia pericoloso: indica piuttosto quanto sia importante continuare a studiarlo.
Tra paura e conoscenza
Il Marsili è un gigante autentico, ma non per questo un mostro pronto a risvegliarsi.
La scienza non esclude in assoluto gli eventi naturali estremi; cerca invece di comprenderne i meccanismi, valutarne la probabilità e individuare gli strumenti migliori per ridurne le conseguenze.
La realtà è un’altra cosa rispetto ai titoli catastrofici: il vulcano esiste, è attivo e merita attenzione scientifica, ma non ci sono elementi verificati che consentano di annunciare un’eruzione o uno tsunami imminente.
Conoscere il Marsili significa imparare qualcosa di straordinario sul nostro pianeta, senza trasformare ogni fenomeno geologico in una minaccia annunciata.
La Redazione scientifica di National Daily Press
Fonti: INGVvulcani, scheda scientifica del Marsili; Geopop, intervista al ricercatore INGV Salvatore Ventura sulla recente sequenza sismica nel Tirreno.
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