Strumenti, limiti costituzionali e rischi di una deriva repressiva
Intervista all’avvocato Francesco Bruni, relatore al convegno “Gli occhi sulla strada”
Nel corso del convegno “Gli occhi sulla strada”, svoltosi il 7 febbraio scorso a Bergamo e dedicato ai temi della sicurezza urbana e della vivibilità delle città, l’avvocato Francesco Bruni – penalista del Foro di Milano e dottore di ricerca in Diritto Penale d’Impresa – ha offerto una lettura giuridica rigorosa ma accessibile degli strumenti oggi utilizzati per garantire la sicurezza nelle aree urbane, mettendone in luce limiti, criticità e rischi costituzionali. A partire dal suo intervento, abbiamo approfondito i nodi centrali di un dibattito sempre più attuale.
Sicurezza urbana e diritto penale oggi
Avvocato Bruni, durante il convegno “Occhi sulla strada” lei ha definito la sicurezza urbana una delle sfide più complesse per il diritto contemporaneo. Perché?
Perché, dottor Santini, la sicurezza urbana è il punto in cui si incontrano – e spesso si scontrano – due esigenze entrambe legittime: la tutela della collettività e il rispetto dei diritti fondamentali della persona. Il diritto penale è chiamato a un equilibrio delicatissimo. Il rischio è che, sotto la pressione dell’opinione pubblica e della politica, si sacrifichino le garanzie costituzionali in nome di una presunta maggiore efficacia repressiva.
I reati a tutela della sicurezza urbana
Avvocato lei ha spiegato che il legislatore dispone già di un ampio apparato di norme penali. È davvero così?
Sì dottor Santini. Il codice penale prevede già numerose fattispecie a tutela della sicurezza urbana. Penso ai reati contro la persona – omicidio, lesioni, percosse, violenza privata – ma anche a quelli contro il patrimonio, come furto e rapina, che incidono direttamente sulla sicurezza percepita.
Esistono poi i reati contro l’ordine pubblico e quelli che, pur essendo considerati “minori”, incidono profondamente sulla qualità della vita cittadina: disturbo della quiete pubblica, atti contrari alla pubblica decenza, talvolta l’ubriachezza in luogo pubblico. Non siamo di fronte a un vuoto normativo.
Perché si invocano sempre nuove leggi sulla sicurezza
Eppure avvocato Bruni si continua a parlare di nuove norme e nuovi reati. Come lo spiega?
Il diritto penale è spesso utilizzato come strumento simbolico. Creare nuove fattispecie o irrigidire le pene genera un effetto rassicurante sull’opinione pubblica, ma non sempre migliora effettivamente la tutela reale dei beni giuridici. È una risposta emotiva alla percezione di insicurezza, non necessariamente ai dati oggettivi.
TULPS e misure di prevenzione
Avvocato Bruni, durante il suo intervento ha posto grande attenzione sugli strumenti del TULPS. Perché sono così delicati?
Perché dottor Santini, si tratta di misure che, pur non essendo formalmente penali, incidono sulla libertà personale. Le misure di prevenzione – dall’ammonizione alla sorveglianza speciale – sono applicate da autorità amministrative sulla base di un giudizio di pericolosità che può fondarsi anche su elementi indiziari. Questo pone seri problemi di compatibilità con l’articolo 13 della Costituzione, che affida le limitazioni della libertà personale all’autorità giudiziaria.
DASPO urbano e libertà personali
Il DASPO urbano è uno degli strumenti più discussi. Qual è la sua valutazione?
Il DASPO urbano ha un impatto molto forte sulla libertà individuale. Può vietare l’accesso a specifiche aree cittadine ed è spesso utilizzato per contrastare il degrado in zone sensibili come stazioni e piazze. Il problema è che viene disposto da un’autorità amministrativa e che la sua violazione può assumere rilievo penale. È una misura che richiede grande cautela e un controllo rigoroso, proprio per evitare derive arbitrarie.
Populismo punitivo e dati reali
Avvocato Bruni, lei ha citato anche i dati statistici. Cosa ci dicono davvero?
I dati ISTAT mostrano che, negli ultimi dieci anni, i reati tradizionali contro i cittadini sono diminuiti, mentre permangono criticità legate alla microcriminalità urbana e ai disturbi dell’ordine pubblico. Questo dovrebbe spingere verso politiche mirate e proporzionate. Invece spesso prevale il populismo punitivo, che spinge verso nuove incriminazioni senza una reale efficacia preventiva.
Il rischio del “diritto penale del nemico”
Qual è il rischio più grande di questa possibile deriva repressiva?
Il rischio è quello di scivolare verso quello che la dottrina definisce “diritto penale del nemico”: un diritto penale che non tutela più il cittadino, ma lo considera un soggetto da neutralizzare. È una visione incompatibile con uno Stato di diritto, perché trasforma il diritto penale in uno strumento di controllo sociale indiscriminato.
Sicurezza urbana e Costituzione
In conclusione avvocato Bruni, come si può costruire una sicurezza urbana autentica?
La sicurezza urbana richiede strumenti efficaci, ma questi devono essere rispettosi dei principi costituzionali. Il diritto penale deve rimanere un’extrema ratio, intervenendo solo quando altri strumenti – sociali, culturali, educativi – si rivelano insufficienti. La sicurezza non può essere perseguita sacrificando la libertà. Solo mantenendo salda la bussola costituzionale possiamo costruire una sicurezza fondata sulla giustizia, non sulla paura.
Giulio Valerio Santini

