Ora caro lettore fai un respiro, profondo. Poi guardati attorno. Forse alle volte provi la strana sensazione che a casa tua qualcuno ti osserva in silenzio? Hai ragione ma non è qualcuno, non è un intruso, ma qualcosa. Apri il frigorifero, accendi la tua bellissima Smart TV, parli con l’assistente vocale quello che si chiama come l’amica di tua moglie, regoli il termostato, in verità ci provi perché nessuno ci riesce. A prima vista sono gesti banali, degli automatismi direi…
Non è così, a valle di ogni gesto parte un flusso di dati che purtroppo non resta nella tua bella cucina. Se ne va, viaggia nel cyberspazio, è elaborato, analizzato e spesso venduto. Si venduto; avresti mai pensato che aprire il frigorifero ha un valore economico?
L’Internet delle Cose, l’IoT, non può essere definita una tecnologia. È piuttosto una rete, un ecosistema di dati comportamentali, i tuoi, quelli della tua famiglia. Un modo certo non elegante ma comodo, efficiente e legale di analizzare la tua vita privata da un punto di osservazione privilegiato.
L’episodio reale che ha fatto tremare un investigatore digitale
Un esperto di cybersecurity è chiamato a verificare il traffico dati di un condominio di ultima generazione, ultra-smart, ultra-connesso. Molto cool, forse troppo. L’esperto si attende di rilevare intrusioni su router, streaming video non autorizzati, webcam-to-web, tentativi di sniffing sulla rete. No, non trova queste cose o almeno non in questa occasione. Le connessioni più insistenti arrivavano da frigoriferi, lavatrici, televisori e serrature elettroniche collegate ad antifurti.
Elettrodomestici apparentemente innocui che si trasformano in agenti del KGB. La lavatrice e i suoi amici sanno tutto e registrano tutto: quando gli abitanti rientrano a casa, quanto tempo passano alla TV, quante ore passano svegli di notte (attenzione anche con chi), le stanze più frequentate, quante volte aprono il frigorifero e a che ora.
La casa non aiuta, osserva…Inquietante.
Gli oggetti osservano e sono dei testimoni oculari
In una casa smart nessun apparecchio rimane neutro. La Smart TV non trasmette solo immagini: registra a che ora inizi a guardare una trasmissione, quanto tempo rimani davanti allo schermo e quando cambi canale o la spegni (pensi di spegnerla); il termostato non rileva solo la temperatura ma verifica se sei o meno in casa. Quell’aggeggio vocale tanto carino perché ti ubbidisce e sembra gentile non esegue solo i tuoi comandi. Li analizza in termini di frequenza, ritmo, tono e persino stato emotivo della voce. Le luci smart non illuminano soltanto casa tua quando batti le mani (che figo che sono) ma tracciano anche i tuoi movimenti nel tempo. Le serrature digitali non proteggono e basta. Annotano i tuoi ingressi e uscite con precisione. Il tuo frigorifero non raffredda e basta. Capisce se vivi da solo, se ti nutri in modo sano, se hai avuto ospiti.
Ogni tua interazione con i tuoi elettrodomestici si trasforma in informazione, ogni informazione in dato, e ogni dato diventa un piccolo pezzo del tuo ritratto digitale.
Sanno più cose di te di quanto tu ne sappia di te stesso
I produttori di dispositivi affermano di raccogliere “dati tecnici di funzionamento”, naturalmente nel tuo interesse. Filantropi insomma. Non dicono però cosa si può dedurre da quei dati. Moltissimo!
Se il frigo viene aperto spesso di notte, si può ipotizzare un disordine alimentare. La temperatura della casa viene variata a orari irregolari? Significa che qualcuno è presente più spesso del previsto. La TV resta accesa fino a tardi? Forse la qualità del tuo sonno è bassa e il tuo livello di stress alto. Se il consumo energetico varia in certe fasce orarie, indica se lavori da casa o no. Se l’assistente vocale riceve comandi rapidi e bruschi, si può dedurre il tuo stato d’animo.
Il dato tecnico, incrociato con altri dati tecnici, smette di essere tecnico: diventa intimo.
Chi usa queste informazioni?
Il pensiero comune è quello che al massimo lo usano (chi?) per proporre prodotti simili o addirittura migliori rispetto a quelli che uso. Benefattori insomma. Sarebbe bello e utile ma non è così. I nostri dati sono aggregati in cluster comportamentali, venduti a società di marketing, broker di dati, piattaforme di analisi, compagnie assicurative, industrie farmaceutiche, sviluppatori di intelligenza artificiale.
Preparatevi perché negli U.S.A. ci sono già compagnie di assicurazioni che individuano i premi delle “sanitarie” in base alle abitudini alimentari rilevate dai dispositivi in rete (IoT).
Fate dunque attenzione. Arriverà anche qui e chi si abbuffa di Nutella e sta troppo sul divano davanti alla Smart Tv pagherà un conto salato.
Non ti hanno mai stretto la mano ma sanno tutto di te.
Da utenti a organismi tracciati
Abbiamo stretto un patto tacito con il web, forse infernale. Ci hanno chiesto un po’ della nostra privacy promettendoci la semplificazione della nostra vita.
Il problema però è che la parte della privacy “ceduta” non è minima ma massiva. Gli occhi non sono una telecamera che si può disattivare anche con un pezzo di nastro adesivo, sono i tuoi stessi elettrodomestici.
Ciò che avviene nella tua casa non resta nella tua casa. Sappilo
Come sopravvivere all’invasione silenziosa
Non devi dire no alla tecnologia e vivere come un monaco zen sulle Orobie. Devi essere consapevole, utilizzare dispositivi con modalità offline reali, certificate. Devi limitare le connessioni solo ai momenti necessari. Impostare firewall di rete domestica che blocchino connessioni non necessarie. Leggere, lo so è una impresa, i termini di utilizzo. Spegnere la sincronizzazione cloud quando possibile. La tecnologia deve essere uno strumento, non una guardia carceraria.
Chi è il vero proprietario della tua vita digitale?
Non c’è bisogno di fantasie paranoiche la realtà è peggio. Non serve immaginare agenti che ti spiano dai monitor (ma ci sono). Basta prendere atto di una verità semplice e inquietante. Oggi, nella tua casa, ci sono oggetti che parlano di te più di quanto tu ne parli a chiunque.
La domanda non è se il tuo frigorifero ti spia. La domanda è chi sta ascoltando ora?
Giulio Valerio Santini

