Il pretesto politico
Nel 1863 il nuovo sovrano danese, Cristiano IX, annunciò l’intenzione di annettere il ducato di Schleswig al regno di Danimarca e di ridurre le autonomie di Holstein e Lauenburg. Questa decisione violava apertamente gli accordi di Londra del 1852 e fornì a Bismarck il pretesto ideale per un intervento armato, presentato come difesa della legalità internazionale e dei diritti dei tedeschi dei ducati.
Gli equilibri europei
Prima di agire, Bismarck valutò attentamente il contesto diplomatico. Il Regno Unito era poco incline a intervenire negli affari continentali, la Russia guardava con favore alla Prussia per l’aiuto ricevuto nella repressione dell’insurrezione polacca del 1863, mentre la Francia non intendeva opporsi a un’azione giustificata dal principio di nazionalità. Questo isolamento della Danimarca rese possibile l’intervento.
La guerra dei ducati
Nel gennaio 1864 Prussia e Austria stipularono un’alleanza militare e avviarono le operazioni contro la Danimarca. Nonostante un tentativo di mediazione internazionale, la guerra riprese rapidamente e si concluse con una netta vittoria delle forze alleate. Il trattato di Vienna dell’ottobre 1864 sancì la cessione dei tre ducati a Prussia e Austria, chiamate ad amministrarli congiuntamente.
Verso lo scontro
L’amministrazione comune si rivelò presto impraticabile, a causa delle rivalità tra le due potenze germaniche. La convenzione di Gastein affidò l’Holstein all’Austria e lo Schleswig e il Lauenburg alla Prussia, ma si trattò solo di una soluzione temporanea. La guerra aveva infatti permesso allo stato maggiore prussiano di constatare la superiorità del proprio esercito, preparando il terreno allo scontro decisivo con l’Austria e al successivo processo di unificazione tedesca.

