Zohran Mamdani e il paradosso delle identità inconciliabili
Il volto nuovo di New York
New York ha un nuovo sindaco. Si chiama Zohran Mamdani, ha 34 anni, origini ugandesi e una definizione che è già un manifesto: musulmano, democratico, socialista. È il primo sindaco musulmano della metropoli americana e, almeno in apparenza, l’incarnazione di una nuova sinistra globale: giovane, inclusiva, idealista. Ma dietro questa triade di etichette, c’è una contraddizione che nessuna retorica potrà cancellare: musulmano, democratico e socialista sono tre categorie concettualmente distanti, se non apertamente confliggenti.
Fede e ideologia: la prima crepa
Essere musulmano non è una semplice connotazione culturale. È appartenere a una visione del mondo fondata sulla trascendenza, sulla legge divina e su un ordine morale che precede e supera quello umano.
Essere socialista, al contrario, significa credere in un progetto terreno, nell’uguaglianza costruita dallo Stato, nella redistribuzione delle risorse attraverso un sistema laico e razionale. Tra l’assoluto religioso e il relativismo politico, la compatibilità è fragile. Si può essere devoti a una verità divina e allo stesso tempo sostenere una dottrina che, nella sua storia, ha cercato di emancipare l’uomo proprio da ogni fede?
Il paradosso del “democratico socialista”
Mamdani si definisce “socialista democratico”, come molti giovani leader americani. Ma in realtà il binomio è un equilibrio instabile: il socialismo tende all’uniformità, la democrazia al pluralismo; l’uno privilegia la giustizia sociale, l’altra la libertà individuale. Nella pratica, un’amministrazione socialista deve imporre limiti al mercato e al profitto; un’amministrazione democratica deve garantire la libertà anche a chi non condivide la visione della maggioranza. Dove si colloca Mamdani in questo campo minato? La fede islamica introduce un terzo elemento ancora più complesso: una visione morale che spesso entra in collisione con la cultura liberal su cui si fonda New York.
Una lezione per l’Occidente
L’elezione di Mamdani potrebbe segnare un cambio d’epoca: il ritorno della religione come elemento identitario nella sinistra occidentale. Un tempo il socialismo cercava di emancipare l’uomo dalla religione; oggi, la religione diventa parte di una nuova narrazione progressista.
Un paradosso? Forse. Ma anche un segno dei tempi: le ideologie non muoiono, cambiano pelle. Ma a questo punto la Sinistra cosa è disposta a sacrificare per il potere? Oltre un secolo di lotte femministe? Vedremo, certo al potere non rinuncerà.
La città che non dorme, ma osserva
New York è la città dell’eccesso, del capitalismo più feroce e del relativismo più radicale. Guidarla come “musulmano democratico socialista” significa tentare di conciliare tre visioni del mondo che, storicamente, non hanno mai camminato insieme. La fede chiede certezze, il socialismo uguaglianza, la democrazia compromesso. Metterle nello stesso manifesto è un esercizio di marketing più che di filosofia politica.
Una verità scomoda
Alla fine, il sindaco dovrà scegliere. Non si può essere davvero tutte e tre le cose nello stesso momento, nello stesso ruolo. Se sarà coerente con la sua fede, tradirà i principi del socialismo.
Se applicherà il socialismo, dovrà rinunciare al pluralismo democratico. E se resterà democratico, dovrà moderare la propria ortodossia religiosa e ideologica. In ogni caso, a uno dei tre ideali Mamdani dovrà mentire — e New York, che da sempre perdona tutto tranne l’incoerenza, non impiegherà molto a capirlo.
Giulio Valerio Santini

