Tommaso di Carpegna Falconieri

Il libro accoglie quattro testi indipendenti ma anche interrelati: così l’autore nella Premessa al libro e la curiosità cresce.
La leggenda della papessa Giovanna e il popolo dei Nani: personaggi opposti al canoni. Quale nesso? L’autore ce lo svelerà solo alla fine del libro.
Iniziamo il nostro viaggio con la storia della papessa Giovanna: una leggenda che ancora oggi rivive quando, Roma, la processione del Papa evita di percorrere la via nella quale, secondo la tradizione, la papessa Giovanna ha partorito ed è stata uccisa.
Una storia forte, che ci parla di rapporti di potere e disequilibri fra i generi. Un racconto che ha dato vita a numerosi scritti storici successivi, una favola che diventa realtà: nasce forse da lei una sorta di trono con al centro un buco che serviva per verificare il sesso del Papa?

Il mito dei Nani è molto noto ma non la sua origine. I popoli germanici plasmarono questo mito fino a crederci veramente. I Nani compaiono nella mitologia di numerosi popoli, anche distanti fra loro, dalla Svizzera all’Islanda. Questi personaggi, delle fiabe e delle leggende, hanno caratteristiche simili a gnomi e folletti ma sono in realtà molto più grandi. Sono abili nel forgiare armi, costruire edifici, esperti di magia e lettura delle rune. Vi hanno già fatto individuare un popolo al quale riferirsi?
Fantasmi a Boston. Io amo i cimiteri perché mi comunicano un senso di casa. Con questa riflessione dell’autore, si apre il capitolo dedicato ai fantasmi di Boston. Da qui, un racconto ricco di nostalgia ma anche di molto altro.
Tommaso di Carpegna Falconieri è professore di Storia medievale all’Università di Urbino. Si occupa di medioevo e medievalismo, Storia della Chiesa e metodologia della ricerca storica. È autore di circa 300 saggi.

(“Mosaico raffigurante Theodora episcopa, ipotetica rappresentazione della papessa. Roma,
basilica di Santa Prassede”)
Lo intervistiamo:
Lei ha scritto moltissimo di storia ma in questo saggio si è dedicato a personaggi diciamo più “ al limite” della storia. Cosa Le ha fatto scaturire il desiderio di questo saggio?
In realtà, questo saggio nasce da un desiderio profondo di esplorare il confine tra storia e immaginazione, tra ciò che è accaduto e ciò che viene inventato. Mi ha sempre affascinato il potere evocativo dei personaggi liminali—figure che si collocano ai margini della storia ufficiale, come la papessa Giovanna, gli antipapi medievali, i Nani del mito (chi saranno mai!?), oppure le due donne sospese tra vita e morte di cui racconto nell’ultimo capitolo. Raccontare e riflettere su queste storie inusuali, direi “irregolari”, è un procedimento che vivacizza il pensiero e apre a prospettive nuove. Per usare una metafora, ritengo che andare di bolina risalendo il vento può condurre in porti altrimenti irraggiungibili navigando con il vento in poppa. Ho voluto camminare con il lettore lungo un “sentiero sul limitare”, là dove accadono metamorfosi e dove non si è più certi di nulla. Questo saggio è un divertissement, ma anche una riflessione metodologica: la storia si scrive sulle fonti, certo, ma la poesia nasce dal mito e dalla creazione. E in fondo, anche i personaggi più eccentrici ci aiutano a porre domande nuove alla storia, domande che nascono sempre dal presente. Insomma, ho escogitato un modo per riflettere seriamente sulla storia, ma con leggerezza, usando anche la fantasia e il simbolo come strumenti di comprensione.
Quale dei personaggi raccontati ha un significato particolare per Lei?
Tutti i personaggi di questo libro hanno per me un significato, ciascuno per ragioni diverse. La papessa Giovanna, ad esempio, mi ha accompagnato fin da ragazzo e rappresenta una figura potentissima dell’immaginario, capace di trasformarsi nel tempo e di riflettere questioni profonde come il rapporto tra genere e potere. Gli antipapi, con la loro posizione al confine tra legittimità e illegittimità, mi hanno sempre affascinato per le implicazioni metodologiche che pongono alla storiografia. I Nani, invece, sono il frutto di un gioco intellettuale, un esperimento di scrittura che mi ha permesso di riflettere sul confine tra invenzione e realtà. E infine, le donne dell’ultimo capitolo—Elizabeth Pain e Petronilla Paolini Massimo—sono figure sospese tra vita e morte, che toccano corde personali e autobiografiche. Ma se proprio devo scegliere, direi che gli antipapi e i due fantasmi di donna sono quelli che sento più vicini. Gli antipapi mi permettono di esprimere concetti amplissimi sulla mancanza di determinismo nella storia, sull’importanza del dubbio metodico e sulla necessità di comprendere senza giudicare. Le due donne, invece, colpiscono nel profondo: le loro storie, intrise di sofferenza e dignità, hanno risvegliato in me emozioni personali, legate alla vita vissuta, e mi hanno spinto a coinvolgere me stesso nella narrazione.

(Statua di un Nano sull’Arco di Costantino (?!))
Quale storia che ha narrato ritiene più importante da far conoscere?
Più che una singola storia, ciò che mi piace far conoscere è la struttura del libro stesso. È composto da quattro testi indipendenti ma interrelati, come i movimenti di una sinfonia: un saggio storico classico, uno storico non canonico, uno pseudo-saggio e una rêverie. Questo décalage – questo scarto intenzionale tra i generi, i registri e i livelli di scrittura – è fondamentale: le storie hanno senso non solo per ciò che raccontano, ma soprattutto per il rapporto che instaurano fra loro. Il lettore è invitato a muoversi tra verità e finzione, tra metodo e immaginazione, in un percorso che è anche una riflessione sul fare storia oggi. Detto questo, se dovessi indicare una storia che potrebbe incuriosire di più, sceglierei quella dei Nani. È una narrazione che può attrarre non solo gli appassionati di storia, ma anche gli amanti di mitologia nordica, di fantasy, di storia romana e di medioevo fantastico. Ma attenzione: si tratta di uno pseudo-saggio, ovvero di un testo che si presenta come un saggio rigoroso ma è in realtà un’invenzione a scopo ludico. È un esperimento che gioca con le analogie e con la forma del discorso storico, per riflettere su come si costruisce il sapere e su quanto sia sottile il confine tra realtà e immaginazione.

(La Porta Nigra di Treviri, edificata dai Nani. Disegno di Luigi Castellani)
Ha in programma altre pubblicazioni con personaggi di fantasia?
Io ho una certa esperienza in questo tipo di pubblicazioni anche perché negli anni passati – quando le mie figlie erano piccole – ho pubblicato una decina di libri per bambini con Mondadori e con Carthusia: lì sono spuntati personaggi a cui sono affezionato, come “Il Principe Azzurrognolo”, “Vento tra i Capelli” (una bambina molto avventurosa), il cane Giorgio e tanti altri. E poi ci sono personaggi “al limitare”, come quel curioso mercante senese del Trecento che si convinse di essere nientedimeno che il re di Francia, di cui ho scritto per Laterza vent’anni fa (poi il libro è andato bene, essendo stato tradotto persino in turco e in ungherese): questa volta il personaggio è esistito davvero, ma la sua storia è talmente strana che supera la fantasia. Cosa mi riserva il futuro? Non lo so dire: gli storici non mai sono buoni profeti, neppure per se stessi. Quel che è certo è che il libro più bello è sempre quello che ancora non hai ancora scritto.
Un consiglio di lettura?
Allegro ma non troppo di Carlo M. Cipolla: nel mio La storia al contrario mi sono ispirato a questo libro, che è un piccolo classico della letteratura storica in grado di coniugare il rigore con la leggerezza e l’umorismo. Io ho scritto La vera origine del popolo dei Nani, mentre Cipolla pubblicò Le leggi fondamentali della stupidità umana, che è divenuto un testo celebre. Mi sa che lo abbiamo fatto entrambi ridendo.
Leggerlo perchè
Perchè non si smette mai di imparare e non si può dare niente per scontato.
neo
Si ha subito voglia di scoprire altri miti storici

