Johannes si risveglia nel bunker, la mattina dopo, pare che tutto sia stato solo un sogno delirante…o forse…o forse non è così?
La prima cosa che sentì, quando si svegliò, fu il suono attutito di alcune voci, mentre il mondo riprendeva forma attorno a lui. Curiosamente, non percepì subito le parole, ma l’accento: duro, cadenzato, prussiano. Aprì gli occhi e il mondo apparve come ovattato, appannato…sporco e racchiuso all’interno di due oblò scavati su uno sfondo nero. Cercò, lentamente, di toccarsi la faccia, ma i suoi polpastrelli sfiorarono una sacca di tela liscia e stagna che gli ricopriva la testa senza, però, impedirgli di respirare.
Scosse la testa mentre le voci si facevano più forti e vide con terrore una figura scura saettare oltre la porta aperta del bunker. Per un attimo temette che fosse quella cosa ma, così com’era arrivato, il terrore svanì in fretta: la figura era bassa, con una forma molto più umana e contorni ben definiti e indossava un cappotto feldgrau, con un elmetto a secchio di carbone. “tenente…”, bisbigliò dapprima, poi più forte, scuotendolo “…tenente…riesce a sentirmi?”. Anche attraverso l’oggetto che gli avvolgeva la testa, Johannes annuì, “sì…sì la sento”, rispose.
“adesso può togliersi la maschera antigas”, disse il ragazzino, aiutandolo a levarsela. Vedere un giovane di non più di 16 anni gli strinse il cuore: sembrava Oliver. “io sono il soldato semplice Friedrich Klug, signore”, disse il suo soccorritore, “sono del IV Reggimento di fanteria imperiale prussiana”, “siete il cambio della guardia?”, gli chiese lui, con voce appena impastata. Quello scosse la testa “siamo un’unità di soccorso, signore. Siamo venuti qui perché, la scorsa notte, l’Intesa ha lanciato un violento attacco su tutto il fronte e degli osservatori hanno riferito di un bombardamento su questa posizione”. Un…cosa? Dovette impegnarsi davvero tanto per nascondere il suo stupore.
Era…possibile che fosse tutto un effetto perverso di qualche gas? I suoi compagni morti, l’ombra e la maschera…che non ricordava di essersi messo. “dove…dove sono i miei uomini?”, domandò al suo soccorritore “ieri sera sono…sono venuto qui accompagnato da un maggiore e avevo tre uomini con me…li avete trovati? Stanno…stanno bene?” chiese. “beh, ecco, noi…”, “…non li abbiamo trovati”;
a interrompere il ragazzino era stata un’altra voce, più matura, più adulta. Johannes girò la testa in quella direzione. A parlare era stato un caporale sulla trentina, “è probabile che siano scappati, sia loro che il maggiore. La polizia militare li sta cercando, verranno processati e fucilati per diserzione”, gli disse, “probabilmente, quando è iniziato l’attacco si sono fatti prendere dal panico. Lei ha tenuto il fronte, è probabile che sia svenuto per infiltrazioni nella maschera antigas”. Si accorse di starlo guardando in modo stralunato perché l’uomo gli domandò “tenente…lei capisce quello che le sto dicendo, vero?”.
Si affettò ad annuire e, protendendo il braccio in avanti, gli fece cenno di aiutarlo ad alzarsi. Constatò, con piacere, che le gambe funzionavano ancora bene e iniziò ad uscire dal bunker. Da lì, diede un’occhiata all’esterno, poi si girò e domandò al sottufficiale “non sono state trovate tracce di nessuno?”, “no, nessuno”, rispose quello.
Fece un cenno ed iniziò ad avviarsi lentamente lungo il crinale, illuminato dal giorno. possibile che…che fosse stato solo il gas? Che si fosse immaginato tutto? Ma allora, se si fosse stato immaginato tutto, avrebbe voluto dire che gli uomini erano scappati? E se erano scappati, chi gli aveva messo la maschera antigas che, era sicuro, non poteva essersi messo da solo? “Nel mondo, così come ci sono gli angeli, i servitori del bene, così ci sono gli spiriti perduti che servono il male, nel silenzio della notte delle anime…” quelle parole, dette del suo cappellano, gli risuonavano ancora in testa.
Fine

