Il piano prussiano
Theodor von Bernhardi illustrò ad Alfonso La Marmora il piano strategico prussiano. Secondo Berlino, l’Austria avrebbe concentrato gran parte delle proprie truppe contro la Prussia sul fronte settentrionale, mantenendo invece un atteggiamento difensivo in Italia con forze limitate. Dopo una probabile vittoria contro i prussiani, Vienna avrebbe poi potuto rivolgere tutte le sue truppe contro l’esercito italiano.
L’obiettivo di Trieste
Per evitare questo scenario, i prussiani ritenevano fondamentale che l’Italia impegnasse il maggior numero possibile di forze austriache. Sarebbe stato quindi necessario evitare di attaccare frontalmente il Quadrilatero formato da Peschiera del Garda, Mantova, Legnago e Verona, dove gli austriaci godevano di solide difese. Secondo il comando prussiano, l’obiettivo strategico più efficace sarebbe dovuto essere Trieste, mentre il governo italiano rimaneva concentrato esclusivamente sulla conquista del Veneto.
Strategie inconciliabili
Fin dall’inizio emerse quindi una forte incomprensione tra la visione strategica prussiana e quella italiana. I dirigenti italiani non modificarono il proprio piano operativo, continuando a puntare sul Veneto come unico obiettivo militare. In questo modo, secondo i prussiani, l’esercito guidato da Vittorio Emanuele II rischiava di cadere nella trappola predisposta dagli austriaci, esattamente come Vienna sperava.
Il “colpo al cuore”
Le continue interferenze prussiane irritarono profondamente La Marmora e provocarono crescenti tensioni tra i due alleati. Il contrasto culminò nel celebre “dispaccio del colpo al cuore”, inviato il 17 giugno dal diplomatico prussiano Guido Usedom. Nel documento veniva ribadita la necessità per l’Italia di colpire direttamente il centro strategico dell’Impero asburgico. Usedom arrivò persino ad affermare che il rifiuto italiano di seguire il piano prussiano fosse più dannoso per Berlino di una possibile neutralità italiana: “Se da parte dell’Italia non si vuole condurre la guerra nel nostro senso, sarebbe stato meglio per noi se l’Italia non avesse preso parte alla guerra”.

