Lasciata da sola a montare di guardia nella notte, la squadra del tenente von der Tanner fa una macabra scoperta.
“Che stronzo”, commentò Jonas non appena fu sicuro di non essere più a tiro d’orecchio, “arrogante, piccolo, fetido bastardo: tipico ufficiale…oh, senza offesa, signore”.
Lui scosse la testa “non ti preoccupare, Jonas, va tutto bene”, “comunque è proprio uno stronzo”, rincarò la dose il collega di Amburgo, “ti ha persino rubato una sigaretta”.
Oliver che, dal canto suo, aveva soltanto il grado di soldato semplice era forse più legittimato di tanti altri a odiare i superiori, ma si limitò a sorridere bonariamente “immagino che fosse stanco e teso”, disse, “è per questo che il maggiore le ha preso la sigaretta senza chiedere, tenente. Però…se vuole glie ne do una delle mie”.
Lo scaricatore di porto scoppiò a ridere mettendogli una mano sulla spalla “sai, ragazzino…”, esclamò, “…mi piace la tua bontà e purezza interiore…che cazzo ci fa un angioletto come te in un posto di merda così, eh?”. Si mise a ridere anche Jonas, poi domandò, rivolto a lui “lei cosa ne dice, tenente, è un angioletto il nostro Oliver?”. Lui annuì, “certamente lo è…”, poi, rivolto al ragazzo “non preoccuparti Oliver. La mia famiglia commercia tabacco, mi spediscono sigarette quasi ogni settimana”.
I soldati lo guardarono estasiati: per loro la semplice idea di un foglio di carta rancido avvolto nel tabacco scadente era un grandissimo lusso. Sorridendo, lui gli disse, “dico sul serio, non è un problema. Anzi…se volete…”, fece, cavando fuori dalla tasca del cappotto blu il portasigarette “favorite pure…un piccolo corroborante prima di metterci di guardia eh, che ne dite?”.
Gli uomini annuirono e sorrisero: li aveva conquistati. Era un ufficiale bavarese al comando di un sergente sassone, un appuntato prussiano e un soldato semplice sassone, rispettivamente Jonas, Hans e Oliver.
Ma in quel momento non gli importava.
Erano solo fratelli, fratelli di sigaretta. Un legame e una fratellanza che difficilmente si sarebbero potuti spiegare in altri termini. Fumarono in silenzio, lentamente, poi si distribuirono ai posti di guardia. “Hans, mettiti lì davanti con me”, disse al massiccio portuale con tono fermo ma gentile, “Oliver, Jonas, voi due pattugliate lungo il camminamento, massimo 500 metri”.
I due annuirono, in modo quasi fatalista e iniziarono a incamminarsi. Lui prese posto accanto a Hans, poggiando il fucile sui sacchi di sabbia e mettendosi in una posizione stabile e comoda dietro il mirino.
“Non mi piace”, sussurrò più tra sé stesso che parlando ad altri. “Che cosa, capo?”, domandò Hans, che lo aveva sentito, “niente…ehm, sto bene, davvero”. “Capo”, gli rispose quello, con aria stentorea “so cosa sta pensando e so che non si aspetta niente di buono.
Avanti, parli e non pensiamoci più”, “ho una brutta sensazione” rispose, spaventato dall’idea di sembrare stupido. “tanto per cominciare, i posti di guardia non dovrebbero essere sguarniti: avremmo dovuto dare il cambio della guardia a quelli prima di noi. Vedi qualcuno? Dove sono finiti?”, non aveva visto nessuno.
Hans fece spallucce “probabilmente hanno disertato”, disse “saranno scappati da qualche parte, la polizia militare li passerà per le armi domani o dopodomani”.
Non era questo il punto: si sentiva qualcosa di strano, come una sensazione sulla pelle, un qualcosa di sgradevole e strisciante. Era come se la nebbia si condensasse, come se gli si schiacciasse addosso e si deformasse nello spazio, catapultandolo in una dimensione oscura fuori dal tempo.
Non era una percezione, ma una sensazione e forse anche questo gli faceva paura. Era il fantasma di una percezione, qualcosa che restava sospeso tra il mondo fisico e il mondo onirico che esisteva in parallelo alla realtà, aggrappato come un viticcio ai sogni, alle coscienze, agli incubi.
Non sapeva esattamente definirlo, era come un fantasma umido e sporco, coi denti sbeccati e il fiato rancido che saliva dal sottomondo e si faceva denso attorno a lui, davanti alle sue spalle, tra le sue dita avvolgendolo.
Una sensazione sgradevole che, alimentata dal suo disagio e dalla sua paura, risaliva dagli inferi, attraversava la barriera tra la realtà degli uomini e un confine onirico velato di tinte oscure, divenendo esso stesso reale. Nutrendosi del loro terrore. Il terrore che Johannes sentì in un grido strozzato di una voce ancora giovane.
Continua…

