Trascendenza collettiva
Nel gruppo che vive l’esperienza dello stato nascente, il collettivo trascende i singoli individui. Ogni membro non è più soltanto se stesso, ma diventa portatore di un assoluto, di un compito e di un destino che superano la dimensione personale. L’appartenenza produce una trasformazione identitaria profonda: il singolo si riconosce come parte di un tutto carico di senso. Questa trascendenza costituisce la base morale della reciprocità, poiché ciascuno si sente vincolato agli altri non da obblighi esterni, ma da una fede condivisa.
La crisi della reciprocità
Con l’espansione del gruppo e il prolungarsi nel tempo dell’esperienza collettiva, aumentano però le distanze dall’ideale originario e le inadempienze agli obblighi morali. Non tutti riescono a mantenere lo stesso livello di dedizione e sacrificio. La reciprocità, che nello stato nascente appariva naturale e spontanea, diventa fragile e incerta. Per garantire certezze permanenti e assicurare la continuità del gruppo, essa non è più sufficiente.
Il problema del dominio
In questa fase emerge il problema del dominio e della sovranità. Diventa necessario introdurre un nuovo vincolo, più stringente, capace di sostituire la fiducia originaria con un principio di autorità stabile. Il potere non può più basarsi soltanto sul riconoscimento reciproco, ma deve organizzarsi in forme istituzionali che decidano, giudichino e impongano. È in questo passaggio che lo stato nascente genera strutture di comando destinate a durare.
Stato di diritto
Dallo stato nascente può derivare una prima forma di istituzionalizzazione: lo stato di diritto. In questo modello, gli individui impongono limiti giuridici assoluti alla sovranità del gruppo e dei suoi governanti. Il potere è vincolato dal patto e dalla legge, che valgono per tutti, inclusi coloro che governano. L’autorità non coincide con la verità morale, ma è sottoposta a regole impersonali che proteggono la libertà individuale.
Logica totalitaria
La seconda forma è lo stato totalitario. Qui il sovrano diventa arbitro del giudizio etico: ciò che egli vuole diventa valore. Il capo è senza peccato, non può tradire, perché è identificato con la missione storica del gruppo. Il motto “Mussolini ha sempre ragione” esprime perfettamente questa logica, così come il sistema costruito da Stalin attraverso la Terza Internazionale, in cui il dissenso veniva automaticamente identificato con il tradimento dell’assoluto collettivo.

