La tutela del patrimonio marino e il rilancio del sistema produttivo hanno l’obbligo di viaggiare sullo stessa rotta lungo la costa napoletana, poiché la necessità di salvaguardare la qualità delle acque del Golfo di Napoli si configura come un’urgenza ecologica non più rimandabile, ma può essere allo stesso tempo una straordinaria opportunità di crescita economica per l’intero tessuto imprenditoriale locale. Il cuore della sfida risiede nella modernizzazione infrastrutturale di un territorio unico al mondo, che necessita strutturalmente di migliorare e valorizzare gli impianti del sistema di depurazione delle acque puntando a reti di ultima generazione e di condotte di scarico intelligenti lungo tutto il litorale, capaci di restituire al mare campano acque trattate, pulite e private di ogni carico inquinante. Realizzare queste opere nel Golfo significa sanare un debito ambientale storico che va da Pozzuoli fino alla penisola sorrentina, passando per l’area cittadina e vesuviana, restituendo ai cittadini e al turismo internazionale un mare eccellente, e al contempo attivare una transizione ecologica che ha un profondo bisogno di braccia, competenze e imprese locali. Il piano di risanamento da tempo non è più solo un dire ma trova fondamente soliti testimoniato dal metodo di lavoro portato avanti dall’Ente Idrico Campano con il Presidente Luca Mascolo. Spicca in questo contesto l’adeguamento di Napoli Est, un maxi-appalto da 111 milioni di euro gestito da Invitalia per il revamping strutturale del depuratore, affidato al raggruppamento Acciona e Fisia Italimpianti del Gruppo Webuild. L’opera aumenterà la potenza depurativa dell’impianto del 140%, garantendo la copertura dei reflui per circa 860 mila abitanti equivalenti distribuiti su 14 comuni dell’area metropolitana. A questo si aggiunge il piano idrico complessivo nazionale per la sicurezza del settore che mette in campo circa 500 milioni di euro per la regione, a cui si sommano 257 milioni di euro tra fondi PNRR e React-EU specifici per la digitalizzazione e la riduzione delle perdite delle reti, senza dimenticare i programmi integrati come “Energie per il Sarno” che puntano al collettamento a depurazione degli scarichi di oltre 400.000 abitanti, eliminando i terminali liberi nell’ambiente. Progettare e posare chilometri di condotte sottomarine, elevare impianti tecnologici complessi e monitorare le reti di scarico partenopee richiede infatti il coinvolgimento diretto del settore edile campano e del comparto impiantistico specializzato. Per i costruttori e per gli imprenditori della provincia di Napoli questo passaggio rappresenta un mercato ad alto valore aggiunto, capace di generare una reazione a catena virtuosa attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro specializzati nei cantieri locali, ordini consistenti per la filiera dei materiali e lo sviluppo di un know-how d’avanguardia nell’ingegneria idraulica. Il settore delle costruzioni sul territorio smette così di essere associato alla cementificazione e diventa il braccio operativo della rigenerazione ambientale del nostro mare, allineandosi alle severe direttive europee per azzerare le procedure di infrazione comunitarie che storicamente gravano sul Mezzogiorno. Infrastrutture di questa portata richiedono una pianificazione finanziaria solida che non può prescindere dal ruolo cruciale dello Stato, della Regione Campania e degli enti locali. Gli investimenti privati, da soli, non possono sostenere i costi di una trasformazione così radicale e diffusa nel Golfo, rendendo indispensabile un massiccio e mirato stanziamento di fondi pubblici. Finanziare queste opere pubbliche a Napoli non significa spendere a fondo perduto, bensì attuare un investimento ad altissimo rendimento, dato che ogni euro pubblico investito nella depurazione si moltiplica sul territorio e si traduce in fatturato per le imprese idrauliche ed edili locali, in tutela della salute pubblica e nel definitivo rilancio dell’attrattività turistica globale della costa. In questo modo la pulizia del mare e lo sviluppo economico del capoluogo campano cessano di essere obiettivi in contrasto per diventare due facce della stessa medaglia, dimostrando che attraverso il sostegno pubblico alle infrastrutture idriche il territorio ha l’occasione di ripulire definitivamente le acque del suo storico Golfo e, contemporaneamente, di dare ossigeno a un comparto imprenditoriale e a una forza lavoro pronti a fare la propria parte. Saprà la politica dare risposta a questa sfida? Ci sarà spazio in un programma condiviso e che punti al rilancio delle economi marine che si prolungano attraverso le reti imprenditoriali? Napoli avrà modo di poter definitivamente riappropriarsi del suo mare?

