Lo zero, non volendo andare in giro nudo, s’è vestito di vanità! (Victor Hugo)
Scrittore, poeta, drammaturgo, saggista, aforista, artista visivo, statista e attivista per i diritti umani, morì nel 1885. In modo molto sintetico, ci parla della vanagloria che è il sontuoso abbigliamento di chi in realtà non vale molto; vacuo, fatuo, inconsistente eppure capace di farsi credere solido, ragionevole, pacato sostanzioso: ed è questo il ritratto di molti… in un tempo segnato dall’apparenza, dalle acconciature, dal mostrarsi -in tutte le sue esteriorità-, anche se “sotto il vestito, niente” (come recita il titolo di un film). Peggio ancora quando, la vanità diventa superbia, boria, presunzione sprezzante e arroganza; il fanfarone può essere patetico, ma il megalomane può essere pericoloso e delirante. Proviamo invece un po’ più a rinnovare alcuni aggettivi desueti: modesto, semplice, umile, schivo, riservato, misurato…

