Raffaello Bonifazi e il lato (molto) umano del Motel
Ci siamo conosciuti in palestra, tra un bilanciere e un caffè, pessimo.
Nessuno dei due immaginava che anni dopo ci saremmo ritrovati a parlare di motel, amore a ore e scene da commedia nera dietro una reception. Eppure eccoci qui: Raffaello Bonifazi, dopo Storie di Motel, pubblica Facciamo Motel: L’Amore a Ore – Divagazioni dalla vita di coppia (Amazon), un titolo diretto, ironico, e spiazzante come lui.
Raffaello, le storie sono vere? Tutto vero, tranne i nomi. Chi non ha mai lavorato in un motel stenta a crederci, ma la realtà supera la fantasia.
Dimmi, motel e hotel, quale la vera differenza? Tutti conoscono gli hotel. I motel, li conosciamo ma facciamo finta di no. Affittano camere per poche ore, a tariffa ridotta. La privacy è totale: check-in direttamente dall’auto, camere con porta sul parcheggio, pannelli copritarga. È un sistema pensato per chi vuole restare nell’ombra, spesso per motivi extraconiugali.
Raffaello Bonifazi è entrato in questo mondo per caso, nel 2000, senza formazione alberghiera. La vera sfida è gestire hotel e motel sotto lo stesso tetto. Non esistono muri abbastanza spessi per impedire che certe urla arrivino al centro congressi… O al ricevimento di un matrimonio.
E il titolo, da dove viene? Una citazione scherzosa da Facciamo l’amore con Marilyn Monroe, ma qui c’è poco romanticismo. “Fare motel” è un’espressione popolare per indicare un incontro passionale clandestino. Il tempo è tiranno, il rischio di essere scoperti altissimo. Ma quando scatta quella leggerezza dell’essere… ci si butta.
Raffaello, parlami della clientela. Chissà che fauna. Una piccola parte sono coppie giovani che vivono ancora coi genitori. Ma il grosso sono uomini e donne coinvolti in relazioni extraconiugali. E sì, tradiscono in egual misura. Il motel è paritario.
Il libro è solo una raccolta di aneddoti? No. C’è anche la quotidianità dello staff: amicizie tra colleghi, insofferenze, delusioni personali. Nessuno è immune da errori, nemmeno dietro la reception.
Lo stile è teatrale, tutto in discorso diretto. Perché? Non volevo scrivere un libro. Annotavo solo episodi che altrimenti avrei dimenticato. Dopo anni, erano gli amici a ricordarmeli. Quando ho deciso di pubblicarli, ho mantenuto la forma più autentica: dialoghi puri. Il motel è teatro umano ininterrotto.
Tra le righe emerge un manuale del tradimento? Un po’ sì. Statistiche, segnali da cogliere, trucchi per non farsi scoprire. Ma il libro è utile anche per chi vuole scoprire se viene tradito. C’è chi lo legge in coppia: io rimango neutrale. Ma se uno lo fa leggere al partner, vuol dire che c’è complicità.
Raffaello, una curiosità. Il cliente più strano? Ce ne sarebbero abbastanza per un’enciclopedia. Dal carabiniere in missione privata per beccare la moglie al travestito con 45 di piede, passando per la signora che viene con la madre a lamentarsi dell’ex appostato sul muro. Ma il caso più assurdo? Marito e moglie. Insieme. Tutto lo staff si è paralizzato. Era l’unica certezza che avevamo: che una coppia sposata non sarebbe mai venuta a fare motel insieme… Ma sotto c’era un paino machiavellico, non roviniamo la storia ai lettori.
Il matrimonio è veramente in crisi come si dice? Lo vedo ogni giorno. Tra chi tradisce e chi si separa, resta poco spazio per i legami veri. È difficile credere nella magia, quando lavori dietro le quinte del trucco. Non mi sono mai sposato.
E ora dimmi Raffaello, a chi è rivolto il libro? A chi ha avuto una delusione d’amore: garantisco che troverà qualcuno che ha fatto di peggio dell’ex. A chi vuole ridere, a chi vuole scoprire qualcosa di nuovo sul mondo delle relazioni. Ottimo regalo per addii al nubilato o celibato. Non è erotico, ma il linguaggio è… realistico. Non per bambini.
Grazie Raffaello, hai certo un sacco di cosa da dire e da insegnare a queste persone
A presto
Giulio Valerio Santini

