A partire dal novembre 2022, quando OpenAI ha lanciato il suo servizio ChatGPT, c’è stato un vero e proprio “boom” delle applicazioni di intelligenza artificiale generativa.
Altre aziende storiche, come Google, Meta, Microsoft, si sono subito mosse alla rincorsa, lanciando i loro servizi. Inoltre, nuove aziende, come Anthropic e DeepSeek, si sono rapidamente imposte con le loro soluzioni innovative.
Ma cosa ha favorito questa esplosione delle applicazioni IA?
Vediamolo insieme.
I progressi nello sviluppo dei microprocessori
Le applicazioni di IA richiedono computer molto veloci, perché si basano su una quantità elevatissima di calcoli aritmetici. I tradizionali microprocessori, seppur sempre più potenti e miniaturizzati, non riescono a stare al passo con la mole di calcoli richiesta.
Si è scoperto, però, che un tipo diverso di microprocessori, inizialmente nato per la grafica e per il gaming, e infatti chiamato GPU (Graphical Processing Unit) è adatto per eseguire una grande mole di calcoli matematici in parallelo. Pensate che gli ultimi modelli dispongono di un centinaio di “teraflops”, dove un teraflop è la capacità di calcolare mille miliardi di operazioni in virgola mobile in un secondo.
Non a caso NVIDIA, che ha inventato le GPU nel 1999, è stata una delle aziende di maggior successo nell’ultimo decennio.
La disponibilità di dati
Per “addestrare” una IA ci vuole una mole molto grande di dati. Pensate che, per addestrare la prima versione di ChatGPT (chiamata GPT-3), ci sono volute circa 300 miliardi di parole! Si tratta di una quantità equivalente a circa 6 milioni di libri, ossia a 6 biblioteche, grandi come la Braidense di Milano.
Non è semplice trovare una quantità così elevata di dati, per di più già in formato digitale.
In questo caso, è venuto in aiuto… internet! Negli ultimi anni, infatti, sul pianeta stiamo creando sempre più dati in formato digitale, come si può vedere dal grafico nell’immagine di copertina. Nel 2025, la quantità stimata arriverebbe a 180 zetabytes (fonte: Statista)
Questa disponibilità di dati è uno dei fattori determinanti per il boom dell’IA. E internet consente di rendere questi dati immediatamente disponibili per tutti.
I risultati brillanti nella ricerca sulle reti neurali
Le moderne IA si fondano su un modello matematico, chiamato “reti neurali artificiali”.
Il modello consiste in un insieme di nodi, contenenti un valore numerico, collegati tra di loro ad imitazione dei neuroni.
Le prime ricerche su questo campo, risalenti agli anni ’50, diedero origine ad un iniziale entusiasmo, che però si raffreddò a causa di alcuni insuccessi, portando ad accantonare questo modello per parecchi anni.
Ulteriori ricerche, però, portarono a innovazioni, come il concetto di “retropropagazione”, introdotto alla fine degli anni ’80, il modello di “deep learning” degli anni 2000 e l’architettura Trasformer del 2017.
Se siete curiosi e volete approfondire la storia di queste ricerche, trovate un ottimo sommario in questo articolo di Agenda Digitale.
Insomma, le reti neurali sono state l’ultimo anello che ha consentito alla IA di prendere il volo, in particolare nel campo della visione e del linguaggio.
Altri periodi d’oro dell’informatica
La storia dell’informatica è caratterizzata da alcuni momenti di innovazione ed esplosione di nuove tecnologie. Il boom dell’IA è uno di questi, ma non l’unico.
Se siete curiosi di scoprire altri momenti di grande innovazione, provate a cercare quando queste soluzioni sono state introdotte per la prima volta:
- Il primo smartphone di tipo touch: Apple iPhone
- Il cloud computing
- Il primo social network: Facebook
- I microprocessori multi-core
- Il linguaggio HTML 5
- La piattaforma GitHub per condividere codice software
Scoprirete che tutte queste cose sono avvenute… nel 2007! Si è trattato di un anno veramente d’oro per le innovazioni informatiche.

