L’8 settembre il sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas, è stato in visita all’Eurocamera, invitato dal presidente della Commissione LIBE del Parlamento europeo, l’eurodeputato del Ppe Javier Zarzalejos. Lo scopo della visita era illustrare la situazione in corso nell’exclave spagnola, dove tra il 30 e il 31 luglio sono entrati circa 60 mila migranti provenienti dal Marocco. Secondo Vivas, l’unico modo possibile per tornare alla normalità è il rimpatrio di tutti coloro che sono arrivati illegalmente e in massa. Il sindaco ha quindi chiesto una presenza più evidente dell’Europa alle frontiere e nella sua città, attraverso Frontex e l’Agenzia europea per l’asilo, oltre a un maggiore sostegno finanziario per i lavori infrastrutturali alle frontiere. Vivas ha sottolineato che due strumenti in particolare potrebbero cambiare la situazione attuale: da un lato, il riconoscimento esplicito da parte dell’Unione Europea di un trattamento specifico per Ceuta; dall’altro, l’adozione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo alla loro situazione, in particolare per quanto riguarda l’accoglienza dei minori non accompagnati. Secondo il sindaco, a Ceuta si troverebbe ora una popolazione doppia rispetto a quella residente sull’isola, ma la maggior parte delle stime non conferma questo dato. Ceuta è abitata da 80 mila persone, mentre le stime più attendibili si basano sui pasti distribuiti ogni giorno dalle varie organizzazioni presenti sul territorio: novemila solo quelli della Croce Rossa (due al giorno), e quasi seimila quelli di Luna Blanca, una ong locale (tre al giorno). Nel corso delle settimane, però, i migranti si sono organizzati per procurarsi cibo anche in autonomia: sulla spiaggia del Trampolín c’è chi vende beni comprati in città, chi cucina su falò vicino alle tende, chi pesca. Anche il numero dei pasti distribuiti, quindi, non è un indicatore del tutto affidabile. È ormai evidente che pure le stime ufficiali delle scorse settimane fossero al ribasso: si parlava di 5 mila presenze, mentre ora il governo ha pianificato ricoveri per 6 mila adulti e 4 mila minori. Finora, l’unico dato certo resta quello delle vittime: 141. La settimana scorsa il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, è stato chiamato a riferire sulla gravissima situazione durante una sessione plenaria del Congreso de los Diputados, il Parlamento spagnolo. In quell’occasione, anche lui ha fatto pressione sull’Unione Europea affinché intervenga con maggiore incisività. Da Bruxelles, la Commissione europea ha confermato di aver ricevuto “richieste da parte delle autorità spagnole sia per finanziamenti di emergenza sia per il sostegno delle agenzie come Frontex, per garantire una presenza a Ceuta, e di stare procedendo in via prioritaria alla valutazione di queste richieste. Tuttavia, ha precisato che per poter completare la nostra valutazione finale, restano ancora alcune importanti questioni aperte, alle quali le autorità spagnole devono prima fornire risposta. L’8 settembre Vivas ha incontrato anche il commissario europeo per la Migrazione, Magnus Brunner, ma al momento non sono trapelate nuove misure. Per quanto riguarda il futuro dei migranti, il governo starebbe accelerando le procedure di rimpatrio e trasferimento con l’obiettivo di ridurre al minimo il tempo che i migranti devono trascorrere nella città autonoma di Ceuta, sempre nel rispetto della legge. Il governo rifiuta esplicitamente le espulsioni sommarie, ribadendo che ogni procedura viene valutata caso per caso.


