Cosa può rivelare davvero un colpo di arma da fuoco sulla scena del crimine
Prima di iniziare un piccolo interrogatorio. Giurate di dire la verità, impegnatevi a dire tutta la verità e a non nascondere nulla.
Ora rispondete. Avete letto Patricia Cornwell, Kathy Reich, Alessia Gazzola e infine Alessandra Marinina?
Transeat, diceva mio nonno.
Esiste un’immagine che il cinema investigativo ha trasformato in una sorta di rituale moderno. Un esperto osserva un proiettile attraverso un microscopio comparatore, analizza alcune incisioni quasi invisibili lasciate sul metallo e, dopo pochi istanti, annuncia con assoluta sicurezza che quel colpo è stato sparato proprio da una determinata arma.
È una scena potente, che il pubblico ha imparato a riconoscere immediatamente perché trasmette l’idea di una scienza esatta, capace di fornire risposte rapide e definitive.
La realtà della balistica forense, però, è molto più complessa e proprio per questo molto più interessante.
Un proiettile può raccontare moltissimo. Un bossolo può aiutare gli investigatori a ricostruire movimenti, posizioni, distanze e dinamiche di uno sparo. Tuttavia nessuno di questi elementi funziona come una firma perfetta e incontestabile.
La balistica moderna è una disciplina sofisticata, costruita sull’incontro tra fisica, meccanica, chimica, medicina legale e analisi comparativa. Come tutte le scienze applicate alle indagini, richiede metodo, esperienza e soprattutto prudenza nell’interpretazione dei risultati.
Proiettili e bossoli. Le tracce lasciate da un’arma
Quando un’arma da fuoco viene utilizzata, ogni fase dello sparo lascia conseguenze fisiche e meccaniche.
Nel momento in cui il proiettile attraversa la canna entra in contatto con le rigature interne del metallo. Queste scanalature hanno il compito di stabilizzare il proiettile imprimendogli una rotazione, ma durante il passaggio producono anche microscopici segni sulla sua superficie.
Allo stesso modo il bossolo conserva una memoria dello sparo.
L’azione del percussore, dell’otturatore, dell’estrattore e degli altri componenti meccanici dell’arma può lasciare minuscole tracce che gli specialisti analizzano attraverso strumenti dedicati.
Per decenni la balistica comparativa si è sviluppata proprio partendo da questa idea: confrontare quei segni per verificare una possibile relazione tra un reperto recuperato sulla scena del crimine e una specifica arma.
Balistica comparativa. Compatibilità non significa certezza assoluta
Uno degli equivoci più diffusi riguarda il valore del confronto balistico.
La cultura popolare ha spesso trasmesso l’idea che un proiettile permetta sempre di identificare automaticamente un’arma, quasi come avviene con un codice a barre.
La realtà scientifica è più sfumata. La realtà è diversa.
Alcuni segni dipendono dal tipo di arma e dal modello utilizzato. Altri possono essere influenzati dalla lavorazione industriale, dall’usura dei componenti, dalla manutenzione e dalla storia specifica dell’arma.
Per questo motivo negli ultimi anni il linguaggio scientifico internazionale è diventato più prudente.
Il rapporto Strengthening Forensic Science in the United States del National Research Council ha rappresentato uno dei momenti più importanti di riflessione sulla necessità di rafforzare standard, validazione e metodologia nelle discipline comparative.
Questo non significa ridurre il valore della balistica forense. Significa, al contrario, renderla ancora più solida.
Perché in un processo penale la differenza tra affermare una compatibilità tecnica e dichiarare una certezza assoluta può essere enorme.
Ricostruzione della traiettoria per capire cosa è successo durante uno sparo
La balistica non studia soltanto il rapporto tra arma, proiettile e bossolo. Studia anche lo spazio nel quale l’evento è avvenuto.
Un foro lasciato su una parete, un vetro attraversato, la posizione dei bossoli sul pavimento o l’angolo di ingresso di un proiettile possono fornire informazioni fondamentali sulla dinamica.
Oggi gli investigatori possono utilizzare scanner tridimensionali, laser e sistemi digitali per ricostruire ambienti complessi e formulare ipotesi sulla posizione dello sparatore, della vittima e sui movimenti avvenuti durante l’azione.
Anche in questo caso, però, il dato tecnico deve essere interpretato. Un proiettile può deformarsi dopo un impatto, perdere energia, frammentarsi o cambiare traiettoria dopo aver attraversato un materiale.
La scena reale raramente presenta condizioni ideali e proprio per questo la ricostruzione balistica richiede un confronto continuo con tutti gli altri elementi dell’indagine.
Residui di sparo GSR. Cosa possono dire agli investigatori
Uno degli aspetti più delicati della balistica riguarda l’analisi dei residui di sparo, conosciuti come Gunshot Residue (GSR).
Quando un’arma viene utilizzata, insieme al proiettile vengono liberati gas e minuscole particelle generate dalla combustione della polvere da sparo.
La distribuzione di questi residui può aiutare gli specialisti a valutare alcune circostanze importanti, come la possibile distanza dello sparo.
Anche qui, però, non esistono automatismi.
Il tipo di arma, la munizione, gli abiti della vittima, le condizioni ambientali e possibili fenomeni di trasferimento possono modificare il quadro.
Per questo la presenza di residui di sparo rappresenta un elemento investigativo da valutare, non una risposta definitiva isolata dal resto dell’indagine.
Balistica forense nei grandi casi giudiziari
La storia giudiziaria dimostra quanto la balistica possa assumere un ruolo centrale nelle grandi indagini.
In Italia, nelle investigazioni relative alla strage di Via D’Amelio e in molti procedimenti di criminalità organizzata, lo studio delle armi, delle traiettorie e degli effetti degli spari ha contribuito alla ricostruzione degli eventi.
A livello internazionale, l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy rappresenta probabilmente uno degli esempi più conosciuti di quanto l’analisi balistica possa diventare oggetto di discussioni tecniche, processuali e storiche.
Questi casi mostrano un principio fondamentale: la balistica non lavora mai da sola.
Dialoga con medicina legale, sopralluogo scientifico, testimonianze, analisi biologiche e ricostruzione complessiva della scena.
La mia conclusione: la scienza ascolta ciò che le tracce possono raccontare
La televisione ama la balistica perché offre immagini potenti: microscopi, bossoli sul pavimento, laser e traiettorie digitali che attraversano una stanza.
La vera balistica forense è meno spettacolare, ma infinitamente più interessante. Non cerca scorciatoie, cerca risposte fondate.
Un proiettile o un bossolo possono davvero raccontare moltissimo di ciò che è accaduto, ma il compito della scienza non è costringerli a confermare una teoria. Il compito della scienza è ascoltare ciò che possono dire davvero.
E soprattutto capire dove devono fermarsi. Succede spesso? Mah…
Giulio Valerio Santini
Fonti e riferimenti
- Arma dei Carabinieri – RIS, attività di balistica forense e investigazioni scientifiche
- Polizia di Stato – Servizio Polizia Scientifica, balistica e sopralluogo tecnico
- Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA)
- Manuali universitari italiani di criminalistica e medicina legale
- National Research Council, Strengthening Forensic Science in the United States, 2009
- ENFSI – Firearms/GSR Working Group
- AFTE – Association of Firearm and Tool Mark Examiners
- DiMaio V., Gunshot Wounds: Practical Aspects of Firearms, Ballistics and Forensic Techniques
- Heard B., Handbook of Firearms and Ballistics
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